Cetraro, il punto “nascita” che non dovrebbe esserci…

Al di sotto delle 500 nascite il reparto non dovrebbe esistere, secondo disposizioni del decreto ministeriale. E nel presidio dell'alto Tirreno cosentino nel 2017 le cicogne sono state 468, nel 2018 solo 405...

Il monitoraggio parti dell’Asp di Cosenza anni 2017 e 2018

Le cicogne di Cetraro. Le cicogne a Cetraro. Le cicogne vestite a lutto, persino doppio quando a morire è una giovane mamma che ha solo fatto in tempo a prendere in braccio il piccolo. Ma a proposito, ci possono transitare le “cicogne” da Cetraro? L’altra gamba dell’ospedale spoke condiviso con Paola ha i numeri standard per far nascere bambini? Non è inedita la faccenda e nemmeno chiarita del tutto se è vero come è vero che di recente se n’è occupato il Corriere della Sera. E nella mappa tracciata dal primo quotidiano del Paese uno dei punti “neri” era rappresentato proprio dal punto nascita dell’ospedale di Cetraro. Con una media annuale sistematicamente sotto i 500 parti, soglia al di sotto della quale vengono meno i requisiti di sicurezza e di standard di qualità secondo un decreto ministeriale successivo ad un accordo nella conferenza Stato-Regioni. È seguita polemica inevitabilmente (anche) politica con il sindaco di Cetraro a correggere il report del Corriere della Sera e il consigliere provinciale Graziano Di Natale a ribadire il contrario. Dalle carte in nostro possesso (che pubblichiamo) si evince chiaramente che nel 2017 Cetraro ha conosciuto 468 cicogne mentre l’anno scorso solo 405. Quindi un punto nascita tecnicamente da sopprimere, da chiudere, perché (sempre tecnicamente) fuori dalle regole. Del resto lo spirito della conferenza Stato-Regioni prima e del decreto ministeriale dopo uno e uno soltanto era. Garantire sull’intero territorio nazionale gli stessi livelli di sicurezza e di standard di qualità. E più parti si fanno, questa la logica, più il reparto è rodato. Più cicogne arrivano, più è possibile impiantare in forma stabile l’anestesista piuttosto che il ginecologo piuttosto che ostetriche.

Parametri ordinari che sono stati tarati a regime e cioè al di sopra dei 500 parti l’anno, soglia che viene considerata limite al di sotto della quale un centro non è sicuro (secondo il decreto del ministero) ed andrebbe persino soppresso. Come è accaduto in Veneto, tanto per dire. Con un atto d’imperio della Regione e del dipartimento Salute che ha chiuso una serie di piccoli punti nascita al di sotto di questa soglia limite. E li ha chiusi, questi punti, anche in presenza di una ostinata resistenza dell’associazione dei ginecologi che si appellavano alla fruibilità della viabilità quale condizione per consentire a questi punti di sopravvivre lo stesso. Ma i piccoli centri veneti sotto la soglia standard sono stati chiusi lo stesso, c’è stato poco da fare. La Regione e il dipartimento sono andati giù pesante e hanno fatto rispettare il decreto ministeriale. Regione non commissariata il Veneto, certo. Quindi con un unico centro decisionale. Sta di fatto però che cicogne al di sotto della soglia minina non ne fanno arrivare, così come prescritto dalla legge. Ma si sa che dalle nostre parti le cose possono anche andare diversamente. E le regole si possono anche scrivere e leggere sulla sabbia. Per non dire delle cicogne, chi è capace a fermarle. Tanto meno poi lungo il Tirreno cosentino dove è in atto il più paradossale dei conflitti di campanile in materia di salute. Scura prescrive e concede a Paola la chirurgia e a Cetraro la medicina (insieme fanno lo spoke). È finita che fanno tutto tutti. E chi più ne ha più ne metta. Hai visto mai che si arretra di un millimetro al cospetto degli “elettori”. Poi che si racconta in campagna elettorale…

 

 

I.T.