Sanità, esperti: in Calabria criticità su accesso a cure

  L’equità di accesso alle cure sul territorio nazionale indica notevoli criticità diffuse in tutto il Paese, con ritardi notevoli in alcune regioni che incidono negativamente sui Livelli essenziali di assistenza. Fra queste anche la Regione Calabria ,che presenta notevoli ritardi nella reale disponibilità delle nuove cure. Per discutere di questi aspetti l’università Magna Graecia di Catanzaro, guidata dal rettore Giovambattista De Sarro, ha organizzato una giornata di lavoro sul tema ‘Accesso alle cure in Regione Calabria – il ruolo dei prontuari regionali tra autonomie e sistema regionale’. Sono intervenuti, fra gli altri, Antonio Belcastro, direttore generale Dipartimento Tutela della salute Regione Calabria; Franco Pacenza, delegato alla Sanità Regione Calabria; Sinibaldo Esposito, vice presidente terza Commissione Sanità, Attività Sociali, Culturali e Formative Regione Calabria; Patrizia Popoli, direttore Centro Nazionale per la Ricerca e la Valutazione Preclinica e Clinica del Farmaco – Istituto Superiore di Sanità Roma; Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria.

Nel corso dell’incontro, Felice Lentidoro di Cittadinanza Attiva ha sottolineato che da due anni a questa parte, a causa di alcune modifiche introdotte nella governance della farmaceutica e con il limite delle due riunioni anno della Commissione del Prontuario Terapeutico Regionale, “i tempi di accesso per i nuovi farmaci, sia innovativi che A pht, si sono allungati, vanificando i risultati dalla nostra regione”. Un tema su cui si è tornati anche negli interventi successivi. De Sarro ha elencato i mali più acuti del territorio: “Tempi di attesa siderali per esami e cure, liste interminabili per i farmaci, tagli al personale medico e infermieristico per via del blocco delle assunzioni, che ha visto persi in 7 anni 3.800 professionisti”.

“Questi numeri – ha domandato al tavolo il Magnifico – fanno della sanità in Calabria ‘un malato incurabile’? L’esperienza acquisita negli ultimi anni e le valutazioni effettuate dalle associazioni dei pazienti, purtroppo, indicano differenze regionali, sia in termini di gestione delle risorse disponibili che nei tempi di accesso alle cure che, nella regione Calabria, sono ritardate dal fatto che la Commissione del Prontuario Terapeutico Regionale si riunisce soltanto due volte l’anno”. Belcastro ha evidenziato come “a causa del nuovo Decreto Calabria, stiamo vivendo un periodo ‘caldo’ da ogni punto di vista. Ciononostante, posso dire che, benché la percezione dei cittadini sia spesso diversa, e nonostante le difficoltà non manchino, la sanità calabrese esprime anche molte positività ed eccellenze. Per quanto riguarda il Prontuario Regionale, pur definendolo all’avanguardia, che un gruppo di lavoro sta lavorando per migliorarlo come tempi di accesso, per i nuovi farmaci”. Sull’importanza della rapidità e uniformità di accesso ai medicinali a livello nazionale si è soffermato Scaccabarozzi.

“Concordo sul dire che non può essere un decreto a risolvere problemi che, come quello che si registra in Calabria, sono dal mio punto di vista di programmazione e gestione – ha spiegato – la digitalizzazione può dare un contributo importante: bisogna essere in grado di gestire la spesa nel suo insieme e allocarla dove serve. Ha senso ancora oggi far aspettare un anno, i pazienti di alcune regioni per l’accesso alle cure di farmaci come gli oncologici che, magari garantiscono due anni di vita in più?”. Pacenza, ha sottolineato “l’impegno incessante della Regione, per quanto rimasto nelle competenze dei nostri Enti”. Esposito ha rimarcato “il grande lavoro ancora da fare in Calabria per garantire una buona sanità e cure eguali per tutti i cittadini, come sancito dalla nostra Costituzione”.