Il dopo Santelli è ora, i concorrenti per la corsa d’inverno

Forza Italia non mollerà la presa, il diritto di nomination lo difenderà. Dall'altra parte del campo molto dipende dall'accordo, se ci sarà o meno, tra Pd e Cinquestelle

La corsa d’inverno. La corsa “di corsa” e con ogni probabilità in modalità “virtual” e con campagna elettorale in smart working. Ma corsa sarà, perché il potere non può fermarsi più di tanto ai box. La gran fretta di togliere il giocattolo dalle mani di Nino Spirlì (provando a contenerne gli effetti collaterali…) coincide con un incrocio che si ammanta di civismo. Calabria “costretta” ad andare al voto più o meno entro marzo. Il rischio pandemico del lockdown è l’unica incognita, per il resto i giochi sono già aperti e le urne si vedono già all’orizzonte. Il consigliere regionale Anastasi forse è stato volutamente e sadicamente espositivo, «a bara ancora aperta c’è già chi va a cercare voti in giro…». Ma alzi la mano chi si sorprende per davvero che il gran circo della regnanza politica abbia iniziato da subito a chiedersi che si farà, e con chi. Qualcuno, e a questo punto non lo confesserà mai e neanche a se stesso, aveva persino iniziato a farlo prima, da tempo. A Jole Santelli ancora in Cittadella. Ma questo è un altro discorso.
Palla drammaticamente al centro allora e di tempo per tattiche cervellotiche, trappole, riunioni ingannevoli e speranze (per alcuni) riposte nelle incursioni della magistratura ve ne è davvero poco. Persino Gratteri dagli studi de “La 7” non ha faticato ad ammettere che lui, per formazione civica e responsabilità democratica, cerca sempre (se può) di non interferire durante un percorso elettorale chiamato a rinnovare le varie assisi di Calabria. O subito prima, o subito dopo.
Si andrà di corsa. E Forza Italia farà in modo che si debba soltanto riavvolgere il nastro. Il suo nastro. La tragica incursione del decesso del presidente Santelli (dopo soli 8 mesi di governo regionale) non può che valere, per gli Azzurri, come quella partita interrotta dopo pochi minuti per un terremoto. Si ripete daccapo, e il calcio d’inizio tocca alla squadra di prima. Questo almeno lo schema che difenderà con i denti Forza Italia tanto più che stavolta Berlusconi, che ha avuto parole uniche per Jole Santelli a reti unificate, ci metterà il timbro all’inizio e alla fine della campagna d’inverno di Calabria. Fosse solo per una (anche mediatica) questione d’affetto. Se poi si tiene conto della nefasta esperienza reggina (Minicuci imposto dalla Lega, come da accordi, e bastonato dalle urne con la città che voleva invece svoltare a destra) lo schema sembra già delineato in partenza. Forza Italia, a cui toccava la nomination prima del voto di gennaio, recupererà razionalmente lo schema. E i nomi quelli sono. Un Occhiuto (più verosimilmente il deputato Roberto) potrebbe essere della partita. Così come un pensiero potrebbe farcelo Gianluca Gallo, consigliere regionale. Anche il presidente del consiglio regionale Mimmo Tallini è da inserire di diritto, per il lungo corso a Palazzo, nella griglia di partenza. Il giovane senatore Mangialavori lo era prima in corsa e a maggior ragione riappare ora, nonostante nei mesi scorsi sia comparso in qualche prefigurazione giudiziaria (senza esserne idagato). Scendendo più a sud un pensiero può farcelo anche Ciccio Cannizzaro, a maggior ragione se lo si considera quello che più ostinatamente non voleva la corsa di Minicuci a sindaco di Reggio. Poi si è capito il perché.
Nel campo (solo parzialmente) avverso la traumatica scomparsa di Jole Santelli non solo rischia di non far scattare automaticamente la teoria dell’alternanza (in Calabria per le regionali non ha mai vinto due volte di fila lo stesso schieramento) ma piuttosto che unire e compattare il fronte rischia di farlo implodere del tutto. Si sentono già da lontano sirene e tamburi di guerra e vale per tutti, e per tutto, lo stato di “salute” del principale partito chiamato a menare la danza. Il Pd calabrese ha un commissario (Stefano Graziano) che solo all’ultimo il Nazareno ha “trattenuto”, la sua sostituzione era cosa fatta. Un gioco ad incastri tra correnti nazionali lo ha costipato ancora da queste parti ma era dato in partenza, con tutto quello che ne consegue. Non è dato sapere chi comanda e perché, si naviga un po’ a spasmi in attesa di un congresso che ormai si celebrerà, se si celebrerà, a babbo morto.
Zingaretti (poco appassionato alle battaglie di Calabria) spinge per un accordo con i Cinquestelle con cessione di nomination di cui però non sono tanto innamorati né l’altra gamba del Pd (nazionale e regionale) né gli stessi pentastellati (o quello che ne rimane) conterranei. Se accordo in laboratorio sarà i Cinquestelle, allo stato, hanno due soluzioni sul tavolo da proporre al Pd. Una di “movimento”, l’altra scimmiottando l’esperimento Callipo bis. Nicola Morra rappresenterebbe la prima, De Masi la seconda. Non è chiaro, stavolta, quanto il Pd sia disposto ancora a perdere prima di gareggiare, la strada new generation dell’imprenditore a tutti i costi pare non convinca più di tanto (poi, è chiaro, dipende sempre dall’imprenditore…).
Più ragionevolmente, anche per il poco tempo a disposizione, si tenterà di esplorare meno e di partire spediti il più presto possibile e resta più in piedi l’ipotesi Morra, se accordo con i Cinquestelle sarà. Appunto, se accordo sarà. Perché l’altra gran fetta della bilancia pende per una corsa in solitudine tanto dei dem quanto dei Pentastellati (anche alla luce delle percentuali risibili raccolte dai grillini nelle ultime uscite). Il Pd ha soluzioni reggine e cosentine, anche con movimenti sotterranei dall’una all’altra delle città e viceversa. Reggio è in ordine di tempo il perimetro dell’ultimo successo brillante e anche inatteso del Pd (e anche nonostante il Pd) ma Peppe Falcomatà ha davvero vinto da poco, troppo poco, per salutare i cittadini in vista della Cittadella. È l’ultimo che ha battuto il centrodestra unito (?) e per giunta a Reggio ma è complicata la sua uscita ora dal perimetro comunale altrimenti la nomination gli spetterebbe di diritto. Anche perché, se è per questo e cioè per “ringraziare” Reggio della vittoria alle comunali, la nomination di Nicola Irto può rappresentare una possibile soluzione nel campo del Pd. Un pensiero può farcelo, Irto. Così come può farcelo, risalendo verso nord, Carlo Guccione, che nel gioco a incastri tra provincia più grande e peso di correnti interne al Pd può dire la sua.
A destra come a manca i giochi sono già aperti. Nel lutto e nello sconcerto ma sono, inevitabilmente, già aperti…

I.T.