Lontani dal mare, lontani dagli euro…

Bankitalia "sentenzia": la Calabria è l'unica Regione che non ha avviato l'iter per l'utilizzo dei fondi per le aree interne, circa 200 milioni per almeno 200 Comuni

 Che fine hanno fatto i 200 milioni per i comuni posti nelle aree interne della Regione?  Non è dato saperlo. A bacchettare la Regione Calabria nell’ultimo rapporto è anche Bankitalia  che spiega come sebbene la misura sia disponibile  per tutte le Regioni dal 2015, la Calabria “è l’unica regione per cui manca ancora l’approvazione definitiva della strategia da realizzare nell’area pilota”.

E pensare che il progetto riguarda  almeno 200 comuni interni, la metà di tutti i comuni interni della Calabria

  L’obiettivo principale della Snai è stabilizzare  la dinamica demografica delle aree interne, attraverso interventi volti a  favorire lo sviluppo locale e migliorare l’accesso ai servizi essenziali. Nella fase iniziale di attuazione della strategia sono state individuate in ciascuna regione alcune zone sulle quali intervenire e, tra queste, un sottoinsieme di aree su cui attirare progetti pilota.

Nel 2015 la Regione Calabria ha individuato quattro territorio per l’attuazione della strategia cioè Reventino Savuto, Area Grecanica, Ionio Serre, Sila e Presila, decidenti di avviare la sperimentazione sul primo. Tuttavia ad oggi nulla si è ancora mosso.

A sollecitare l’esecutivo regionale due mesi fa  è stato il consigliere regionale Carlo Guccione.

Una interrogazione scritta per sapere e per avviare “concretamente i progetti per le dieci Aree interne individuate dalla Regione Calabria, utilizzando le importanti risorse comunitarie previste alla luce del fatto che ci troviamo a circa un anno e mezzo dalla fine della legislatura regionale e le condizioni delle popolazioni che vivono in queste aree sono di emarginazione e forte disagio sociale ed economico”.

Dopotutto  l’80% del territorio regionale è costituito da aree interne così come classificato sulla base della distanza dai centri di offerta dai servizi essenziali (sanità, istruzione, mobilità). “Su queste aree – scrive Guccione –  vive la metà della popolazione regionale e sono strategiche per l’offerta di beni e servizi ecosistemici (aria, acqua, territorio, foreste)”.

Non a casa  i territori delle aree interne sono considerati sempre più come una riserva di funzioni produttive nuove e interessanti che rientrano a pieno titolo nella green economy.

Ma alla Regione di un nuovo modello di sviluppo economico incentrato sulla sostenibilità sembra non ne vogliano proprio sapere.