Se Carletto fa opposizione (vera) ai Palazzi

Il consigliere regionale del Pd, Guccione, non riesce ad allinearsi nemmeno quando a governare è il suo partito

Carlo Guccione

Atteggiamento sempre serio, è raro vederlo ridere, a volte si sorprende con qualche accenno di sorriso, ma sempre composto. Le bretelle rosse ne ricordano l’ultima competizione delle amministrative a Cosenza, quando subito dopo il ritiro della candidatura a primo cittadino del manager Presta, originario della città bruzia, è stato catapultato dai “coraggiosi” colleghi di partito a sfidare un Mario Occhiuto già in campagna elettorale e dato vincitore.

Si è sacrificato per il partito Carletto Guccione e di questo bisogna rendergliene onore e merito. Si è sacrificato, ha perso la sfida e si è messo d’impegno a fare opposizione (vera) alla maggioranza. Sempre documentato. Perché Carletto non esterna tanto per essere presente o lancia slogan sui social i cui contenuti non stanno né in cielo né in terra.

Carletto studia, si documenta e poi notizia e attacca.

Carletto è stato anche assessore nell’esecutivo regionale targato Pd e centrosinistra a guida Mario Oliverio e ancora prima Consigliere di minoranza nella giunta di centrodestra firmata Peppe Scopellii. Anche da Consigliere di minoranza non è stato a contare le lucciole, ma ha dato filo da torcere in particolare sulla Sanità. Sempre con i suoi documenti.  Dopo l’arrivo dell’assessorato per Carletto iniziano i guai. L’Italia tutta urla allo scandalo per Rimborsopoli. Il governatore “licenzia” anche il coinvolto assessore. In un Paese dove una condanna definitiva diventa un punto in più in termini di popolarità e consensi accade che l’inchiesta Rimborsopoli faccia alzare il livello dello sdegno. Non poteva fare altrimenti Oliverio. Si chiude cosi il lungo idillio politico tra Mario e Carletto. Guccione non si dimette da Consigliere regionale e neanche passa dall’altra parte, ma inizia a fare opposizione (seria) alla sua stessa maggioranza.

Critica, interroga, sprona il governatore e lo fa in totale solitudine senza coltivare relazioni politiche “affettuose” fatte di pacche sulle spalle, trasversalismi più o meno dichiarati, dichiarazioni pubbliche di amicizia e altre smancerie. Il suo ruolo Carletto lo porta avanti con il dovuto rigore istituzionale e con il dovuto rispetto che meritano i calabresi.

Quale sarà il futuro politico dell’uomo del Pd vicino alle posizioni dell’oramai già ministro Orlando? Punterà alle Europe, al Comune di Cosenza o alla presidenza della Regione?

Carletto, per non dimenticare, è stato l’unico insieme ai pentastellati (non rappresentati nella Casa dei calabresi), ad intervenire sulle ultime notizie inerenti Calabria Verde che da mesi sta facendo lavorare le Procure e che di recente oltre all’ex assessore, Michele Trematerra (gestione Scopelliti), e al presidente della Provincia di Cosenza, Franco Iacucci (Pd), ha visto arrivare al governatore come correttamente notiziato alla stampa dallo stesso un “avviso alla persona indagata di chiusura delle indagini preliminari ai sensi dell’art.415 bis del cpp con una contestuale informazione di garanzia sul diritto alla difesa ai sensi dell’art.369 e 369 bis del cp” emesso dalla Procura della Repubblica di Catanzaro”.

Un avviso di garanzia, così come la chiusura di una qualsiasi indagine, non sono una condanna, come non lo sono stati quegli avvisi di garanzia del caso Rimborsopoli, ma un sussulto e una qualche reazione dei rappresentanti politici dei calabresi sarebbero stati meno “bipartisan”del tacere.

Parlare poi di dimissioni per chiarire le rispettive posizioni ai magistrati sarebbe troppo arduo in terra calabra dove mai nessuno ha lasciato la poltrona, eccezion fatta per l’ex governatore che l’ha fatto subito dopo la condanna in primo grado e senza attendere l’intervento “della Severino”.

Il polverone è comunque durato qualche giorno, come si suol fare in terra calabra. Al silenzio segue sempre l’oblio. Con buona pace di tutti. Senza sdegno, senza onore e senza merito.

Francesca Gabriele