Regione, Consiglio discute su autonomia: verso documento unitario

E’ corso da due ore il dibattito in Consiglio regionale sull’unico punto all’ordine del giorno dell’odierna seduta: il processo attuativo del regionalismo differenziato in forza dell’articolo 116 Costituzione. Nei vari interventi che si sono finora succeduti e’ emersa, essenzialmente, la preoccupazione per i rischi che per la Calabria potrebbero arrivare dalla firma dell’accordo tra il governo nazionale e tre Regioni del Nord Lombardia, Veneto ed Emilia – che chiedono maggiore autonomia su alcune materie. Alla seduta sta partecipando anche il governatore Mario Oliverio, autorizzato dalla magistratura a lasciare San Giovanni in Fiore (Cosenza) dove ha l’obbligo di dimora per il suo coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria. A relazionare in aula sul tema all’ordine del giorno e’ stata l’assessore regionale al Bilancio, Mariateresa Fragomeni: “In sede di conferenza Stato-Regioni – ha riferito – abbiamo ottenuto che eventuali trattamenti differenziati siano concessi per rimuovere squilibri e non per aumentare il divario tra regioni povere e ricche. Riteniamo poi che prima di fare ogni tipo di accordo, il governo debba stabilire i fabbisogni standard, altrimenti rischiamo una secessione dei ricchi. Al momento, del sistema delle regioni a statuto ordinario c’e’ quasi solo un ricordo.

L’autonomia differenziata regionale puo’ davvero modificare il funzionamento dell’Italia, ma proprio per questo e’ necessaria una profonda discussione tenendo conto delle criticita’ che il processo attuativo dell’articolo 116 Costituzione presenta. La difesa del Mezzogiorno – ha aggiunto Fragomeni – dev’essere un tema di tutte le forze politiche, a prescindere dagli schieramenti”. Domenico Bevacqua, del Pd, firmatario di una mozione sul tema, ha osservato: “E’ necessaria una forte mobilitazione perche’ se si applicano i decreti attuativi dell’accordo per le tre regioni Emilia, Lombardia e Veneto, la Calabria rischia grosso. Dobbiamo chiedere, non con il solito meridionalismo piagnone ma con dignita’, lo stop immediato di una mascherata secessione, e l’apertura di una riflessione approfondita sul regionalismo. Mi preoccupa che non ci sia la mobilitazione che il tema meriterebbe. E, vedendo quello che sta succedendo in Emilia, il mio partito, il Pd, deve prendere una posizione e non puo’ essere succube delle regioni del Nord. Anche io – ha rilevato Bevacqua – chiedo dunque unanimita’ nel dare mandato alla Giunta di formare un fronte delle Regioni del Mezzogiorno per chiedere al governo una moratoria del tema e poi sollecitare una riflessione generale. Il Mezzogiorno deve dunque pretendere la fissazione dei livelli essenziali prestazioni e la perequazione”.

A intervenire e’ stato poi il capogruppo di Forza Italia, Claudio Parente, che ha evidenziato “il ritardo con cui stiamo discutendo di questo tema e di questo accordo tra il governo a trazione leghista e le tre regioni che stanno promuovendo l’autonomia differenziata, accordo dei cui contenuti sappiamo ben poco e che rischia di danneggiare pesantemente i territori piu’ poveri. Ritengo – ha aggiunto Parente – che la Calabria deve accettare la sfida del federalismo, non limitandosi a difendersi dai danni che sicuramente verrebbero da una secessione mascherata come quella che vorrebbero Lega e Cinquestelle e non intaccando il requisito della solidarieta’ nazionale. Noi abbiamo presentato una mozione che a nostro avviso e’ la linea maestra da seguire”.
Secondo il consigliere regionale del Pd Carlo Guccione, “e’ importante questa seduta, anche per la presenza del presidente Oliverio che significa che quest’aula e’ nella pienezza delle sue funzioni, ma si deve partire dalla premessa del fallimento del regionalismo nel Mezzogiorno e dalla crisi delle classi dirigenti del Mezzogiorno, che sono anche stati tra le cause del divario con il Nord. Non grido al ladro perche’ Veneto, Lombardia ed Emilia hanno chiesto maggiori poteri, in forza della Costituzione, e – ha rimarcato Guccione – dobbiamo ricordare che e’ stato il governo Gentiloni ad avviare le procedure. Al Mezzogiorno manca la capacita’ di fare rete ma adesso non si puo’ restare alla finestra e si deve porre il tema di come mantenere l’unita’ del paese. Dobbiamo rilanciare dimostrando come regioni del Sud di essere credibili e di essere pronti sul piano del federalismo differenziato, migliorando pero’ tutte le nostre classifiche, perche’ non possiamo essere difensori dello status quo che vede il Sud in netta difficolta’. Non basta diffidare il governo, e’ necessario organizzare un incontro tra tutte le Regioni del Sud per lanciare questi messaggi al presidente della repubblica e al governo”.

Ha preso la parola, poi, il capogruppo del Misto, Fausto Orsomarso, per il quale “bisogna aprire un confronto con il governo nazionale, e’ tempo di alzare la testa e stabilire un fronte comune di confronto con il governo e le altre regioni, evidenziando peraltro anche il silenzio della deputazione parlamentare calabrese del Movimento 5 Stelle. E’ una sfida da condividere anche con le altre regioni del Sud per far si’ che il governo freni su questo tema”. Per il consigliere dei “Moderati” Franco Sergio, “e’ necessario invitare tutte le istituzioni, tutta la politica e tutti i corpi intermedi a una profonda riflessione sul tema e rimboccarci le maniche. E tuttavia non possiamo scaricare tutto su Lega e M5S, perche’ l’egoismo del Nord non e’ nuovo e non ha colori politici”.
Sinibaldo Esposito, di Ncd, ha suggerito “una serie di questioni, a partire dalla sanita’ e dei beni culturali, su cui avanzare la sfida e una forte rivendicazione della Regione che non sia piu’ quella del passato fatta di lamentazione, avviando un negoziato con il governo nazionale che coinvolga anche i parlamentari in difesa di una terra che non si sottrae alla fida del federalismo”.
Sul tema del regionalismo differenziato e dell’autonomia rafforzata, in via di concessione da parte del governo nazionale alle tre Regioni del Nord, i vari gruppi del Consiglio regionale stanno lavorando alla predisposizione di un documento unitario da inviare al governo nazionale.