“La Calabria è a un bivio. Cetraro è a un bivio”

Lettera aperta del professore Enzo Pellegrino

 Una “Lettera aperta ai cetraresi”, scritta da chi ha tutte le “carte” in regola per poterla scrivere e da chi, pur vivendo lontano dalla propria città natale da ormai molto tempo, non smette mai di considerarla la sua Itaca, quindi da amare, sempre, e difendere, sempre, da eventuali pericoli. Pericoli che proprio chi è lontano, spesso, riesce a vedere e a individuare prima di altri, possedendo, tra l’altro, la sensibilità degli artisti. L’autore di questa missiva, diffusa ieri, è, infatti, il professore Enzo Pellegrino, docente di filosofia, pittore, scrittore, nonché uno dei più rappresentativi e autorevoli esponenti dell’allora Pci di Cetraro, in anni molto difficili per la cittadina tirrenica, teatro di numerosi e ancora impuniti omicidi. Il professore Pellegrino, in questa occasione, fa sentire la sua voce sulla crisi politico-amministrativa di Cetraro, mettendo in guardia i propri concittadini e i loro rappresentanti istituzionali da pericoli sempre incombenti, ma guardando, altresì, con fiducia a quanto si sta facendo per superare la stessa crisi da parte di alcune forze politiche storicamente affini. “La soluzione che si profila sulla crisi, se non è il migliore dei mondi possibili, forse è l’unica praticabile nel mondo reale – ha, infatti, scritto – E sana l’insensata frattura tra forze e movimenti storicamente omogenei. Cetraro è una terra impareggiabile, con sprazzi di luminosa generosità e torve ombre in agguato. È nel guado, sempre in bilico tra civiltà e barbarie, come la storia del recente passato testimonia. Negarlo sarebbe una falsa coscienza, una specie di comodato d’uso di una bugia detta a se stessi e spacciata agli altri per verità. Cetraro è il mio paese natio, la mia Itaca, dove spesso, carico di memorie, ritorno. E un paese, come dice Pavese, bisogna sempre averlo nel cuore per affrontare l’odissea della vita e accendere la nostalgia dell’assenza. Molto è stato fatto in questo paese dall’attuale sindaco Angelo Aita e ancor più dal precedente Giuseppe Aieta, per opere pubbliche e sul piano della legalità, o almeno della sua possibilità. Su quest’ultimo aspetto credo davvero meritevole l’impegno del “Laboratorio Losardo”, diretto dal professore Gaetano Bencivinni che ha assegnato il premio internazionale antimafia ai procuratori Nicola Gratteri e Cafiero De Raho. Come pure è encomiabile l’impegno di don Ennio Stamile, referente di Libera in Calabria. Ma tutto questo non basta perché i problemi incistatisi su un tessuto fragile sono tanti e diversi. Innanzitutto, il dilagare della droga tra i ragazzi, una vera epidemia con una ricaduta tragica su tante famiglie. Poi la disoccupazione, specie quella giovanile, ladra di speranza. Per un’istituzione come il Comune non basta programmare, fosse pure il migliore dei mondi possibili, ma deve stare vicino alla parte più debole del mondo reale. Non basta amministrare l’ordinario, ma deve programmare lo straordinario, senza illusioni, ma con visioni di futuro possibile. La Calabria è a un bivio. Cetraro è a un bivio. Sarebbe un delitto di lesa maestà alla Bellezza non saper utilizzare la ricchezza che questa terra offre. Con il mio migliore augurio. Enzo Pellegrino”. Ricordiamo che il professore Enzo Pellegrino ha esposto, tra l’altro, a Bologna, città dove vive e lavora da anni, presso il Teatro Celebrazioni e la Galleria del Colonna, e a Cetraro, presso il Palazzo del Vicario. Nel 2013, ha vinto il premio internazionale “Ettore Majorana” per la Sezione Arte figurativa. Ha diretto per anni laboratori di scrittura creativa nei licei. Autore de “Il fantasma del diverso”, “Malophori”, e, di recente del romanzo “Come ombra d’amore. Memorie dell’ultimo vicario” (un omaggio alla sua città e alla sua forte impronta benedettina, che rivive proprio nelle vicende cetraresi dell’ultimo Vicario di Montecassino), ha curato il volume “Figli di una luna bastarda” e, per Pendragon, ha curato “Lettere d’amore sottobanco” e “L’amore che ti spetta”. Le sue opere teatrali sono state rappresentate al Teatro Navile e all’Arena del Sole di Bologna. Inoltre, nel 1992 gli è stato conferito a Cetraro il prestigioso Premio “Giovanni Losardo” , “per l’impegno qualificato e, in particolare, per aver saputo mettere in evidenza le speranze e le paure delle giovani generazioni”, in riferimento a una meritoria ricerca su “Mafia e droga”, che coinvolse studenti di Bologna e di Cetraro.

CLELIA ROVALE