Il ritorno del Principe

L’uomo forte di Rende rientra sulla scena del dibattito politico attaccando a testa bassa il sindaco Manna. Il processo non lo spaventa e lo galvanizza molto di più il clima (decadente) che si respira in città

Sandro Principe

«Il sindaco Manna è un incapace. Prima se ne liberano i cittadini e meglio è». Non che Sandro Principe non le abbia mai pensate cose del genere, fosse per la retrospezione della sua coscienza, a proposito del sindaco di Rende, ci sarebbe da poter pubblicare molto di peggio. Però effettivamente una “scesa in campo” così perentoria dell’ex assessore regionale ed ex sottosegretario e (ancora attuale) uomo forte del “principato di Rende” non la si era ancora percepita. Segno, evidentemente, che c’è dell’altro di sotto e soprattutto c’è dell’altro in prospettiva lungo il confine del Campagnano e non deve essere irragionevole a questo punto far coincidere con questo attacco frontale l’esordio della lunga campagna elettorale rendese. E Principe, come è del tutto evidente, non vuole stare a guardare e nemmeno mediaticamente delegare.

È questa, l’evidenza pubblica del suo ritorno sulla scena, la sua prima esigenza. Segnare una irrimediabile frattura con l’operato del sindaco Marcello Manna e renderla percettibile a tutti senza margini per una giravolta spaziale. Questo non solo per provare a scoraggiare ancora di più una eventuale (e non probabile) ricandidatura del primo cittadino quanto per il messaggio urbi et orbi che manda ai naviganti.

A tutti i naviganti che bazzicano nel circondario. A partire dagli interessi della Cittadella in città, con relativo dominio di Oliverio nelle ultime scelte per la giunta e della giunta comunale, considerato da tutto questo l’asse nevralgico che ha spostato letteralmente il baricentro politico che dalle urne aveva avuto un mandato opposto. Principe con la sua dirompente iniziativa contro Manna prova a selezionare anche il tipo di offensiva diretta e non mediabile e avverte, in tal senso, sia Carlo Guccione che i Gentile che pur essendo sostanzialmente sulla sua stessa linea formalmente però traccheggiano. Palleggiano a centrocampo provando a cucinare il sindaco senza però lavorare per mandarlo a casa. Diciamo che gli serve “vivo” e solo loro probabilmente sanno il perché.

L’uscita di Principe, urbi et orbi, è un chiaro segnale anche a chi poi in consiglio o attraverso comunicati stampa prova a utilizzare i suoi consiglieri comunali, ovviamente nella direzione di tenere sulla graticola Manna. È più a questo “mondo” che al sindaco stesso che Principe manda avvisi con la sua dirompente messa in mora dell’operato di Manna. Poi c’è, indubbiamente, tutto il contenuto che ci sta appresso a cominciare da un clima tardo depressivo che Principe avverte come un falco di poter monetizzare elettoralmente con una operazione, perché no, anche “nostalgia”. Della serie, cari rendesi ve lo ricordate come si stava prima? L’operazione non è semplice, tutt’altro. La complessità è intrinseca e si raffigura in una borghesia colta che sa bene che quei bei tempi difficilmente potrebbero tornare e per svariate ragioni a cominciare da una congiuntura regionale e nazionale che non è certo favorevole. Poi, è chiaro, c’è ancora l’asse urbanistico sopra la media che consente spiragli di ottimismo e poi c’è il pil dei cittadini che se non è il primo in Calabria è perché quelli di Soverato si sono piazzati davanti per poche centinaia di euro all’anno.

Questione di spiccioli. Senza contare l’Unical, tesi di laurea copiate a parte, e una viabilità che non è mai andata in affanno neanche se si lavorasse per riuscirci tanto era stata congegnata in modo intelligente sin dai tempi che hanno preceduto lo stesso Sandro Principe. E poi c’è Manna, inteso come stagione di governo e di amministrazione e non sia mai da intendersi invece come profilo personale. Una stagione confusa, impalpabile, contraddittoria, politicamente nata con degli amici e trasformatasi in depandance della Cittadella. Il tutto sempre con Forza Italia dentro che dall’altra parte del fiume canta una musica e qui un’altra ancora. E poi nomine, delibere, lavori, incarichi che non hanno mai smesso di far discutere e “chiacchierare”. Fino a giungere alla Rende che non vive più nemmeno la sua notte, i suoi bar e le sue luci di Natale che mai come quest’anno si sono fermate al 2 novembre. Questo ha fiutato Sandro Principe. Che c’è voglia di riprovarci e voglia di riaccendere l’entusiasmo.

Non è il solo che nutre le stesse ambizioni ma lui intanto manda segnali ai naviganti. I quali, sottovoce, sussurrano che è il canto del cigno perché con un processo da affrontare di tutto ci si può permettere tranne che una campagna elettorale e una eventuale elezione a sindaco (con la tagliola della Severino alle calcagne). Non conoscono a fondo Sandro Principe, evidentemente.

E non solo per l’iter giudiziario che i suoi legali hanno sempre considerato ampiamente rassicurante, sin dai tempi delle reiterate richieste di custodia. Quanto per Principe in sé, come essenza. Se Staino prova a sparare lo stesso colpo dalla stessa distanza e centrando lo stesso zigomo di tutti gli altri esseri del mondo riesce nell’impresa, uccide. Principe non solo è ancora vivo invece, bontà sua e di tutti. Ma è pure vegeto…

 Domenico Martelli