«Più polizia penitenziaria nelle carceri calabresi»

Interrogazione al ministro Orlando dei deputati Occhiuto e Censore

Andrea Orlando

Più polizia penitenziaria nelle carceri calabresi. Perché è qui che si registra la media più alta nel delta tra agente e potenziale criminale che deve accudire. È questo il contenuto di una interrogazione parlamentare che i deputati Roberto Occhiuto e Bruno Censore hanno rivolto al ministro della Giustizia Orlando.

IL TESTO DELLA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

«Per sapere – si legge – premesso che: risulta che presso il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria siano in corso incontri sindacali finalizzati all’analisi di uno schema di decreto ministeriale relativo alla rideterminazione dei contingenti di polizia penitenziaria assegnati agli istituti penitenziari; la determinazione organica dei ruoli della polizia penitenziaria di cui al decreto del Ministro della giustizia del 22 marzo 2013 ha fortemente penalizzato la regione Calabria non tenendo in alcuna considerazione l’apertura di nuove strutture detentive e, soprattutto, la particolare e specifica pervasività della criminalità organizzata nel territorio calabrese; Allo stato in Calabria si registra il più alto rapporto detenuti/agenti che si assesta intorno ad 1,80 contro una media nazionale di circa, 1,40 e punte positive di 1,20 nei provveditorati di Firenze e di Cagliari; particolarmente grave appare la situazione della casa circondariale di Vibo Valentia alla quale gli atti conseguenti al decreto ministeriale del 2013 hanno sottratto ben 62 unità del Corpo della polizia penitenziaria, portando l’organica previsto dalle precedenti 202 unità all’attuale previsione di 140 poliziotti penitenziari; nel contempo, inoltre, la popolazione detenuta ospitata da quella casa circondariale è notevolmente cresciuta numericamente ed è oramai rappresentata in larghissima parte da detenuti appartenenti alla criminalità organizzata;Nonostante a livello nazionale si registri negli istituti penitenziari una presenza media di un poliziotto per meno di 1,5 detenuti, al carcere di Vibo Valentia la suddetta media è di circa un agente per ogni tre detenuti (134 appartenenti al Corpo per oltre 400 detenuti ristretti di cui circa 220 in alta sicurezza); la situazione risulta ancora più grave se si tiene in considerazione la gran mole di traduzioni che il reparto della polizia penitenziaria di Vibo Valentia è chiamato ad assicurare; di tanto sembrerebbe essere stata interessata più volte l’amministrazione penitenziaria e, da ultimo, il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria ha denunciato le gravi difficoltà operative anche mediante un sit-in tenutosi presso il medesimo penitenziario e documentato dal servizio del Tgr Calabria recante data 29 settembre 2017; Secondo il suddetto Sindacato, tenuto conto della media nazionale, del carico di lavoro richiesto, della tipologia di detenuti presenti e della specificità del territorio, sarebbe necessario pervenire per la casa circondariale di Vibo Valentia ad una previsione organica di circa 250 unità appartenenti ai diversi ordini e gradi della polizia penitenziaria; occorre prendere atto della situazione sopra descritta, della dimensione territoriale di riferimento e della compressione che ne deriva a carico dei diritti fondamentali e inviolabili contenuti nella Costituzione, nonché delle evidenti difficoltà registrate dalla Camera penale per gli inevitabili ritardi relativi ai colloqui difensivi, oltre che alla tenuta della sicurezza dell’istituto e di conseguenza del territorio. Quali iniziative intenda assumere per garantire una pianta organica della polizia penitenziaria adeguata alle esigenze del carcere di Vibo Valentia e degli altri istituti della regione Calabria, attualmente sottodimensionati rispetto ai dati medi nazionali».