“L’indagine su Oliverio? Un film già visto”

 Sembra un film già visto: prima Giuseppe Chiaravalotti poi a seguire Agazio Loiero, quindi Giuseppe Scopelliti ed infine l’attuale Presidente Mario Oliverio. Qualcuno la definisce “Giustizia ad orologeria” altri sottolineano il coraggio della Magistratura, altri, a priori, danno già giudizi sommari sui vari attori delle vicende, figuriamoci poi in questi tempi in cui la fanno da padrone “le belve da tastiera”.

Sono abbastanza compassato per età per poter esprimere in libertà la mia opinione, venendo da una cultura politica e sociale basata sul garantismo delle parti in causa. Noto con estremo dispiacere come, sempre più spesso, la magistratura si ritagli spazi mediatici che non fanno bene alle garanzie degli imputati, innocenti fino a prova contraria, come affermato anche nell’articolo 27 della Costituzione.
Negli ultimi tempi un avviso di garanzia corrisponde, spesso, ad una condanna a priori dovuta alla pubblicità mediatica che riceve l’imputazione e, ormai distrutta la vita politica e privata dell’imputato, poco si parla dell’eventuale assoluzione, che arriva tra l’altro dopo anni. Quanto scalpore per gli ex Presidenti indagati e nessun interesse per l’eventuale assoluzione. Quante trasmissioni o interviste per Procuratori e Giudici e quante pocheoccasioni per gli indagati. Io credo che oggi fare l’amministratore significhi operare in una situazione di crescenti rischi e responsabilità, spesso si devono prendere posizioni e decisioni in solitudine e con apparati dirigenziali assenti o molto spesso allergici alle regole.
Nessun amministratore al Sud si può permettere di perdere un finanziamento, e nessun amministratore può abdicare al proprio ruolo che spesso diventa di vera e propria “assistenza Sociale” con cittadini sempre più in difficoltà economica e gli amministratoriche in questo contesto rappresentano lo Stato con tutti gli oneri a carico.
Farebbero bene i vari uomini e donne di “Legge” a tenere conto di tutte queste implicazioni, prima di procedere a chiamare in causa siano essi Presidenti di Regione che Sindaci e farebbero bene a non spettacolarizzare la giustizia.
Lunedì ero a Rende, fin dalle prime ore della giornata, con i lavoratori LPU-LSU, ho appreso dalla radio che il Presidente della Regione era inquisito tra l’altro per “associazione a delinquere di stampo mafioso” la devastante notizia è stata smentita dopo due ore facendo il giro del mondo come ulteriore notizia negativa di un’ intera Regione. Dopo poche ore vengo a conoscenza che il Dott. Gratteri aveva chiesto l’arresto del Presidente della Regione e che il Gip aveva tramutato la richiesta in obbligo di dimora nel suo paese di residenza, mi chiedo se un avviso di garanzia non potesse essere abbastanza sufficiente per le imputazioni a cui era soggetto il Presidente della Regione! Perché si è voluto fare un processo fuori dal tribunale con interviste, il giorno successivo, in cui si lascia intendere che altre notizie di reato sono in itinere? Tutto ciò non rappresenta un abnorme strapotere mediatico ed esecutivo del Magistrato a danno di un indagato in una lotta impari in cui parte dell’ opinione pubblica è ormai in preda ad un giustizialismo di facciata e ad una lotta tra tifoserie?
Fra qualche anno quando il Presidente verrà, come io spero e credo, assolto, nessuno si ricorderà del clamore di una giustizia ad orologeria che abbatte e distrugge pensieri ed azioni di persone che hanno amministrato la cosa pubblica con passione e con senso dello stato.
In questa stagione di tv, internet e pubblicità dove le notizie arrivano, distruggono e dimenticano rimane una sola vittima duratura: la Calabria e la sua gente.

Giovanni Manoccio
Già Sindaco di Acquaformosa