Regione, uno psicologo a capo del lavoro che non c’è

    Roberto Cosentino funzionario del dipartimento che deve gestire la commissione per l'autoimpiego e soprattutto la rogna dei lavoratori ex mobilità in deroga, quelli che hanno lavorato 5 mesi fin qui senza prendere un soldo. Forse è per questo che qualcuno ha pensato di mettere sulla quella poltrona chi gioca con la mente e non con i salari...

    Si chiama Roberto Cosentino ed è uno “stimato” (nel senso che è stato letteralmente oggetto di stima) psicologo.

    Ti immagini uno studio pieno di gente che transita sul lettino del suo studio e invece no. Se ne parliamo è perché è anche (diciamo soprattutto) funzionario del dipartimento Lavoro della Regione Calabria, settore politiche attive.

    Il dipartimento per intenderci sotto l’egida della regnanza di Fortunato Varone, il nipote di Natuzza, la mistica del dono dell’ubiquità.

    Non solo. Roberto Cosentino è anche (diciamo soprattutto) presidente della commissione del dipartimento incaricata di valutare la sostenibilità dei progetti da autoimpiego. Per farla breve, uno che in poco tempo deve capire se davanti si trova giovanotti in grado di diventare i Bill Gates di domani o se ha al suo cospetto delle potenzialità commerciali che devono solo essere “accese”.

    Nelle altre regioni, tanto per dire, a capo di una commissione del genere ci stanno consolidati sindacalisti, ex manager attempati, capitani d’industria che donano la propria consulenza a beneficio di chi non ha ancora lavoro.

    E invece no, dalle nostre parti c’è Roberto Cosentino, lo psicologo. Cosa possa mai avere a che fare uno psicologo con la materia del lavoro (che non c’è e che spesso occorre inventare) e con le politiche attive del mercato del lavoro non è stato facile comprenderlo. E non è bastato, per comprenderlo, neanche un lavoro d’indagine introspettiva. Bisognava volare alto, e ci siamo arrivati. Cosentino (lo psicologo) è lì per altro e adesso abbiamo capito il perché.

    Tra le sue mansioni in Regione c’è anche quella di coordinare e sovraintendere al cosiddetto accordo (che non c’è mai stato con l’Inps) per i tirocinanti ex percettori di mobilità in deroga. Trattasi di 1000 o 1500 disgraziati che navigano da casa al Comune più vicino che li ha utilizzati fin qui. Lavorano da luglio e qualcuno anche da prima, distaccati nei municipi più vicini che li hanno ospitati fin qui ma al momento non hanno visto un euro. Neanche il becco di un quattrino. Ovviamente il loro saldo non è bianco, in pareggio.

    Perché fin qui ci hanno rimesso anche la benzina per andare a lavoro. Non dev’essere una sensazione invidiabile lavorare per 5 mesi senza essere pagati (neanche quel poco che era stato garantito loro) e in più rimettendoci la benzina. Una sensazione talmente disagevole che ora sì che si spiega perché è stato “promosso” uno psicologo a sovraintendere.

    Chi, se non chi analizza e prevede i comportamenti della mente e delle personalità, è deputato a capire prima come la prenderanno. E chi più di uno psicologo è capace di entrare nella mente degli altri e intuire fino a che punto è incazzato chi per 5 mesi prende la macchina per andare a lavoro ma non prende un euro. E la commissione che deve valutare l’autoimpiego? Nessun problema. Senza soldi non se ne cantano messe e anche il lavoro altro non diventa che un gioco di prestigio. Illusionismo.