Per Grillo i ragazzi calabresi sono “andati”

Partiti. Infilati in bus il cui biglietto è ancora abbordabile, con appresso le valigie grandi, quelle che presagiscono il mancato ritorno. Viaggi lunghi, 16, 18 ore per assorbire l’abbandono. Grillo, dal palcoscenico su cui ha portato il suo spettacolo a Catanzaro, svela un dato che può sembrare paradossale, lo fa a modo suo: “se in Calabria c’è stato il minor numero di domande per il reddito di cittadinanza, i calabresi o sono ‘ndranghetisti o lavorano in nero”. Nemmeno una domanda a Dinami, che è statisticamente il paese più povero d’Italia. Naturalmente è una battuta, quella dell’ideatore del Movimento Cinque Stelle. Dietro ci sta una verità drammatica, che solo noi calabresi conosciamo fino in fondo: i nostri ragazzi raggiungono l’età lavorativa e vanno via. Non abbiamo bisogno di indagini professionali per saperlo. Basta guardare dentro le nostre case: fra i figli, i nipoti, i figli degli amici, dei paesani. Tutti avevano un capolinea da raggiungere, l’appuntamento col destino di un bus. Così vanno via i nostri. Un po’ se li raccatta la mafia per macellarli a tempo debito e un po’ se li godono nugoli di imprenditori per alleggerire il lavoro ai migranti: la paga, anche se poca è solo un miraggio. Il grosso va via all’imbrunire, stretto in un gregge enorme che un pastore infaticabile spinge eternamente al Nord. E il reddito di cittadinanza non è da buttare: redistribuisce una ricchezza che appartiene a tutti, non è un regalo, e affranca da compari e amici a cui mendicare un favore che poi renderà schiavi, per cifre inferiori a quelle del reddito. È che poi servirebbe un sistema complessivo che costruisse opportunità al Sud. Lì sta il dramma. Al Sud servirebbe un piano di investimenti straordinario, da Marshall, che la Cassa per il Mezzogiorno in sé non era una cattiva idea, solo che i soldi non dovrebbero finire più in mani volpine. Magari, provvisoriamente si potrebbe insediare in loco un ministero per lo sviluppo del mezzogiorno col meglio delle intelligenze sudicie e delle sue onestà. Certo, di cose se ne possono ancora fare se c’è la voglia. Per ora i ragazzi abbassano la testa e vanno via, non ce ne stanno più nelle nostre rughe, il reddito è arrivato dopo che è passato il bus. E i nostri non sono né ‘ndranghetisti né lavoratori in nero. Stanno, già, semplicemente altrove.

 

Gioacchino Criaco

 

fonte: corrierelocride.it