Io, lui e l’altro Commedia spontanea

Mario, Marco (e Nicola, da non confondere però con il “compagno” di sempre di Mario). Nicola non lo mettiamo tra parentesi perché in diminutio, tutt’altro. Ma perché diventa inevitabile citarlo delicatamente come convitato di pietra ogni qual volta (negli ultimi tempi) si fa il nome di Marco. Mario è il governatore, per chi non l’avesse ancora capito. Marco è il ministro degli Interni Minniti, “il” ministro se ce n’è uno nel governo Gentiloni. E Nicola è il procuratore capo di Catanzaro Gratteri, tanto “sbirro” nell’inseguire trame e tentacoli delle cosche quanto suggeritore spontaneo (e mediatico) di tesi di rivalsa sociale e inevitabilmente politica. E di “bacchettate”, una di queste ha riguardato di recente proprio le politiche sull’immigrazione. Oliverio ad un certo punto, e dalle colonne di Gazzetta del Sud, prova a tirare la volata al ministro Minniti. A modo suo e cioè lasciando libera interpretazione al lettore. Il “titolo” è semplice, giù le mani da Marco e che sia candidato (anche) in Calabria…«- Dopo circa un trentennio – si legge – negli ultimi anni con i governi guidati da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, il Sud e la Calabria hanno riacquistato centralità nelle politiche nazionali in termini di programmi di investimenti. Un qualificato protagonista di questa esperienza di governo è stato Marco Minniti. Comprendo le ragioni di una candidatura di Minniti, in quanto ministro dell’Interno, in altre realtà del Paese. Francamente però non si motiverebbe una non candidatura nella sua regione, dal momento che la legge prevede la posibilità di più candidature in diverse circoscrizioni elettorali». Libera interpretazione, lascia Oliverio. Soprattutto a se stesso. Perché forse il primo che non ha nessuna intenzione (per svariate inopportunità) di candidarsi nella “sua” Reggio è proprio Minniti. Troppo legato ad un retaggio come minimo nazionale per misurarsi localmente. Ma Oliverio lo vorrebbe anche in Calabria e non sappiamo se ha avvertito il ministro del suo mediatico desiderio. A pensarci bene, però, lo avrà fatto certamente. Perché lui, a differenza di Nicola (Gratteri), nel “dono del giudizio” può avvalersi di meno attenuanti generiche…