Piaccia o no questa è la Calabria

Puntuale come le ordinanze e come i ricorsi al Riesame di Catanzaro arrivano le liturgie del post inchiesta. Le messe senza pace finale. Le lezioncine da sociologia applicata buone ed esportabili ovunque e traducibili sotto ogni declinazione.

È Calabria anche questa, del resto. Quella che porta in grembo i semi della ‘ndrangheta ma anche quella che si affanna a dimostrare che sa maneggiare gli anticorpi della ‘ndrangheta stessa. E sappiamo bene che non è così invece. Non si spiegherebbe diversamente perché la prima versione viene sicuramente meglio ai conterranei, come è noto la ‘ndrangheta è la prima mafia d’Europa ormai. Mentre sulla lotta endemica e sociale a caccia di anticorpi, diciamo l’esibizione antimafia, solo aria fritta. Frasi fatte e sconnesse.

Qualunquismo allo stato puro e supercazzola di tognazziana memoria. Come leggere diversamente gli appelli alla rinascita e alla coesione che arrivano puntuali nel post inchiesta da associazioni e sindacati. E che dire dei regnanti della politica, nessuno escluso, che plaudono alle Forze dell’ordine ogni volta che si finisce sulle reti televisive nazionali mentre sui propri cellulari ancora risulta tra le ultime chiamate magari quella di uno degli arrestati nel blitz. Senza contare di protocolli, firme solenni, giuramenti d’onore, targhe, marce. C’è di tutto nella Calabria del giorno dopo che s’affanna a mostrare d’avere anticorpi degni della “malattia”.

Ma così non è, e chi lo deve sapere lo sa benissimo. Giri l’angolo, si appannano i riflettori, e si ricomincia. Come prima e più di prima. E più uniti che mai, cosche e società civile. Non si diventa perimetro fiscale dell’eden delle mafie senza che vi sia una “accoglienza” primordiale che altrove è introvabile. Piaccia o no la Calabria (per il momento) questa è.