Appalti milionari calabresi al vaglio della Dda

«Centinaia di persone ogni mese vengono a chiedere aiuto raccontando fatti di ‘ndrangheta»

Nicola Gratteri

Appalti milionari, insospettabili e ‘ndrangheta. «Ci sono centinaia di persone che bussano alla mia porta ogni mese per chiedere aiuto e fare denunce, quando i cittadini non bussano alle pro- te delle istituzioni vuol dire che le persone non sono credibili, di questo sì che sono soddisfatto”. Il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha usato parole chiare e precise come sempre nell’ultima intervista rilascia- ta ai giornalisti di Kronos di Rai 2. Da alcune di queste denunce sono venute fuori delicatissime indagini su alcuni grossi appalti regionali. La criminalità organizzata oltre a creare business milionari con lo spaccio delle sostanze stupefacenti ha anche bisogno di riciclare il denaro e la pressioni sugli appalti pubblici negli anni è diventata sempre più pesante sia per fare altro denaro che per ripulirlo. Le grosse somme a disposizione dei boss della ‘ndran- gheta, vanno implementate e riciclate. Il procuratore Gratteri ha voluto sottolineare con veemenza il fatto che il tesoro della ‘ndrangheta sia in mano a pochi boss de nendo i tanti picciotti “utili idioti”, per rimarcare che alla ne come nelle altre strutture sono sempre in pochi a be- ne ciare davvero della ricchezza in danno dei molti che rischiano molto ma molto di più. Negli ultimi tempi la ‘ndrangheta ha provato con maggiore convinzione a fare affari con la pubblica amministrazione con società e ditte direttamente collegate ai capi- bastone calabresi. Ma questa direzione sta portando pochi frutti per via della facilità di smascheramento di compagini societarie troppo facilmente collegabili ai boss perchè spesso si tratta di congiunti, familiari e amici inti- mi. La nuova frontiera quindi per entrare sempre più nelle stanze dei bottoni della politica e della pubblica amministrazione è quel- la di sfruttare nomi insospettabili e nuovi. E siccome “pecunia non olet”, i boss sarebbero riusciti a convincere alcuni insospettabili a scendere a patti col diavolo in cambio di denaro. Si tratterebbe in alcuni casi anche di giovani che non hanno nessun collegamento passato con cosche e clan. In altri casi la ‘ndrangheta avrebbe per- suaso società assolutamente al di sopra di ogni sospetto. Si tratta di indagini delicate e complesse venute fuori proprio dal clima di fiducia e credibilità che il giudice Gratteri, insieme ad alcuni suoi collaboratori, sia magistrati che tra le forze dell’ordine, è riuscito a creare negli ultimi anni in Calabria. Un piccolo squarcio in un muro di omertà, complicità e connivenza, attraverso il quale si sta cercando di ricostruire un rapporto sano tra i cittadini e le istituzioni. Compito difficile che richiede tempo e pazienza. Al- cune di queste veri che che sta compiendo la Dda di Catanzaro, quindi, riguarderebbero appalti milionari in Calabria. La raccolta delle prove, però, non è cosa semplice. I fatti raccontati al giudice da alcune gole profonde poi van- no scrupolosamente passati al se- taccio e al vaglio della fase investigativa che può richiedere mesi e mesi di duro lavoro. La speranza è che un vera primavera calabrese possa prendere spunto dalle indagini e dai processi in corso per inondare l’intera regione di quel “fresco profumo di libertà” di borselliniana memoria. Sui rapporti tra ma e e politiche il giudice ha detto due giorni fa a Rai 2: ““La ‘Ndrangheta controlla il 20-30% dei voti. È un rischio ovviamente, però vale la pena provarci, anche se parliamo di piccoli comuni. Ba- sta spostare il pacchetto di quei voti dalla lista A alla lista B per concorrere a decidere chi farà il sindaco o il segretario comunale. Grazie anche alla Bassanini che ha abolito il comitato regionale di controllo e la possibilità di dare più poteri al sindaco”. ”Non ci credo – ha poi detto Gratteri, è scritto in una nota, commentando l’appello del ministro dell’in- terno ai partiti di sottoscrivere prima delle elezioni un patto anti ma e -. Tutti dicono di non volere i voti della ma e che la mafia non entra nei loro partiti, poi di fatto vediamo, nel corso degli anni e delle indagini, che sempre più le ma e sono presenti nel- la politica, che dettano l’agenda e hanno sempre più potere sul piano elettorale. Soprattutto nei centri piccoli, ma anche nelle grandi città si sa perfettamente chi sono i ma osi e chi sono i candidati espressioni delle ma e. C’è quasi sempre la consapevolezza di chi si mette nella lista perché le ma e da sempre votano e fanno votare. Vigilare sulle liste è un compito immane, enorme. Nemmeno duemila persone sono in grado nell’arco di tre giorni di controllare candidato per candidato e chi rappresentano. È un lavoro che toccherebbe a chi fa le liste e soprattutto ai suggeritori”. «Forse non sono di moda o non corteggio abbastanza i giornali- sti delle testate più rinomate. Ma non mi interessa, perché io bado solo ed esclusivamente a tutelare gli interessi della collettività applicando la legge e continuando a fare il magistrato».