Marziale: «Evitare che Gomorra diventi un mito»

Antonio Marziale

“Da libro denuncia di Roberto Saviano, Gomorra ha fatto in fretta a tramutarsi in fiction, che Sky ha pensato bene di corredare con un gioco che permetterà ai ‘fortunati di conoscere alcuni dei personaggi”. È diventato un gioco di carte dove ‘lo scopo ultimo è scalare la vetta del potere prima che il cerchio delle forze dell’ordine si chiuda attorno a noi’. È “cialda in ostia Gomorra per decorazione torta”. Sul web veicolano petizioni a valanga perché diventi presto videogioco. Io mi chiedo se tutto ciò sia normale o, per meglio dire, normalmente accettabile”.
È quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria. “Territorio – spiega – in cui la fascinazione criminale rappresenta un pericolo reale per i soggetti in età evolutiva, tanto radicata è, e dove certe produzioni finiscono per alimentare il mito anziché distruggerlo. In Calabria, ogni giorno ci sono magistrati, forze di polizia e gente impegnata a contrastare il fenomeno mafioso e preparare per i più giovani un futuro affrancato dalla violenza – incalza il Garante – pertanto ritengo, senza la minima ombra di smentita, sia giunto il momento di invertire la rotta, di responsabilizzare i poteri mediatici ad un maggiore rispetto, ad una attenzione che evidentemente manca. E nessuno osi dire che i media non hanno responsabilità, perché non siamo più all’era degli apocalittici o integrati di Umberto Eco e la scienza a più livelli conferma che i media causano effetti emotivamente rilevanti soprattutto tra i minori”.
Per Marziale “questo autentico contro-lavoro sta assumendosi delle responsabilità di non poco conto ed è importante che abbia fine. E forse Roberto Saviano, dalla cui coraggiosa denuncia tutto è partito, contribuirebbe molto alla causa se spiegasse che Gomorra e’ un crimine non uno show business e orientasse il dibattito verso una piega diversa. Dal canto mio – conclude – farò tutto ciò che rientra nelle mie prerogative istituzionali perché i bambini e gli adolescenti del mio territorio abbiano ben altri stimoli sociali, non Gomorre”.