Spoke Cetraro/Paola, Cesareo: ecco perché ho ripreso servizio come ds

"Sono titolare per contratto”

Sono tante le motivazioni che, da lunedì scorso, 1 luglio, hanno spinto Vincenzo Cesareo a riprendere servizio in qualità di direttore sanitario presso lo Spoke Cetraro/Paola, del quale è “titolare per contratto”, così come dallo stesso sottolineato in una lettera preliminare inviata lo scorso 14 giugno al reggente dell’Asp di Cosenza, Sergio Diego, e per conoscenza al direttore U.R.U.ASP Cosenza, Remigio Magnelli. In questa articolata lettera, (che abbiamo in esclusiva), rimasta, però, senza risposta, Vincenzo Cesareo si soffermava, infatti, punto su punto, su quelle che sono, appunto, le motivazioni che hanno poi determinato in lui questa decisione, a partire dal provvedimento che, nello scorso mese di agosto, lo esautorò di fatto dalle sue funzioni di direttore sanitario dello spoke Cetraro/Paola, destinandolo, come è noto, al presidio di Praia a Mare, provvedimento che non ha esitato, ancora una volta, a definire illegittimo. “Con nota n. I020648 del 22.08.2017 a firma del D.G. p.t., lo scrivente, direttore medico dello spoke Cetraro/Paola, per come già segnalato, veniva assegnato illegittimamente al Presidio ospedaliero di Praia a Mare – ha, infatti, scritto nella lettera inviata ai vertici dell’Asp di Cosenza – Premesso che la struttura sanitaria di Praia, ad oggi, nell’atto aziendale è denominata RSA, in quanto il decreto di ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato non è stato attuato, visto che il decreto 64 con il quale è stata organizzata la rete ospedaliera non è stato modificato e, consequenzialmente, non è stata tale struttura sanitaria prevista quale ospedale dall’atto aziendale dell’ASP di Cosenza. Ma qualora fosse stata prevista, ricordo a me stesso ed a chi legge che le linee guida atti aziendali previste dal DCA n. 130/2015, prevedono che “le Direzioni sanitarie dei presidi ospedalieri, se ne possono attivare, con valenza di struttura complessa, una per ogni azienda ospedaliera e nelle Asp una per ogni ospedale spoke, di cui al DCA n. 9 del 2 aprile 2015 e al DCA n. 38 del 14 maggio 2015 …”.

Proprio sulla base di ciò, Vincenzo Cesareo, focalizzando l’attenzione sull’operato dell’allora dg, ha aggiunto: “Il sottoscritto, pertanto, è vittima di un provvedimento illegittimo ed immotivato che lo relega, di fatto, a funzioni non proprie. Provvedimento, peraltro, intrapreso da un D.G. “Depresso Cronico”, che ha commesso una serie di illegittimità dallo scrivente regolarmente sottoposte all’organo giudiziario. Sa bene, il sottoscritto, che la legge obbliga a prestare fedeltà e obbedienza al datore di lavoro: un obbligo sancito dallo stesso Codice civile ed emblema del rapporto di lavoro subordinato. Ma fin dove si spinge il rispetto delle direttive verticistiche? Il lavoratore conserva un margine di discrezionalità per stabilire ciò che si può fare e ciò che invece non va fatto? La giurisprudenza si è spesso trovata a dare una risposta a tale quesito: dimostrazione questa di quanto spesso avvenga che un superiore si approfitti della propria posizione per violare la legge senza ‘sporcarsi direttamente le mani”. Più di recente, la Cassazione è intervenuta con due pronunce a spiegare se, in presenza di un ordine illecito del superiore, si deve obbedire o, al contrario, ci si può astenere dal rispettarlo senza per questo violare i doveri di fedeltà e obbedienza”. Cesareo, entrando poi nel merito della sua condizione, ha, di conseguenza, ribadito che: “Il dovere principale del lavoratore subordinato è quello di prestare obbedienza, ossia rispettare le disposizioni impartite dal datore o dai suoi collaboratori per l’esecuzione e la disciplina del lavoro”, ma “Non per questo però il datore è libero di impartire qualsiasi tipo di comando. Innanzitutto, egli deve rispettare, in generale, i doveri di buona fede e correttezza. Non può, quindi, discriminare i lavoratori né può ordinare loro dei comportamenti che potrebbero mettere in pericolo la loro sicurezza fisica (la disposizione oggetto della presente mette a grave rischio l’incolumità del sottoscritto, costretto a fare oltre 110 km al giorno per recarsi sul posto di lavoro, su di una strada pericolosissima ed affetto da patologie serie, quali diabete mellito, cardiopatia ipertensiva e ben quattro ernie discali con frequenti crisi sciatalgiche), che ne mettono a grave rischio la salute. Pertanto, è ancora più scontato ritenere che il datore di lavoro non possa impartire ordini che violino la legge, civile o penale che sia”. Inoltre, Vincenzo Cesareo ha ricordato, avvalendosi di alcuni documenti, che “Alla luce di ciò, tanto la legge quanto i contratti collettivi hanno più volte sancito il diritto del dipendente di disobbedire a un ordine illegittimo”.

Pertanto, concludendo la sua lettera ha comunicato che “A far data 1.07.2019 prenderà servizio presso la Direzione medica di presidio dello Spoke Cetraro/Paola di cui è titolare per contratto e dopo avviso pubblico. Se le S.I. ritengono che tale atto sia illegittimo non hanno che da comunicarlo allo scrivente che provvederà a tutelarsi ancora una volta presso l’A. G. competente. Resta chiaro che in caso di silenzio da parte della direzione strategica dell’Asp, lo scrivente non può che ritenerlo come assenso anche in mancanza di atto formale. Fa presente, infine, che nelle more della risoluzione dell’identità della struttura ospedaliera, garantirà l’organizzazione della medesima in ossequio alle disposizioni che verranno”.

Clelia Rovale