Il treno di Renzi sul binario “morto”

Il leader del Pd assediato da “agenti di commercio” locali del suo partito. Il suo viaggio è stato ispirato da altro e archivierà in fretta la parentesi calabrese

Le evocazioni letterarie, musicali e persino televisive si sprecano attorno ai treni e ai binari. Forse anche questo rientra e rientrava nei piani di Matteo Renzi.

Che le pensa tutte, come è noto, pur di stare in prima file nel “motore di ricerca” delle suggestioni popolari.

E ci riesce quasi sempre. Trattasi, tra i big del Pd in circolazione, dell’unico che il giorno dopo il referendum del grande Nord sull’autonomia “indolore” da far ingoiare al Paese non ha fatto il centralista sinistroide e ha invece teso una mano alle pulsioni e alle fatture che scalpitano tra Veneto e Lombardia.

Il suo vice Maurizio Martina, tanto per dire, è andato subito anche mediaticamente in direzione opposta.

Questo è Renzi e deve stupire poco se con il treno itinerante in giro per il Paese attrae facinorosi e protestanti e attira pure, inevitabilmente, “agenti di commercio” del suo stesso partito. La foto che ritrae la tavolata di Calabria in un vagone con Renzi seduto al centro è il “dipinto” perfetto dell’ansia da poltrona.

Che non è un reato, chiamasi istinto di sopravvivenza, o conservazione della specie se si preferisce.

E a Renzi, di questi tempi, va bene anche questo ma questa del vagone di Calabria è l’ultima tra le foto che metterà nell’album finale a corredo del suo viaggio per l’Italia. L’ispirazione del treno e delle stazioni gli è stata suggerita, forse anche da se stesso, per raffigurare l’abbraccio e il contatto con la quotidianità degli italiani.

Le loro liturgie, le repressioni. I vagoni e le rotaie di ritorno dal lavoro (quando c’è). O in viaggio per curarsi (se e dove è possibile).

Raramente per andare in vacanza. Poche parole in “uscita” e molti decibel in “entrata”, dalla piazza.

Questo l’abbraccio di Renzi alla “normalità” in viaggio in treno. Quella di tutti i giorni. Assediato da cultori della poltrona s’è qui trovato invece alle prese con una “linea” che non aveva previsto. E da un binario che non s’aspettava. Un binario “morto”…