Pd, il congresso “sovietico” di Cosenza e le schede bianche

    Il caso singolare di Luzzi dove il "candidato" più votato è proprio la scheda bianca

    Il congresso del Pd organizzato per essere sovietico in provincia di Cosenza un risultato lo ha raggiunto, se non altro. Andare, in peggio, anche al di là di ogni più funerea previsione.
    Fantozzi resta imbattibile nella metafora delle palle a terra del ceto medio con la celebre proiezione senza soluzioni di continuità della “Crazzata Pometmkin” ma qualcuno, dalle nostre parti, inizia a suggerire tra le nomination del futuro quella di Luigi Guglielmelli a spasso in circoli dove rispetto al passato non c’è stato neanche bisogno di far entrare scatole con dentro schede già compilate. Anche questa sconcertante suspance è venuta meno, in questo surreale congresso autunnale.
    Il grande accordo tra le parti che si dovevano contendere lo scettro ha consumato nei preliminari tutto quello che doveva essere consumato e c’è poco da farsi illusioni, a proposito delle motivazioni che hanno condotto all’abbraccio insolito e sorprendente.
    Trattasi in ogni caso, anche in quello più nobile, di opzioni o scambio o ipoteche su poltrone del futuro.
    Il gran valzer del potere da acchiappare o da non perdere, per farla breve. Con un unico copione con protagonista e controfigura, semiseri e semiveri entrambi.Il candidato sovietico e il (finto o finta) oppositore. Perché anche questo è stato pensato e studiato fin nei minimi (e grossolani) dettagli.
    E così anche la corsa solitaria e (fintamente) suggestiva di Angela Donato, in campo per marcare una necessaria differenziazione di chi le soffia dietro il collo ma anche per rendere non osceno il congresso stesso, altro non è che le medaglia rovesciata su se stessa.
    Della serie, tanto conta solo esserci in questo valzer delle poltrone da acchiappare e da non perdere e se ognuno sta al suo posto e se ognuno fa la parte in commedia che deve e sa fare, il tempo sarà e saprà essere galantuomo con tutti.
    Come fosse, questo Pd che viene spacciato per ufficiale nelle nostre contrade, una sorta di centrale unica d’acquisto, con offerte e bandi per tutti i gusti.
    Per tre quarti di moneta la faccia di Guglielmelli, la giri un po’ e spunta Angela Donato. È questa la rappresentazione del congresso provinciale di Cosenza del Pd stagione autunno 2017. E poco spazio, persino introvabile, per ulteriori formule. La cosiddetta terza via non è stata contemplata né offerta da chi ha organizzato il tutto. E quel poco che gli iscritti “fuori dal giro” hanno potuto organizzare qua e là ha incontrato poi difficoltà nell’emersione. Qualcuno ha preferito non andare a votare del tutto, se mai è esistito per davvero il voto nei circoli e non piuttosto precompilato.
    E qualcun altro ha invece puntato a far prevalere la scheda bianca. Della serie, ci siamo nel partito ma non recitiamo parti in commedia e soprattutto non ci prestiamo alla disfida finta tra Guglielmelli e Donati (e chi sta dietro l’uno e l’altra).
    Quindi scheda bianca. E c’è un circolo dove ha persino vinto la scheda bianca. A Luzzi è andata così. Vince il “bianco” delle schede, ispirato da una evidente protesta della dirigenza locale contro quella provinciale e regionale del partito. Un simbolo, diciamo pure un fiore nel deserto.
    Non basterà a colorare (sia pure di bianco) questo sovietico congresso. Ma un segno lo dà perché c’è sempre una terza via a saperla cercare…