Bossio fa “annegare” nei porti la maggioranza alla Camera

La deputata calabrese del Pd presenta un ordine del giorno sulle autorità portuali, il governo dà parere favorevole e chiede una riformulazione dell'ordine stesso. Si arriva al voto ma i deputati di Lega e Cinquestelle si spaccano. E bocciano il loro stesso governo

Mara Carfagna non crede ai suoi occhi e lo ripete tre volte, avendo annusato l’aria e comunque lo smarrimento totale (altri lo chiamano dilettantismo) dei deputati di maggioranza. «Su questo ordine del giorno c’è parere favorevole del governo».
Ma niente, da un orecchio entra e dall’altro esce. E finisce che 274 deputati tra Cinquestelle e Lega votano contro lo stesso parere favorevole del governo contro i 178 che hanno invece votato a favore. Lo hanno fatto loro malgrado? Consapevolmente? Per dispetto? O perché non conoscono fino in fondo le regole e le dinamiche parlamentari?

Protagonista del “capolavoro” alla Camera è Enza Bruno Bossio, deputata calabrese del Pd. Suo l’ordine del giorno nel decreto fiscale con vista sull’autorità portuale calabrese. Il punto è questo. Vale la pena impiantare un’altra autorità portuale (dello Stretto) quando bisogna lavorare per rafforzare quella di Gioia Tauro? Il governo, in sede preliminare, dà parere favorevole ma chiede in “cambio” di riformulare in modo diverso l”ordine del giorno. Fatto questo, il parere favorevole del governo resta e può restare. Bruno Bossio incassa ma fiuta comnunque che in aula c’è qualcosa che non va, che non torna lo stesso. E che più o meno inconsapevolmente la maggioranza dei deputati non ne vuole (o non ne sa) sentire regione del parere del governo. E chiede, la Bossio, di mettere lo stesso ai voti il suo ordine del giorno con l’esito paradossale sopra descritto, nel ventre della maggioranza. Cinquestelle e Lega si dividono e partono più “no” che sì” ad un ordine del giorno che invece aveva incassato il parere favorevole dello stesso governo. «Ormai è chiaro – commenta Bruno Bossio – che questo governo e questa maggioranza, in pieno panico politico, non hanno più la necessaria serenità per andare avanti».

I.T.