Anno giudiziario a Reggio Calabria, Gerardis: “Emergenza da noi è normalità”

“Sembra sempre piu’ angosciosa la percezione di un’illegalita’ diffusa e dell’iniquita’ di un sistema ormai marcio e corrotto fin nel midollo, che mortifica i meriti in favore di logiche clientelari e di appartenenza”. Lo ha affermato il presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, nel suo discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuto presso la scuola allievi carabinieri. “In una regione – ha proseguito Gerardis – che ha un tasso del 55% di disoccupazione giovanile, di gran lunga superiore alla media nazionale, che fa precipitare la Calabria all’ultimo posto tra le regioni italiane ed al quint’ultimo tra tutte le piu’ disastrate regioni europee; che ha perso nel decennio 2006-2016 circa 26000 neo-laureati e continua a depauperarsi di diplomati che raggiungono altre sedi per i loro corsi di laurea, pari ormai a circa il 40% dei residenti, di cui oltre la meta’ non rientra piu’ in Calabria, depauperandola della componente piu’ fresca ed innovativa; che ha il 35,6% di famiglie povere tra i residenti, il generale rispetto rigoroso delle regole sarebbe fondamentale per garantire a tutti almeno l’aspettativa di un futuro migliore. Ancora piu’ insopportabile, allora – ha sottolineato il presidente della corte d’Appello di Reggio Calabria – diventa in questo contesto un sistema iniquo che non consenta a chiunque di partecipare a parita’ di condizioni alla speranza di una vita dignitosa”.
“L’identificazione tout court dell’intera societa’ con la sua principale piaga, per quanto evidentemente grossolana, sta probabilmente alla base di tante penalizzazioni che il nostro territorio ha subito, e della stessa marginalizzazione che ancora oggi si fa fatica a rimuovere. Ne risulta deturpata piu’ ancora della sua storia la stessa verita’”, ha aggiunto il presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuto presso la scuola allievi carabinieri. “E’ questo un popolo – ha sottolineato Gerardis – che certo ha grandi responsabilita’ nel non aver saputo fare argine al fenomeno ‘ndranghetista, di cui pero’ rimane pur sempre, nella stragrande maggioranza, una vittima”. La rassegnazione il fatalismo, l’abdicazione ad un ruolo attivo da artefici della propria storia sono colpe gravissime che hanno consentito l’espandersi di un cancro maligno ed aggressivo. Ma il corpo sociale nel suo complesso non merita di essere etichettato semplicisticamente come ‘ndranghetista perche’ offre anche ben altro, esprimento tante positive realta’ che spesso trovano serie difficolta’ ad emergere. E’ pero’ innegabile che la ‘ndrangheta abbia nel tempo alterato la mentalita’ comune”.
Il nostro sistema appare fortemente deformato”. Lo ha affermato il presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, nel suo discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuto presso la scuola allievi carabinieri. “Intanto – ha aggiunto Gerardis – per l’inquinamento di una ‘ndrangheta tentacolare, infiltrata in un tutte le categorie sociali, predominante sul mercato dell’economia. Non basta qui ripetere, per l’ennesima volta, che essa costituisce l’organizzazione piu’ pericolosa d’Italia e forse del mondo, l’unica presente in tutti i continenti, sempre piu’ ramificata sul territorio nazionale come ormai rivelato da fatti, operazioni e processi di tante regioni, eppure unitaria e verticistica, che trova appunto nel territorio reggino la sua origine ed il suo gruppo di comando”. “Quello che e’ purtroppo sempre piu’ evidente – ha sottolineato Gerardis – e’ quanto essa finisca per condizionare la nostra quotidiana esistenza. Malgrado siano ridotti al lumicino i fatti di sangue, rimbombano ancora nella testa e nelle orecchie dei reggini le lugubri esplosioni notturne con cui si danneggiano esercizi commerciali ed autovetture; e gli occhi e i cuori continuano ad esere feriti dai bagliori di inquietanti incendi. Sempre piu’ nefaste risultano poi le influenze sul piano economico, sociale e culturale”.
“L’emergenza da noi e’ quotidianita’; di piu’, e’ normalita’”. Lo ha affermato il presidente della Corte d’appello di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuto presso la scuola allievi carabinieri. “Cos’altro significa – ha aggiunto Gerardis – avere una sezione gip-gup distrettuale, motore dei piu’ rilevanti procedimenti penali, costantemente scoperta nel suo organico, costretta ad un’attivita’ sempre affannosa per potersi districare tra l’evasione di istanze per centinaia di misure cautelari e la necessita’ di definire in udienza preliminare procedimenti con rito abbreviato con termini perentori spesso assai ristretti e prossimi a maturazione gia’ al momento delle richieste conclusive dei pm?”. Gerardis, ancora, ha definito “grave emergernza” la contemporanea pendenza nel distretto di 275 procedimenti di competenza della DDA, di cui 88 con piu’ di 10 imputati. Il presidente della Corte d’appello si e’ interrogato se si possa considerare “normale” che i magistrati che si stanno occupando in sede dibattimentale del processo “Gotha”, in cui sono confluiti altri 5 filoni d’indagine e devono essere sentiti oltre 400 testimoni e valutate circa 10.000 intercettazioni, gli altri magistrati che si stanno occupando del procedimento a carico dell’ex ministro Claudio Scajola, dove sono stati gia’ sentiti oltre 300 testimoni, gli altri magistrati dinanzi a cui pende a Locri un procedimento con 171 imputati, siano tutti contemporaneamente impegnati nella trattazione di tanti altri procedimenti, ed assommino udienze su udienze, talvolta anche cinque per ciascuno nella stessa settimana. In Corte d’appello, poi, 14 magistrati in pianta, ridotti di fatto a 11, devono trattare 107 procedimenti di criminalita’ organizzata ed oltre 6000 giudizi d’impugnazione, con 510 imputati detenuti.

Un “piano Calabria”, e’ quanto ha invocato il procuratore generale presso la Corte d’appello di Reggio Calabria, Bernardo Petralia, nel corso del discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario tenuta alla scuola allievi carabinieri. “Chiediamo che a situazioni eccezionali – ha affermato Petralia – si risponda con misure eccezionali, durature e costanti, non occasionali e particolari. Non e’ la solita invocazione al mero incremento d’organico, alla garanzia del turnover del personale amministrativo, al ripopolamento dei ranghi di polizia giudiziaria e ancora al completamento e ristrutturazione delle strutture giudiziarie e penitenziarie – misure tutte, comunque, che mantengono illesa anche quest’anno la loro obiettiva urgenza – e’ invece la pretesa di un intervento legislativo mirato, come in altri momenti e in altre aree del Paese e’ gia’ accaduto, di razionale pianificazione delle urgenze calabresi e reggine in particolare, di un vero e proprio piano Calabria che sappia essere una risposta a tutto campo per un riscatto effettivo di questa terra”.

“E’ ormai un’affermazione comunemente condivisa che la ‘ndrangheta e’ oggi la piu’ potente, ricca e pericolosa delle organizzazioni criminali che operano in Italia e in Europa e che essa ha il suo nucleo essenziale nella provincia di Reggio Calabria”. Lo ha affermato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso del suo discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla scuola allievi carabinieri. “Dalle indagini sin qui sviluppate – ha proseguito il procuratore – risulta confermato che la ‘ndrangheta occupa ormai stabilmente una posizione di rilievo nel traffico mondiale di stupefacenti e che il crimine organizzato di questa provincia (che comprende i circondari di Locri e Palmi, con il Porto di Gioia Tauro, tutti caratterizzati da indici eccezionali di densita’ mafiosa) e’ ormai protagonista di una profonda penetrazione sociale ed economica dell’intera regione con crescenti espansioni nel resto d’Italia e in varie parti del mondo”. Se da un lato sembra aumentare la collaborazione delle persone offese, e’ migliorato anche il livello della collaborazione, chi denuncia non si limita a riferire il fatto ma oggi comincia a fornire anche elementi utili per l’identificazione degli autori. Tra il 1 luglio 2017 e il 30 giugno 2018 sono stati acquisiti altri 3 collaboratori di giustizia per i quali sono state avanzate proposte di misure di protezione.

“Si conferma l’importante inversione di tendenza, gia’ evidenziata nella scorsa relazione, nelle posizioni che la Chiesa ha assunto nei confronti della ‘ndrangheta”. Lo ha affermato il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, nel corso del suo discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla scuola allievi carabinieri. “La Chiesa, in Calabria – ha aggiunto Bombardieri – ha assunto un atteggiamento di ferma condanna, che non da’ spazio ad equivoche interpretazioni. Chi e’ nella ‘ndrangheta non puo’ essere nella fede, ed e’ “scomunicato”. Parole chiare, pubbliche, ferme vengono ripetute da tutti i Vescovi della Provincia di Reggio Calabria da tempo, anche seguendo quella che oramai e’ la linea della Conferenza Episcopale Calabra”.