Duisburg sulla Rai unisce la politica calabrese

Fiction contestata non solo da Oliverio. Protestano anche Magorno e Santelli

 “Ieri sera su Rai 1 è andata in onda la fiction “Duisburg Linea di sangue”. C’è tanto da riflettere su quanto trasmesso in prima serata dal primo canale della televisione pubblica. Un’immagine sbagliata di una regione, la Calabria, fatta di tanti cittadini onesti e laboriosi, di tante persone che quotidianamente si impegnano per affermare la cultura della legalità. Di tanta gente perbene”. Lo afferma il senatore del Pd Ernesto Magorno. “In attesa di lumi su quanto accaduto – aggiunge – spero che la Rai possa trovare al più presto uno spazio per raccontare le tante cose belle della nostra regione che non merita di essere mortificata”.

“È incredibile che quella oscena fiction su Duisburg sia stata finanziata dalla Regione Puglia. Il Governatore Emiliano, del Pd, dovrebbe chiedere scusa ai calabresi”. Lo afferma la deputata Jole Santelli, vice presidente della commissione antimafia, di Forza Italia.    “La fiction è stata girata in Puglia – continua – e finanziata con 190.964 euro dalla Regione, a valere sui fondi POR e con il sostegno di Apulia Film Commission. Oliverio, che oggi finge di indignarsi, dovrebbe farlo con il suo collega Governatore del Pd, evidentemente interessato a divulgare un’immagine negativa della Calabria per fini politici ed economici.È incredibile – conclude – come la Calabria venga dipinta in questo modo con i soldi pubblici elargiti dal Pd e con la Rai dei Cinquestelle”.

“Non solo la Rai, con fiction e tg vergognosi, ma quasi tutta la stampa nazionale, e in parte anche locale, contribuisce a distruggere l’immagine e la credibilità della Calabria, dando spazio solo alla narrazione di una terra di ‘ndrangheta e presunti scandali e ignorando grandi opere umanitarie, come il Cimitero internazionale dei Migranti, apprezzato in tutto il mondo ed elogiato dal Vaticano e dalla famiglia del bambino siriano Alan Kurdi a cui l’opera monumentale sarà intitolata”. E’ quanto afferma, in una nota, Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti Civili e promotore dell’ opera, in costruzione a Tarsia (Cs), per dare dignità alle vittime dei  naufragi. “Alla Rai e non solo  e ai media nazionali  – prosegue – non interessa la Calabria terra di accoglienza e di grande umanità, come, appena 10 giorni fa, ha detto e ribadito Vittorio Sgarbi, al Salone internazionale del Libro di Torino, presentando il mio volume “La favola del piccolo Cisse”. Questa Calabria – prosegue – alla Rai non interessa. Una fiction sul cimitero internazionale dei migranti e sulla meravigliosa favola del bambino ivoriano  la cui storia  si intreccia con questa grande opera, non la realizzano perché dà l’immagine vera della Calabria, quella di una regione solidale e accogliente. Questa è la verità, l’amara realtà a cui contribuiscono purtroppo anche molti, importanti media calabresi, dal servizio pubblico ai privati, che ignorano finanche eventi importanti e di successo per la Calabria dell’accoglienza, come quello del Salone del Libro di Torino, per dare spazio solo alle solite inchieste(demolite poi, in tanti casi, dalla Cassazione e dagli stessi Gip!), finendo con il diventare ​ megafono di certe procure e noti magistrati, prosegue Corbelli. Non è questa la vera Calabria. Quella reale è un’altra, è quella solidale per la quale in tanti lottiamo. Rivendico con fierezza  – conclude – di essere, con il Movimento Diritti Civili, uno dei rappresentanti (conosciuto e apprezzato a livello internazionale, per il suo ultratrentennale impegno civile e umanitario) di questa Calabria, motivo di orgoglio nel mondo”.

  “Sempre la solita solfa. Sempre la Calabria dipinta in maniera arcaica, arretrata, asfissiata dalla mafia, abulica, apatica, rassegnata, senza volontà, senza coraggio, senza voglia di riscatto e di emancipazione dal male. Una Calabria che Calabria non è, considerato che il set era in Puglia. Insomma, per svariati motivi, non c’è piaciuta la fiction andata in onda ieri sera su “Rai uno” dedicata alla strage di Duisburg, un fatto di sangue tanto efferato quanto complesso trattato con una superficialità ed una teatralità da lasciare attoniti”. E’ il commento del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, al film “Duisburg linea di sangue” che tenta di ricostruire la strage del Ferragosto del 2007 in Germania.    “Così, mentre attori improvvisano un dialetto – continua – che è qualsiasi idioma fuorché calabrese, e mangiano pasta con la ‘nduja, ancora una volta viene tramandata una realtà distorta e fuorviante di una terra che ha davvero bisogno di ogni cosa tranne che dell’immagine stereotipata emersa dagli schermi tv in prima serata. E non è un inedito. Potremmo dire che “Duisburg linea di sangue” è un film noiosamente e pericolosamente già visto. Altre pellicole, ricordo “Il miracolo”, quella sul rapimento Getty o “Lo spietato”, hanno trasmesso l’idea di una Calabria tribale, fatta solo di capre sgozzate, patti di sangue o giuramenti celebrati dando alle fiamme santini religiosi. Nuovamente, dunque, all’Italia è stata raccontata una storiella che offende, umilia  – sostiene Falcomatà – e rischia di isolare un popolo che, ogni santo giorno, lotta in trincea contro un male che per primo subisce sulla propria pelle. Una battaglia che, purtroppo, diventa più difficile se non si esce dalla narrazione del “Lì è tutto ‘ndrangheta”. No, permettetemi, ma non è così. Qui la ‘ndrangheta c’è, ma non è il tutto”.

 “Un’offesa alla Calabria”. Così il consigliere regionale Gianluca Gallo defijisce  “Duisburg-Linea di sangue”, il tv movie andato in onda su Rai1 ieri sera.     “Sorvolo sui giudizi critici su attori e regia – premette il capogruppo della Cdl – ma non credo sia giusto né possibile cancellare la sensazione di profonda amarezza lasciata dall’assistere alla riproposizione, coi soldi del canone e dunque degli italiani, di una sequenza infinita di luoghi comuni. Che in Calabria ci sia la ‘ndrangheta è noto. Che la Calabria sia tutta ‘ndrangheta, come racconta il film in parola, è cosa fuori dal mondo. La nostra è stata ed è, nonostante tutto, una terra di grandi civiltà, fini intellettuali, grandi talenti. Fissare le telecamere solo sulle zone d’ombra – prosegue – può anche essere legittimo, ma spingersi a lasciar intendere che null’altro vi sia oltre quelle è assurdo, scorretto, falso”. Un atteggiamento, sottolinea ancora l’esponente della Cdl, “negativo anche sotto il punto di vista del messaggio che passa sul piano della lotta alla ‘ndrangheta: sostenere che la Calabria sia tutta e solo coppole e lupara vuol dire fare un grande favore ai clan, dal momento che dove tutto è ‘ndrangheta nulla è ‘ndrangheta. Noi pensiamo che la Calabria sia altro, e che la lotta alle ‘ndrine, anche attraverso il cinema e la tv, siano altro. Per questo ci ribelliamo ad una rappresentazione buona soltanto a deridere un intero popolo per chissà quale interesse. Conclude Trattandosi di produzioni in genere sostenute anche dalla Regione, sarebbe opportuno che la giunta regionale chiarisse la portata del sostegno garantito e la propria posizione di fronte ai frutti avvelenati del film: il silenzio del governatore di fronte all’ennesima mortificazione ingiustificata inflitta ai calabresi è davvero assordante. Presenterò un’interpellanza  – annuncia – perché della questione si discuta in Consiglio regionale, valutando anche la possibilità di adire le vie giudiziarie per ottenere un risarcimento da destinare al finanziamento di progetti di educazione alla legalità nelle scuole”.

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, ha inviato una lettera al direttore di Rai Fiction, Eleonora Andreatta, in ordine al film “Duisburg. La linea di sangue”, andato in onda ieri in prima serata su Rai Uno. Una trasmissione che, si legge nella missiva, “ha destato gravi perplessità in seno alla comunità calabrese, contrariamente ad altre precedenti occasioni nelle quali il servizio pubblico ha fornito un contributo positivo alla promozione dell’immagine della nostra regione. Le devo dire, con grande franchezza, che condivido pienamente il sentimento diffuso nell’opinione pubblica calabrese, riguardo ad un film che nel complesso trovo malriuscito, soprattutto per la rappresentazione della Calabria spesso distante dalla realtà. La nostra – scrive Irto – è una comunità composta, nella sua stragrande maggioranza, da persone orgogliose, oneste e lavoratrici, che con la ‘ndrangheta non hanno nulla a che vedere. Una sottolineatura doverosa oggi più che mai, nel giorno in cui ricordiamo la strage di Capaci e il sacrificio del giudice Falcone, della moglie e degli uomini della scorta”. Irto si dice “convinto che la produzione messa in onda ieri sera non abbia fornito un buon servizio né alla mia regione, di cui viene proposta una narrazione infedele e forzata, né al Paese, che della Calabria rischia di farsi, ancora più di quanto non sia avvenuto nel passato, un’idea totalmente sbagliata. E’ su questo che intendo soffermarmi, sorvolando sugli altri limiti di ‘Duisburg’: in Calabria si parla il calabrese e non il siciliano; e alcuni dialoghi, me lo conceda, sono ai limiti dell’offensivo. Non possiamo ammettere che si dica: ‘Duisburg è piena di calabresi’ quasi a voler sostenere che ‘i calabresi’ tout court siano soggetti pericolosi o criminali”. Nella lettera del presidente del Consiglio regionale si legge ancora: “Voglio rassicurarla: questa non è una lettera di piagnistei. Noi siamo fieri di essere figli di una terra che una personalità straordinaria come suo padre, Beniamino Andreatta, il ‘trentino meridionalista’, ha amato come pochi, essendo stato il fondatore dell’Università della Calabria. Ma, Direttore, sono certo che converrà con me sulle criticità di una fiction che della mia terra dice poco e male e che aveva già creato aspettative negative alla vigilia, alla luce delle non documentate affermazioni della responsabile della produzione, riguardo a non meglio precisate ‘minacce’ che avrebbero determinato lo spostamento della location del film in Puglia”. Nicola Irto conclude: “Mi preme appellarmi alla sua sensibilità per sollecitare da parte delle produzioni maggiore attenzione e rispetto verso questa magnifica terra, nella quale mi pregio di invitarla alla scoperta dei tesori archeologici, culturali e naturalistici che la caratterizzano”. (AGI) ADV

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