«Il Csm organo sano». Ma chi ha interesse a destabilizzare?

Fulvio Gigliotti, catanzarese, componente il Consiglio superiore della magistratura, non ha dubbi: «Vicenda calabrese dai contorni ancora da chiarire, ma nessuna emergenza in magistratura». L'incursione de “il Fatto Quotidiano” e il rischio dello scoppio (troppo) ritardato. A beneficio di chi?

La “scusa” era di quelle buone, ci mancherebbe. Persino griffate. L’inaugurazione a Catanzaro dei corsi della scuola di specializzazione per le professioni legali “Magna Graecia”. Una specie di porta d’ingresso, e in un certo qual modo più girevole delle altre, verso le cosiddette carriere prestigiose del diritto. Ma dopo l’incursione de “il Fatto quotidiano” era naturale che i riflettori si concentrassero tutti su di lui, su di un componente (peraltro illustre) del Csm, terreno di scontro evidentemente anche per magistrati calabresi. Luci accese su Fulvio Gigliotti, catanzarese e componente il Consiglio superiore di magistratura, presente anche lui all’inaugurazione dei corsi. E subito il “dente” batte dove la “lingua” non ha mai smesso di duolere. Con scoppio più ritardato (e fuonzionale a chi?) che tempestivo “il Fatto quotidiano” sbatte su scala nazionale che ci sarebbero una quindicina di magistrati calabresi indagati a Salerno e che due illustrissime toghe conterranee (Lupacchini e Gratteri) se le sono date di santa ragione in estate proprio davanti al Csm. Magari non escludendo lo scopo collettivo dell’esclusione reciprora dai giochi. «Una vicenda dai contorni ancora da chiarire – dice a tal proposito Gigliotti – ma non direi che siamo di fronte a una situazione di difficoltà. Non ci sono emergenza nella magistratura calabrese. Verso la quale si continua ad avere massima fiducia, nessuna particolare valutazione per la delicatezza della questione, che peraltro sicuramente interesserà il Consiglio superiore della magistratura». Calabria quindi troppo attenzionata o mal attenzionata? «Qui non si tratta di essere attenzionati o meno, si verificano degli episodi che evidentemente devono essere attenzionati. Il fatto che la magistratura se ne faccia carico mi sembra un segnale assolutamente positivo, ma non mi pare che ci sia un profilo di attenzione specifica. Si tratterà di accertare se e dove ci siano delle responsabilità, dovunque esse siano. Singolarmente». E la talpa presunta che avrebbe spifferato la scazzottata calabrese fuori dal Csm? «Si tratta di fascicoli che risalivano alla precedente consiliatura. Certo in qualche modo le notizie sono state attinte ma non ho idea di come questo sia accaduto. Certamente posso dire che, in base all’esperienza che in questo momento sto facendo, il Consiglio superiore della magistratura mi sembra un’istituzione molto sana e funzionale. E mi fa anche molto piacere farne parte».

Contento lui, verrebbe da dire, più o meno contenti tutti se il Csm non viene intaccato nella sua granitica autolegittimazione in termini di moralità e integrità. Ma i nodi da sciogliere, e le anomalie, restano intatte. A cominciare proprio da lì dentro, dal Csm. Che sarà anche d’epoca risalente al vecchio consiglio, come dice lo stesso Gigliotti. Ma sempre di Csm si tratta. Chi ha spifferato alla stampa della drammatica lite tra Lupacchini e Gratteri? Con parole e contenuti pesanti e ombre sullo sfondo ancora peggiori. A cosa puntava Lupacchini nel corpo a corpo ingaggiato nella sezione del Csm proprio contro Gratteri? E Gratteri era al corrente che non informare un ufficio del suo territorio su carte da trasferire a Salerno, e riguardanti proprio quell’ufficio e cioè Castrovillari, avrebbe irritato così tanto e in modo così formale il procuratore generale presso la Corte d’Appello? È rimasto sorpreso Gratteri di questo “risentimento” finito al Csm? Oppure, al contrario, aveva buone ragioni per alimentarlo del tutto e portarlo più in alto possibile? Chissà. Certo Lupacchini ha puntato al piatto grosso operando per “l’atterraggio” del suo corpo a corpo con Gratteri dentro le stanze del Csm (che però si accinge ad archiviare tutto). Già, ma quale “piatto grosso”?

E l’incrocio torna ad essere quello, sempre quello. Che ha una cornice temporale ben precisa. Un caldo sabato di luglio, l’arresto del maresciallo Greco da parte della Dda di Catanzaro guidata proprio da Nicola Gratteri. Greco che da allora non ha mai lasciato il carcere militare di Santa Maria Capua a Vetere e che dovrà comparire il 14 febbraio in udienza a Catanzaro davanti al gup, la distrettuale ne chiede il processo. Proprio lui, il maresciallo della Sila, in prima linea in diverse operazioni e indagini proprio della procura di Castrovillari, guidata da Eugenio Facciolla. Deve rispondere di accuse molto pesanti. È quello un sabato di piena estate che cambia la storia recente e probabilmente anche il futuro della regione. Tutto il resto viene dopo. Per certi aspetti covava prima ma è da quel sabato che il “sisma” ha trovato le sue onde maghetiche. Salerno a quel punto diventa crocevia inevitabile e di lì a poco il Csm per il “corpo a corpo” di cui sopra. Se non che arriva “il Fatto Quotidiano”. Che mette tutto dentro, anche quello che non ci sta o che non ci sta più o che ci sta solo per coreografia o archeologia. E anche il numero dei magistrati convolti nella scazzottata generale è sufficientemente dopato, nessuna conferma che siano davvero 15. Tanto c’è solo da girare il mestolo e far salire l’odore del casino generale. Con un’unica accortezza subliminale. Piazzare in coda gli unici due episodi in qualche modo legati alla contemporaneità (2016-2018). In qualche modo ancora perseguibili, sulla carta. In coda, verso la fine. Così il mestolo nel frattempo ha girato tutto ben bene e il sapore (cattivo) ha avvolto l’intera pentola…

I.T.