Di lotta e di (suo) governo. Se Sposato “trascina” la Cgil in politica

Contestata nel comitato direttivo la linea del segretario generale, reo di essere troppo interessato al giudizio dei partiti e degli amministratori e poco al merito delle vertenze. Sullo sfondo una sua possibile candidatura alla Regione...

  Il passo indietro sul “passo indietro”. Costretto, in retromarcia, a rimangiarsi la parola. Angelo Sposato, il segretario generale della Cgil, se l’era fatta scappare la frase poco sindacale e tutta “politica” (ancorchè legittima) qualche giorno fa, «Oliverio dovrebbe fare un passo indietro». Salvo poi, e siamo alla retromarcia nel corso del comitato direttivo, correggere totalmente il tiro, «non volevo dire questo, sono stato frainteso, il contesto era poco chiaro». Sarà, ma la “voglia matta” del leader calabrese della Cgil di dire la sua anche ben oltre il limite delle vertenze sindacali è un dato di fatto ormai. Chi non ricorda una sua lunga nota di meno di una settimana fa, tutta concentrata sul potere trasversale e immortale della politica calabrese. Quello incrostato e che si tramanda. Una uscita mediatica che più d’uno ha contestato dalle viscere del più grande e stratificato sindacato e non certo per il contenuto quanto piuttosto per la pertinenza, l’opportunità. A cominciare da Calabrone, manco a dirlo. Che affida in un post su facebook le “coordinate” entro le quali dovrebbe muoversi la sigla, ovviamente in riferimento alle “scorribande” di Sposato. «La Cgil propone piattaforme, idee e si confronta, non concorre a scegliere le controparti e le istituzioni con cui discutere». Tradotto e portato fuori dalle bandiere sindacali il messaggio è chiaro, ed è anche più chiaro a chi è rivolto: preoccupiamoci di difendere il lavoro che c’è o a conquistare quello che non c’è ed evitiamo di fare il tifo per questa o quella controparte. E Calabrone non è certo l’unico a pensarla così, più o meno esplicitamente. Il malcontento sulle tecniche mediatiche del segretario generale è evidente «perché il rischio è quello di trascinare il più grande sindacato, forse l’ultima sigla di lotta vera per i diritti dei lavoratori, in politica. Direttamente in politica – confessa un iscritto di lungo corso -». Per di più, aggiunge, «potendo confidare sull’ambiguità maliziosa di procacciare consenso sulle vertenze sanguinanti salvo poi riversarlo, consenso, su interessi politici». E qui, probabilmente, finisce per trovare forma e contenuto il retroscena più concreto che circola in materia e cioè un interesse diretto di Sposato per l’universo elettorale. Una sua discesa in campo, una candidatura alle Regionali di fine anno o di inizio anno nuovo. Un po’ per ambizione, anzi forse molto. Un po’, anzi qui certamente molto, perché “aizzato” da schegge nervose del centrosinistra in cerca di un nuovo totem sotto cui nascondersi. Certo è che Sposato entra molto, anche abilmente, nel panorama mediatico tutto politico. Trascurando, questo almeno teme il “ventre” del sindacato, quello che è il senso unico della sigla, occuparsi solo e soltanto delle vertenze. «Nell’esclusivo interesse dei lavoratori».

 

 

I.T.