Quel caffè tra Oliverio e Zingaretti

Nella consuetudine romana (angolo Montecitorio) chiacchierata non inedita tra i due governatori ed ex presidenti di Provincia. Incrocio di routine o possibile svolta congressuale?

L’angolo è quello, diciamo uno dei più “familiari” a Mario Oliverio nei pressi di Montecitorio. Lì c’è un atrio che fa anche un buon caffè e che fa anche buone chiacchiere, siano esse di natura istituzionale o personale. O tutte e due le versioni che forse è meglio. Siamo all’inizio della settimana che sta per chiudersi e il pomeriggio è ormai sera. Caffè tra Mario Oliverio e Nicola Zingaretti, non una novità assoluta va detto. E non tanto perché i due sono (ora) governatori quanto perché si vedevano e chiacchieravano ai tempi delle rispettive presidenze delle Province di Cosenza e di Roma. Evidentemente coltivando una certa stima in progress. Del possibile incrocio più recente tra i due (per la verità senza luogo né particolari dettagli) ne dà qualche traccia oggi “il Quotidiano del Sud” in un angolo di un pezzo politico sul congresso del Pd di Calabria ormai pronto con le sue regole ma privo, allo stato, di candidati (primarie il 16 dicembre e presentazione delle candidature attorno a metà di questo mese). Congresso regionale che fa e farà molta fatica a sganciarsi invece dalle logiche e dalle dinamiche che stanno animando quello su scala nazionale che vive invece l’esperienza opposta in questi giorni. E cioè abbondanza, fino alla avlutazione, di candidati e papabili e invece esoterismo puro attorno a date e regole circoscritte. Ma sarà difficile, molto difficile, disgiungere politicamente i due percorsi, i due itinerari. Così come non è semplice, per niente, “entrare” nella tazzina di Oliverio e Zingaretti fingendo di conoscere la decodificazione di un caffè. Non è facile quando c’è stima reciproca e frequentazione retrodatata. Ed è ancora meno facile ora che Nicola Zingaretti è candidato senza tentennamenti alla segreteria nazionale del Pd. Certo fin qui Oliverio s’è mantenuto largo, istituzionale, nascosto in materia. Mai come stavolta ben contento di non essere soprattutto uomo di partito dal momento che non è chiaro a nessuno dove si andrà a parare e perché. Ma fino a che punto potrà rimanere fuori dalla partita congressuale (nazionale e regionale o viceversa, se si preferisce)? Il ruolo istituzionale che porta sulla maglietta gli consente tempi differenti rispetto alle dinamiche strettamente di partito ma fino a quando? E qui la “tazzina” gira e rigira con il suo caffè perché mai come stavolta la domanda una è, trattasi di chiacchierata di routine o di svolta nelle dinamiche congressuali? Non passerà molto e se ne saprà di più, per forza. E si saprà anche se a Marco Minniti (più che probabile altro candidato alla segreteria nazionale del Pd) basterà esibire la calabresità d’appartenenza per trascinare tutti i conterranei dalla sua parte. Dopo tutto il Pd non ha mai fatto affidamento più di tanto alle cartine geografiche…