Frontale pericoloso

“La strategia del Viminale sui migranti non mi è piaciuta perché secondo me non è da stato occidentale e civile”.

Se non fosse che il Vimimale è “abitato” al timone dal “nostro” Marco Minniti e se non fosse che il “titolare” del fendente che avete appena letto si chiama Nicola Gratteri alla fine passerebbe in cavalleria pure che di migranti si sta parlando. Con tanto di scelte radicali e profonde da parte del governo criticate aspramente da uno dei magistrati più in vista del Paese.

E per svariate ragioni. Non solo. Anche Marco Minniti non è un ministro “qualsiasi” nel senso che è tra i più apprezzati della squadra di Gentiloni al punto che non dispiace nemmeno ai tifosi parlamentari del governo del presidente Mattarella. Quello del giorno dopo il voto, quello che si fa con larghe intese.

Quello che probabilmente piace meno a Matteo Renzi. Ed eccolo il “terzo” incomodo nella querelle (unidirezionale) tra Gratteri e Minniti.

Il voto del 4 marzo. Un magistrato così noto e mediaticamente penetrante che affossa la riforma principale dell’apprezzatissimo ministro degli Interni. Uno scontro frontale persino pericoloso. Non ci trovassimo al cospetto di due figure istituzionali dal non giudicabile spessore e senso civico avremmo detto che anche questa è campagna elettorale…