«Eccessiva discrezionalità del ministero»

L’avvocato amministrativista Oreste Morcavallo commenta l’ultima “infornata” di Comuni sciolti per mafia. La nuova formulazione della norma «richiede che vengano accertati collegamenti tra gli amministratori e la criminalità»

Oreste Morcavallo

Dopo i recenti provvedimenti di scioglimento di ben 5 comuni calabresi, Lamezia Terme, Cassano Jonio, Marina di Gioiosa, Petronà, Isola Capo Rizzuto, abbiamo ritenuto utile approfondire dal punto di vista giuridico la normativa di questo speciale procedimento e le sue finalità per le gravissime conseguenze negli enti locali.
Per questo abbiamo intervistato l’avvocato Oreste Morcavallo, uno dei maggiori esperti della materia, delegato regionale della Società italiana avvocati amministrativisti.

Sappiamo che ha difeso molti Comuni sciolti per mafia, quale è la sua impressione sul recente scioglimento dei cinque Comuni?
«Purtroppo la Calabria ha il primato del più alto numero di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e per interdittive antimafia, precedendo la Sicilia, la Campania, la Puglia. Il fenomeno, purtroppo, si sta estendendo anche a Regioni come il Lazio, la Lombardia, prima del tutto esenti.
Per questo ho avuto modo di assistere molti amministratori di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, quali Amantea, Corigliano, San Calogero, Ricadi, Sant’Ilario all’Ionio.
Statisticamente, per questa tipologia di giudizi in generale, vi è una bassa percentuale di successo, di esito positivo».

Come spiega questo?
«Vi è una eccessiva ed ingiustificata assoluta discrezionalità del ministero dell’Interno, che adotta il provvedimento finale e del prefetto, che compie l’istruttoria. Voglio, cioè, sottolineare un aspetto fondamentale che viene sistematicamente trascurato dai provvedimenti di scioglimento. La vecchia formulazione della norma sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazione e condizionamento mafioso era limitata agli accertamenti dai quali “emergono elementi diretti o indiretti di collegamento degli amministratori con la criminalità organizzata”.
Il legislatore ha inteso modificare tale disposizione stabilendo: “quando emergono concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti…….”.
La modifica è significativa e cioè non basta che vengano accertati dei collegamenti degli amministratori con la criminalità, ma occorre provare che tali collegamenti siano “concreti, univoci e rilevanti”».

Ci spieghi meglio.
«Le istruttorie compiute dai prefetti si basano spesso su sporadiche frequentazioni, su episodi isolati e datati e non tengono conto delle novità della legge, introdotte dal Parlamento, che esigono elementi più puntuali, più pregnanti.
Non può essere sufficiente, come si è pure verificato, che l’aggiudicazione di un appalto di lavori o forniture del tutto regolare a ditta con precedenti penali e, poi, interdetta possa costituire motivo di scioglimento. Ed in una materia in cui gli amministratori non hanno competenza diretta.
Od il caso, pure verificatosi, ove per la campagna elettorale di un Sindaco, sia stato utilizzato per attaccare i manifesti elettorali un soggetto con precedenti penali.
La nuova normativa richiede riscontri più puntuali, più rilevanti, più decisivi e, cioè, la prova che tali elementi condizionino l’attività amministrativa dei Comuni».

E per i nostri Comuni sciolti qual è il suo pensiero?
«Non conosco la motivazione dei decreti perché non ancora notificati, ma la contestualità dei provvedimenti per ben 5 Comuni e la inconfutabile circostanza che Comuni importanti, quali Lamezia Terme e Cassano Jonio, erano stati eletti da pochissimo tempo, mi fa propendere per una istruttoria carente, contraddittoria e, comunque, ingiustificata alla luce dei principi fissati dalla nuova normativa».

Ma quali sono le conseguenze per i Comuni e per gli amministratori?
«Proprio la gravità delle conseguenze è un ulteriore elemento che milita a favore della necessità di una valutazione rigorosa, completa e soprattutto di una verifica della effettiva incidenza dei presunti collegamenti con la gestione dei Comuni.
In effetti allo scioglimento consegue quale effetto il commissariamento del Comune, per un periodo da 12 a 18 mesi prorogabile a 24, la cessazione delle cariche dei consiglieri e la incandidabilità per consiglieri che hanno dato causa al decreto di scioglimento.
Come si può rilevare sono conseguenze gravissime che limitano diritti costituzionali fondamentali che mal si conciliano con la discrezionalità assoluta e, spesso, ingiustificata od immotivata del provvedimento di scioglimento».