Prove tecniche di unità nel Pd cosentino: congresso verso una sola candidatura

Mazzuca e Donato potrebbero ritirare la propria corsa. Ancora poco chiari i contorni dell'accordo

Uno e trino, pare saper diventare il Pd alla cosentina che non è un Pd banale, tanto per capirci. Trattasi dell’estrazione più forte e regnante dell’intero partito regionale e una qualche considerazione in più la merita, non fosse altro perché è il circondario del governatore, del segretario regionale, del consigliere più votato, di tanti e tanti altri pezzi da novanta che gravitano nell’orbita regionale e parlamentare.

Uno e trino, dicevamo. O più verosimilmente prima trino e poi, d’improvviso e quasi clamorosamente (ma non troppo), uno. Uno “unito” ma che non lo si baratti per una cosa sola. C’è della trattazione, se il progetto va in porto, se si arriva all’unità formale. E dietro ogni trattazione ci sono delle rinunce e delle trame.

Ma è da una annunciazione che non si può che iniziare: la candidatura unitaria e solitaria di Luigi Guglielmelli per la riconferma alla segreteria. La base è questa, tutto il resto sta dietro in termini di trame ma vale a poco se Giuseppe Mazzuca e Angela Donato non annunciano il loro (buen) ritiro. A quali condizioni e per fare cosa in alternativa e al prezzo di quali scenari non è dato sapere. Certo è che se il progetto va in porto si materializza la “pensata” (non solitaria) del segretario Magorno che a questo ha sempre lavorato. Non solo per gestire sul pulpito mediatico il grande risultato (inatteso) dell’unità. Quanto perché tessere alla mano se la sconfitta di Guglielmelli è sempre apparsa improbabile è altrettanto vero che una frattura a due del partito, con una variabile della terza costola (Donato) per nulla trascurabile in termini di prospettiva, ha sempre rappresentato un problema sia per Magorno che per Oliverio. Occorre non dimenticare che siamo a due passi dalla campagna elettorale per le elezioni politiche di primavera e che in teoria non servirebbero nemmeno altri passi perché Oliverio decida di mettere mano al rimpsto di giunta che ha garantito a suo tempo.

Questo per dire che carne al fuoco della “trattazione” non ne è mancata se si arriva alla rinuncia dei due candidati alla corsa. Che poi significa che la regnanza del partito (e probabilmente della Regione) non può non essere scesa a patti con Carlo Guccione (dietro la candidatura di Mazzuca) e con Graziano Di Natale e Mario Pirillo per quanto riguarda la candidatura di Donato.

Il più scontato dei finali di partita ha come sottotitolo “se son rose fioriranno”, come è noto. La sensazione, non da oggi, è che siano già fiorite e cresciute le rose della tregua. Niente a che vedere con le piante d’ulivo, simbolo della pace. Ma una pausa sì. Le rose la portano e l’hanno già portata. Non è dato sapere se per il bene del partito. Questo è tutto un altro discorso…