Nel nome del Signore, dei vescovi e di Viscomi

Il deputato del Pd continua il suo “giro”. Un alto prelato calabrese lo “invia” da un vescovo del Cosentino. E nessuno è autorizzato a pensare che si sia parlato di politica...

Il prof è stimato.Stimato assai. E la politica, anche quella (non rintracciabile dalle nostre parti) con la P maiuscola deve essere rinchiusa solo in una percentuale del suo recinto. Ha anche ben altri interessi, il prof. Perché Viscomi, di lui stiamo parlando, piace. Piace assai.

Anche, se non soprattutto, agli uomini di Chiesa e non è certo questo un logo in negativo specie poi di questi tempi. Sì certo, l’attivismo del clero (soprattutto del capoluogo) è mediaticamente sospetto nelle ultime settimane ma da qui a superare le barriere della “fede”, ce ne vuole.

Un paio di convegni sincronizzati e persino decontestualizzati su Moro non bastano a fare da “primavera”, è presto per dire che la Chiesa calabrese si sta allenando in palestra per scendere in campo direttamente sul terreno della politica. Con la P grande o piccola che sia, quando si scende in campo si scende in campo. È presto e non è detto poi che l’operazione riesca, tra l’altro.

Al contrario, le insidie e le incognite non mancano e chi più degli uomini di “fede” sa bene che il “domani” è solo nelle mani del Signore.

Solo elevando lo spirito a questi livelli è possibile inquadrare la “trasferta” che un alto prelato calabrese ha organizzato per Antonio Viscomi.

Il prof che è deputato del Pd e che ha fatto da silente ma insidioso controaltare alla regnanza di Oliverio fin qui in giunta regionale. Il prof e ora deputato del Pd che piace ai vescovi (ed è questo solo un valore aggiunto al curriculum) e piaceva anche prima della composizione delle liste elettorali.

L’alto prelato calabrese ha organizzato di recente una “trasferta” per Antonio Viscomi. Destinazione, un vescovo importante del Cosentino. Un vescovo influente, considerato “strategico”.

Ma non ci è andato solo, Antonio Viscomi. Chi ha organizzato la “trasferta” e cioè l’alto prelato calabrese ha voluto che fosse accompagnato da una vecchia guardia del “circo” di Agazio Loiero, Mario Muzzì.

Un nome conosciuto nei circuiti anche estranei ai percorsi di “fede” ma nessuno si azzardi a pensare che si sia parlato di politica nel corso della “trasferta”…

                                                                                                                                         I.T.