Cessioni di crediti, quei “bidoni” sul Tirreno

Fatture vendute a società di factoring che però in alcuni casi non sarebbero più esigibili.  I magistrati  potrebbero averci già buttato l’occhio

Le vicende sanitarie non finiscono mai di arricchirsi di elementi che aggiungono al quadro a tinte fosche della insostenibilità del piano di rientro, elementi che fanno intendere come non tutti remino nella stessa direzione.
È di qualche giorno fa la notizia (La Provincia 27 novembre) dei debiti nascosti (saldo mobilità passiva, differenze tariffarie, transazioni risalenti ad altre dieci anni fa e non pagate) che riemergono e si presentano alla riscossione, insomma un vero e proprio pozzo senza fondo che rischia – nonostante l’ottimismo e l’attivismo del commissario Scura – di far saltare il banco. Il secondo capitolo è quello dei crediti ceduti a società finanziarie. Pratica corretta, prevista dalle leggi e dai codici, intendiamoci, quando si tratta di acquisire – mediante appunto, l’istituto della cessione di credito – liquidità contante ed immediata (che tanto serve di questi tempi) rispetto a crediti certi che la Regione o l’Asp non intendono pagare o pagano in tempi lunghissimi ed insostenibili.
Altra cosa è quando si cedono crediti già incassati oppure crediti inesigibili attraverso contratti farlocchi che prevedono corrispettivi irrisori o pagati solo in minima parte. In tal caso la cessione, confezionata con tanto di stipula notarile, indicazione di fatture, ed ogni altro elemento formale non risulterebbe adempiuta con il concreto e completo pagamento del prezzo di cessione. In sostanza servirebbe solo a ripulire i bilanci consentendo così al cedente di sottrarsi al pagamento di imposte dovute. L’inchiesta è già in corso a Paola e riguarda da un lato aziende operanti sul Tirreno cosentino e dall’altra società finanziarie con sedi nel Regno Unito e terminali in Italia, in Emilia ed anche in Calabria, e presto si vedranno gli sviluppi.
In conclusione, da una parte i milioni spuntano, dall’altra spariscono. Ma in tutti i casi a farne le spese sono il servizio sanitario nazionale ed i cittadini per bene. E tutto sommato non è certamente questa la notizia dal momento che è sempre così che va.