L’incrocio di Cotticelli: modello “Nesci-Scaffidi” anche per Ota?

Il commissario alle prese con la rogna dell'organismo per gli accreditamenti. Sullo sfondo lo spettro un altro scandalo come quello che poi il ministro Grillo ha bloccato

Lo schema di Ota in Campania: al comando un dirigente di settore

In queste ore (per certi aspetti drammatiche) gli ostinati difensori delle regole da stuprare si stanno trincerando dietro l’ultimo fortino, a protezione del “colpo di mano” nella sanità da accreditare. Difendere il decreto del 25 giugno, quello che abbassa i requisiti per il comando di Ota, aggrappandosi all’unico specchio possibile, già “rotto” peraltro. Quello che consente a un non dirigente (Daniela Greco) di coordinare un organismo che vale oro quanto pesa e che invece solo in mano a un dirigente, secondo le regole, può finire. Strenua difesa degli “stupratori” in nome e per conto di un principio, per certi aspetti di plastica. E cioè che la non dirigenza al comando (soprattutto quella di settore) varrebbe come architrave di terzietà per l’organismo per gli accreditamenti, così come prescrive la conferenza Stato-Regioni e così come prescrive Audit. E qui sta l’inghippo, l’inganno, la maschera che protegge la grande trappola del potere. In nessuna altra regione del Paese Ota è comandato, come organismo, da figure che non siano dirigenti. Ma non per forza di settore. Dirigenti e basta, ovviamente “traslati” da altri settori. Della serie, in Italia, vale il principio della dirigenza al comando per un oganismo peraltro così delicato e denso di potere e discrezionalità, come è quello per la valutazione degli accreditamenti della sanità convenzionata. Vale la dirigenza come principio, in Italia, in quanto capitale professionale certificato e “verticale”, come fosse un primario. E questo a prescindere dal settore che se anzi non è quello di pertinenza è meglio ancora. In tutte le regioni è così. Nella foto si può apprezzare lo schema organizzativo di Ota per la Campania, anche se è ovunque così. Un dirigente di un altro settore va a dirigere Ota, ma sempre un dirigente è. Al contrario di quanto si vorrebbe impiantare in Calabria attraverso la (non casuale) investitura di Daniela Greco al comando di Ota, che naturalmente dirigente non è. E chi difende questo “colpo di mano” lo fa aggrappandosi all’unico specchio possibile, quello di descrivere la dirigenza di settore come un problema in materia di terzietà rispetto agli accreditamenti. Ma in Italia il problema lo hanno risolto lo stesso. Un dirigente di un altro settore va a dirigere Ota. Così è salva la terzietà dell’organismo ma è salva anche la qualità professionale di chi lo comanda. In tutte le regioni hanno risolto così. In Calabria, chissà perché anche se si sa benissimo, si vuol procedere diversamente. Con la scusa di non mettere a capo il dirigente di settore si toglie proprio la dirigenza come requisito così si aprono le porte per Daniela Greco al comando, che già da anni fa le carte alla sanità privata. Che naturalmente dirigente non è, unico caso in Italia. Già, ma perchè tutto questo? Chi ha interesse a difendere questa impostazione e questa postazione? Chi e soprattutto cosa si nasconde dietro? Per Cotticelli è alle porte più o meno quello che è capitato al ministro Grillo con il “decreto Calabria”, e cioè con la parlamentare Nesci che collabora alla nomina al vertice di una Asp del suo consulente Scaffidi? È questo il modello a Cinquestelle? Cotticelli ne è consapevole e gli va bene così? C’è chi giura che (anche) su questo la procura di Catanzaro abbia aperto un occhio e mezzo. Forse Schael, che nel frattempo se l’è data forzatamente a gambe, avrebbe saputo dire qualcosa di più…