Occhiuto e la mannaia del Ministero degli Interni

Il procedimento avviato dalla Corte dei Conti per il dissesto del Comune di Cosenza è giunto ad un punto fondamentale del suo iter. La Sezione Regionale della Corte dei Conti ha sancito che “il piano di rientro ha fallito il riequilibrio finanziario dell’ente” e con esso l’intera esperienza amministrativa del sindaco Occhiuto.

Il Sindaco Occhiuto si aggrappa vanamente alle responsabilità dei suoi predecessori, senza contare che tra i suoi assessori e i suoi consulenti ci sono espressioni fondamentali delle amministrazioni che lo hanno preceduto. E il suo tentativo è vano perché ha avuto ben otto anni per avviare la procedura di dissesto che, secondo lui, era già inevitabile nel 2011. Male ha fatto a non avviarla subito al suo insediamento, se voleva davvero cristallizzare le responsabilità dei suoi predecessori. Anzi, la ripetuta tesi del Sindaco, secondo cui amministra un comune già dissestato nel 2011 potrebbe pure avere pesanti risvolti circa la responsabilità contabile (e patrimoniale) del ritardo con cui si è proceduto all’avvio di una procedura di risanamento radicale, quanto necessaria, come il dissesto.

Ma, dato ancora più importante, che senso può avere richiamare la responsabilità dei suoi predecessori quando si deve dare conto (almeno politicamente) di un vertiginoso aumento dell’indebitamento del Comune di Cosenza? All’alba delle amministrazioni Occhiuto, il comune di Cosenza aveva circa 199 milioni di debiti (dato al 31/12/2012).

Oggi il comune di Cosenza ha 305 milioni di debiti contabilizzati al 31/12/2018. A tale importo dobbiamo aggiungere l’indebitamento maturato nei primi otto mesi dell’anno e, soprattutto, i 24 milioni di euro di debiti che, incredibilmente, la sua amministrazione ha mancato di contabilizzare nei libri comunali.

Di fatto, il Comune di Cosenza, con Occhiuto sindaco, è passato da 199 milioni di debito a 350 milioni di debito. Se proprio vogliamo valutare le responsabilità di tutti gli amministratori di Cosenza dal dopoguerra ad oggi possiamo certamente farlo. Tra tutti gli amministratori, però, Occhiuto è quello che avrà la responsabilità del 43% dell’indebitamento complessivo del Comune di Cosenza. Sarà davvero difficile trovare un solo sindaco che nel suo mandato abbia accumulato più debito di Occhiuto.

Ciò che più sconcerta, però, è il tentativo del sindaco di convincere i cosentini che la procedura di dissesto non ha alcuna differenza con quella di predissesto in cui finora il comune ha versato. Tenendo a parte gli aspetti normativi, che al cittadino comune interessano poco, basti qui richiamare le esperienze fatte da altri comuni capoluoghi incorsi nella procedura di dissesto. Potenza dovette ridurre le sue spese correnti del 32%, Alessandria del 24%, Benevento del 35%. A Potenza, dove gli amministratori finirono quasi tutti sotto processo, come avvenuto pure ad Alessandria, la città è stata costretta ad assumere, tra i primi provvedimenti del dissesto, l’indizione della gara per il trasporto pubblico locale. Circostanza questa che, per quello che dice la Corte dei Conti nel suo ultimo provvedimento, dovrebbe davvero allarmare circa la sorte dell’Amaco. Per non dire che tutte queste città hanno aumentato il carico tributario per i cittadini di una percentuale che si muove, a seconda del caso specifico, dal 10% al 20%.

Può forse qualcuno immaginare che una riduzione di anche solo il 25% della spesa corrente del Comune di Cosenza non abbia effetti percepibili nella vita quotidiana della comunità bruzia? Solo il sindaco può provare a convincerci del contrario, essendo lui il primo a sapere che ciò che dice non è vero. Altrimenti perché negli otto anni di governo non ha provveduto a farlo, se si tratta di una scelta così neutra?

Quando arriverà il momento di mettere mano al bilancio riequilibrato, e si dovranno concordare con il Ministero degli Interni le misure per il contenimento delle spese, il taglio dei servizi, l’adeguamento delle tariffe e dell’organico comunale, oltre alla sorte dell’Amaco, allora sì, vedremo se il dissesto o il predissesto sono la stessa cosa.

Il problema a questo punto è solo uno. Riuscirà questa città a risanare i propri conti in maniera veloce, senza accumulare ulteriore debito che renderà più lungo e tortuoso il processo di risanamento? Oppure i cosentini saranno costretti a pagare di tasca propria pure il ricorso, inutile, alle Sezioni riunite e il debito che si continuerà ad accumulare nei sei mesi che servono a Roma per decidere del dissesto cosentino?

Riuscirà il sindaco ad ammettere gli errori dei suoi collaboratori ed a iniziare con l’urgenza che il caso richiede l’opera di risanamento necessaria per il comune di Cosenza.

Su questo dovrebbe provare a riflettere il sindaco, fermando per qualche giorno la frenetica attività propagandistica con cui cerca di coprire il grave fallimento della sua (mancata) azione di risanamento.

 

Saverio Carlo Greco