Mafia dei pascoli, Bonfà si appella a Salvini

L’imprenditore locrese Bruno Bonfà non ci sta e alza il tiro. Dopo aver  inoltrato richiesta formale di incontro al procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho è passato al contrattato il  ministero dell’Interno e ha chiesto un incontro diretto con Matteo Salvini.

Nella richiesta di incontro cinque i punti di doglianza dell’imprenditore del bergamotto vessato dalla mafia dei pascoli.

” Ho chiesto incontro diretto ministro con Salvini perché la problematica delle cacche sacre – ribadisce Bruno Bonfà    non è risolta e persistono ancora delle ostilità che potrebbero distruggere quello che ho rimpiattato per la 3° volta”.

L’imprenditore del bergamotto chiede con forza che venga inviato un  un nucleo interforze del nucleo interforze composte da forze investigative provenienti dalle sedi centrale  Reggio calabria e non dalla Locride, “in quanto quest’ultime – sottolinea Bonfà –  hanno negato per anni l’esistenza della e vacche sacre nella vallata La Verde “. Al ministro chiede inoltre l’invio di forze investigative adeguate alle problematiche del territorio.

Per Bonfà è dirimente  l’accertamento e l’assicurazione delle responsabilità delle forze investigative implicate nella gestione dei sequestri di persone degli anni 80/90 in correlazione con l’appartenenza della proprietà delle vacche sacre di oggi.

L’imprenditore non ha dubbi: “Tra i sequestri e le vacche sacre c’è una strettissima correlazione”.

Infine, anche alla luce del tragico lutto che lo ha colpito con l’uccisione del padre avvenuta nel 1991 a Caraffa del Bianco chiede  “il  riconoscimento di mafia per tutte quelle famiglie i cui congiunti delle vittime sono state uccise perché testimoni fortuiti di questi  passaggi inconfessabili avvenute con la complicità delle forze investigative deviate”.

Se Salvini vuole veramente estirpare la malapianta della mafia non può non ascoltare il grido di denuncia dell’imprenditore Bruno Bonfà.