C’era una volta la tassa di soggiorno, il “buco” di Cariati

In due delibere ravvicinate il contrasto all'evasione dei tributi comunali e il grosso "ammanco" relativo all'imposta che le strutture ricettive non versano

Solo nel 2017 l’evasione della tassa di soggiorno, a Cariati, si attesta al 50%. Soldi che le strutture ricettive si fanno dare dagli ospiti e poi a loro volta mettono in tasca. Trattengono. E a Cariati, per farla breve, ci sono due strutture ricettive di grandi dimensioni (una con in “pancia” uno storico cognome socialista della zona, monopolizzante). Quali delle due strutture ha trattenuto i soldi degli ospiti? Solo un reato amministrativo? A quanto pare no. Con due delibere ravvicinate il Comune prima fa il punto sull’ammanco, non rinunciando a ipotizzare il peculato e il coinvolgimento dell’autorità giudiziaria. E poi, nell’altra delibera, più complessivamente dichiara guerra agli evasori delle imposte comunali. Si preannuncia un bel da fare, visto che nel bilancio di previsione il comune aveva stimato entrate per 150mila euro ma che alla data dell’8.8.2018 risultano riscossi appena 144 euro. Nello specifico, per quanto riguarda la tassa di soggiorno, si legge che “agli atti del Comune sono emerse inadempienti essendo riscontrate pagamenti non effettuati, pagamenti effettuati in parte, violazioni del regolamento comunale, mancate corrispondenze fra le dichiarazioni e i versamenti” pertanto il Comune ha deciso di avviare una serie di controlli attraverso l’ausilio di fosse dell’ordine, polizia tributaria al fine di verificare la regolarità dei versamenti della tassa di soggiorno in quanto visto che i gestori delle strutture ricettive sono agenti contabili del Comune per la riscossione dell’Imposta, per il mancato o il ritardo del versamento della tassa si configura il reato di peculato.