E il dentista Lupo prova a riprendersi la 488 sequestrata, il Tar boccia tutto

Era stato prima condannato a 13 anni di reclusione per poi essere prosciolto per soopravvenuta prescrizione, ora ha provato a recuperare i fondi che il ministero aveva revocato alla sua società ma il Tar ha respinto il suo ricorso. La vicendaall’epoca suscitò molto scalpore perchè riguardava noti professionisti cosentini finiti nei guai con la giustizia per truffa alla ex legge 488 relativa ai fondi comunitari europei. Poi nel 2011 furono tutti prosciolti in Appello per sopravvenuta prescrizione. Ma questo avveniva sul fronte penale della vicenda. Ieri il tribunale amministrativo della Calabria, sezione seconda di Catanzaro, sul ricorso numero di registro generale 156 del 2008, proposto da: Soc. Mimax Srl, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Oreste Morcavallo, con domicilio eletto presso il suo studio in Cosenza, corso Luigi Fera, 23; contro Ministero dello Sviluppo Economico, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distr. le Catanzaro, domiciliata in Catanzaro, via G.Da Fiore, 34; nei confronti di Centrobanca Sf Spa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Marco Tucci, Anna Baldini, Michele Tucci, con domicilio eletto presso lo studio Claudio Larussa in Catanzaro, via A. Turco,18; per l’annullamento del decreto ministeriale n. B2/RD/9 del 22.10.2007, di revoca di agevolazioni finanziarie, ha così deciso: “La ricorrente ha impugnato il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico n. B2/RD/9 del 22.10.2007 con il quale è disposta la revoca delle agevolazioni finanziarie provvisoria di un contributo in c/capitali pari ad €. 1.235.313,00 relativamente ad un programma di investimenti di €. 3.200.999,86 da corrispondersi in tre quote annuali di €. 411.777,00. Contestualmente, la ricorrente ha impugnato ogni atto presupposto, conseguente e/o connesso ed in particolare la nota di Centrobanca S.F. del 4 novembre 2004. A sostegno del gravame ha dedotto la falsa applicazione degli artt. 7 e 8, l. n. 241/1990, l’eccesso di potere per travisamento ed erronea motivazione. Si sono costituiti in giudizio il MISE e Centrobanca SF s.p.a. chiedendo il rigetto del ricorso. Alla camera di consiglio del 6 marzo 2008 la causa veniva rinviata al merito. All’udienza pubblica del 28 novembre 2017 la causa veniva trattenuta in decisione. Il ricorso è infondato. Con D.M. n. 112065 del 12.02.2002 il Ministero delle Attività Produttive concedeva in via provvisoria il contributo di Lit. 2.391.900.000; veniva quindi resa disponibile presso la banca concessionaria la prima quota di contributo pari a euro 411.771,00. Successivamente, con ordinanza n. 5945/03 del 29.06.2004 il GIP presso il Tribunale di Cosenza, applicava, nei confronti di Lupo Giovanni, la misura cautelare della custodia in carcere e disponeva il sequestro preventivo delle somme appostate nel sistema bancario a diverso titolo nella disponibilità degli indagati, nonché delle quote ed azioni ad essi intestate e relative a società per le quali erano in corso di erogazione finanziamenti pubblici. Venivano configurate nella citata ordinanza “condotte delittuose reiteratamente poste in essere — conseguendo un vantaggio con relativo danno patrimoniale pari ad una somma superiore ai trenta miliardi di lire — e rientranti in una programmata attività illecita, deliberata e costruita fin nei minimi dettagli dagli indagati, in special modo dal Lupo e dal Mortati e con finalità ben chiara, di appropriarsi di ingenti somme di denaro, cercando di occultarne la destinazione, utilizzando le società in questione per perseguire e realizzare gli intenti delittuosi”. Avverso la suddetta ordinanza n. 5945/03 del 30.06.2004 veniva presentata istanza di riesame in data 05.07.2004, pronunciandosi sulla quale, la I sezione Penale del Tribunale di Catanzaro, sostituiva la misura coercitiva applicata nei confronti di Lupo Giovanni con la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività d’impresa od uffici direttivi delle persone giuridiche ed imprese. Con il primo motivo, la ricorrente ha dedotto la violazione degli artt. 7 e 8 della Legge 241/90, asserendo di aver ricevuto la comunicazione di avvio del procedimento di revoca nel 2002, laddove il provvedimento di revoca le veniva notificato ben cinque anni dopo. In primo luogo la comunicazione di avvio del procedimento di revoca è stata trasmessa alla ditta con nota prot. n. 101910 del 04.10.2004 e ricevuta dalla stessa in data 11.10.2004. Ciò premesso e anche prescindendo dalla natura ordinaria del termine indicato nella comunicazione di avvio del procedimento, si deve osservare che nel lasso temporale intercorso tra la comunicazione di avvio del procedimento di revoca e l’adozione del decreto di revoca vi è stata, comunque, una corrispondenza intercorsa tra il Ministero e la ditta di cui si è dato conto in precedenza. Il motivo pertanto deve essere respinto. Con il secondo ed il terzo motivo di ricorso, la ditta contesta l’adozione del provvedimento impugnato, effettuata sulla base della circostanza per cui, all’amministratore della ditta MIMAX S.r.l. era stata inflitta la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività di impresa od uffici direttivi delle persone giuridiche o imprese, e sulla base delle irregolarità accertate dalla Guardia di Finanza. Alla stregua delle considerazioni svolte il ricorso deve essere respinto”