La Lega “disegna” il candidato, «specchiata onorabilità e senza condanne»

Il commissario Invernizzi costretto a correggere il tiro dopo la “trappola mediatica” organizzata a Salvini a Limbadi. «Quella di Occhiuto resta una battaglia personale»

«Specchiata onorabilità e senza condanne». Un po’ troppo per essere identificate come coordinate generiche. Davvero un po’ troppo. Cristian Invernizzi, commissario della Lega in Calabria, stavolta è andato di bisturi pesante quasi “ad escludendum”, come se avesse voluto intanto chiarire chi, certamente, non potrà essere il candidato alla presidenza della Regione con il sostegno del Carroccio alle spalle. Il suo, a ben vedere, è stato un intervento resosi necessario dopo «la trappola mediatica che è stata organizzata a Salvini a Limbadi» confessa un dirigente locale di partito. «Chi era vicino racconta di un cronista che si è avvicinato e ha chiesto cosa rivendicasse la Lega per la Regione ma Salvini era alle prese con tutt’altro quel giorno, giorno di antimafia a Limbadi e assediato da caldo e folla. Quasi scontata la risposta in un contesto del genere, del tutto fuori tema. La Lega non rivendica niente, avrebbe detto Salvini. Quasi stizzito per la non pertinenza della domanda. Ma la politica in questo non c’entra niente… ». Sarà, ma un giorno dopo Cristian Invernizzi va giù duro in materia di candidature alla presidenza della Regione Calabria. Non solo rivendicando un interesse diretto che c’è, eccome se c’è, di quello che si pofila essere ormai il primo partito anche in Calabria. Quanto, giusto per non chiudere a possibili alleanze all’interno del centrodestra, perimetrando le prerogative di una nomination che debbono corrispondere a un concorrente di «specchiata onorabilità e senza condanne». Già, senza condanne e specchiata onorabilità. Si fa presto a dire così. Perché scorrendo scorrendo si rischia, con due macigni del genere, di scremare la griglia ipotetica fino a renderla a tratti impraticabile da queste parti. «Facciamo gli auguri ad Occhiuto» ha poi continuato Invernizzi, «che giustamente coltiva l’ambizione di fare il grande salto alla Regione ma la sua, in questa fase, resta una battaglia personale». Sempre secondo Invernizzi poi «le regole della politica dicono che il partito con il maggior numero di voti dà le carte, per cui non ci si dovrebbe stupire se la Lega, nell’ambito della coalizione del centrodestra, indicasse un proprio nome. In questa fase tuttavia è il programma che ci interessa, non i nomi. Ad ogni buon fine, l’ultima parola spetterà a Salvini». Già, spetterà a Salvini. Che nel frattempo, penultima parola, l’ha fatta circolare per tramite proprio del commissario Invernizzi e subito dopo il giorno di Limbadi. Il giorno «della trappola mediatica». Correggendo subito il tiro. Della serie, la Lega c’è e rivendica e se per caso non dovesse fare un nome certamente farà l’identikit: specchiata onorabilità e senza condanne. Alzi la mano chi…

 

I.T.