Se anche Abramo sta con Lucano

Il sindaco di Catanzaro: voglio andare lì a capire cosa

Dal “Modello Reggio” al “Modello Riace”. Il consiglio comunale di Catanzaro, tra i banchi della sala consiglio di Palazzo di Vetro, il cuore della Provincia di Catanzaro che rischia di essere occupato militarmente proprio dall’allegra brigata di Tallini&Co, a sostegno del candidato presidente Sergio Abramo, si avventura in discussioni alte e altre toccando sfumature quasi preoccupanti per la rigidità dei toni rivolti al sindaco “esiliato” Mimmo Lucano. In principio fu la proposta del capo capogruppo di “Cambiavento”, Gianmichele Bosco, sostenuta dal sette colleghi dell’opposizione di proporre la cittadinanza onoraria per il sindaco Lucano. L’uomo indicato appena qualche anno fa tra i 50 più influenti del mondo dalla rivista Fortune, rappresenta un esempio di abnegazione e umanità: dalla parte degli ultimi ha fatto dell’accoglienza e dell’integrazione un modello di vita, e una riuscita opportunità di sviluppo per il proprio comune. L’accalorato intervento di Bosco non può che concludersi con lo spettro di “un ritorno ai tempi bui del fascismo”. A suo sostegno i capigruppo di “Fare per Catanzaro”, Sergio Costanzo e di “S&D”, Roberto Guerriero mentre il moderato (e riformista) Enzo Ciconte non si smentisce nei distinguo dal resto della minoranza, dando dell’eccessivo al collega Bosco. I colleghi del centrodestra si soffermano su una lezione di “cittadinanza onoraria” che si conferisce “a chi ha concretamente operato per la città di Catanzaro”. Dovrebbero spiegare allora per quali grandi meriti a sostegno del Capoluogo, Tavecchio ha meritato le chiavi della città… ma questa è un’altra storia e tocca al sindaco Abramo moderare i toni eccessivi della propria maggioranza in campo con interventi di impronta salviniana.
“Non entro nel merito della vicenda – ha osservato il sindaco – perché non conosco come è organizzato il modello Riace né conosco i reati contestati e sono abituato a guardare le carte o andare a vedere sul posto e non si possono fare errori quando si parla di persone. Quello che a mio avviso è fondamentale è pensare ai 300 migranti di Riace, perché se ci sono stati errori loro non hanno alcuna colpa, e non capisco che fine fanno. Mi sarei aspettato che il presidente della Regione, oltre a portare la solidarietà, si fosse interessato soprattutto di queste persone e della loro sorte, perché se ormai sono inserite in quella comunità non è giusto che vadano via. Penso che al sindaco Lucano in questo momento non interessi per nulla la cittadinanza onoraria di Catanzaro, ma gli interessi che ci si prenda cura di quello che potrebbe accadere a quella che chiama la sua comunità. Dopo le elezioni provinciali intendo fare una visita a Riace perché voglio capire: come amministratori di città importanti, nel nostro caso del capoluogo di regione, vogliamo dire anche la nostra, ma – ha concluso sindaco di Catanzaro – per dirla voglio andare lì e capire cosa davvero è stato fatto”. Sergio si smarca dallo scivoloso ingombro del modello Riace con grazia da buon democristiano, insomma. E chi vivrà, vedrà.