Lo sbandierato sbarco di 500 medici cubani è una autentica presa in giro

Lo sbandierato sbarco di 500 medici cubani è una autentica presa in giro, di sfacciato stampo elettoralistico! I 500 medici cubani non arriveranno mai. Tant’è vero che, furbescamente, il governatore della Calabria ha già messo le mani in avanti, sussurrando che, a settembre, ne arriveranno solo una decina. E perché, stante la situazione di ingravescente criticità, non arrivano tutti i 497 arruolati? Presto detto: serve solo una fasulla passerella propagandistica, per gettare fumo negli occhi, in vista dell’appuntamento elettorale del 25 settembre. Che tristezza: le istituzioni genuflesse agli interessi di bottega. Lo sbarco dei 497 medici cubani è una colossale messinscena, salvo che qualcuno, in preda a un forsennato delirio di onnipotenza, non vagheggi, nella più urticante logica padronale, di trasformare la Calabria nella terra del Far West, dove la legge dello Stato e il diritto comunitario possono, anche, essere, impunemente, trattati come carta igienica. Procediamo per gradi. Smascheriamo la prima bugia: non è vero che i concorsi banditi a tempo indeterminato, in Calabria, sono andati, tutti, deserti. Non è vero. Giusto, per restare alla mia latitudine, presso l’Azienda Ospedaliera di Cosenza il concorso in Neonatologia non è andato deserto. Così come non è andato deserto il concorso in Radiologia. Smascheriamo la seconda bugia: l’accordo non è stato firmato con il governo cubano. L’accordo è stato firmato con una società commerciale di stanza a Cuba. La società commerciale è un soggetto di diritto privato, assimilabile, per esempio, alla nostra società a responsabilità limitata. Smascheriamo la terza bugia: lo stato di emergenza covid, alla data odierna, non è più operante, perché è cessato il 31 marzo 2022; quindi dal primo aprile 2022 non sono più legittime le relative deroghe. Ora entriamo, nel merito, dell’accordo, che ha come oggetto la somministrazione di personale medico. In Italia, la fattispecie della somministrazione di lavoro è, specificatamente, disciplinata dal titolo terzo – artt. 20 e ss – della legge Biagi. Certo: la legge Biagi prevede la possibilità di far ricorso a un’agenzia di somministrazione. Ma non a una qualunque agenzia di somministrazione. Si può far ricorso, esclusivamente, alle agenzie accreditate presso il Ministero del Lavoro. E per le pubbliche amministrazioni è posto il divieto di far ricorso all’affidamento diretto. La regione Calabria, tranne a non volerla considerare una dependance di qualche privata abitazione, è una pubblica amministrazione! Le pubbliche amministrazioni possono, certamente, selezionare un somministratore debitamente autorizzato. Però debbono selezionarlo, solo e soltanto, attivando la procedura a evidenza pubblica, attraverso un regolare bando di gara, specificando, nello stesso bando, i criteri, ai quali il somministratore deve uniformarsi nella scelta del personale. Questo è il disposto, imperativamente, consacrato dalla legge. Sennonchè il governatore della Calabria ha, letteralmente, saccheggiato la legge: ha individuato il somministratore all’interno di una nebulosa trattativa privatistica, senza nessun bando di gara; ha individuato un somministratore abusivo, perché la prescelta società commerciale cubana non è legittimata a operare nel territorio italiano, in quanto è priva della relativa autorizzazione del Ministero del Lavoro; infine, il governatore della Calabria ha omesso di specificare i criteri selettivi per il reclutamento del personale. Quindi l’abusivo somministratore cubano ci potrebbe mandare anche la “qualunque”. Insomma il governatore della Calabria, con strafottente arroganza, ha fatto razzia della legge; degli inderogabili vincoli imposti alla pubblica amministrazione e ha fatto razzia, anche, delle norme sui contratti pubblici. L’orgia della illegalità allo stato puro. E – attenzione – il richiamo fatto dal Governatore all’art. 6 bis del decreto-legge n. 105 del 2021 è un depistaggio penoso e gaglioffo. In disparte la discutibile, attuale, validità ed efficacia della disposizione richiamata e il limite temporale ivi previsto (“fino al 31 dicembre 2022”, mentre l’accordo con i cubani durerebbe 3 anni), l’art. 6 bis ammette un regime derogatorio, soltanto, rispetto alle norme in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie, ma non ammette, nella maniera più categorica, nessun regime derogatorio rispetto alle vincolanti modalità con le quali la Pubblica amministrazione può acquisire personale. Ma c’è di più e di peggio. Ammesso che i fantomatici medici cubani dovessero, per davvero, arrivare (non arriveranno mai!), cittadine e cittadini calabresi, sapete quanto costerà alla Regione Calabria ogni mese un medico cubano? Oltre 10.000 euro. Si, proprio così: oltre 10.000 euro. All’incirca 12.000 euro. Nell’accordo, maldestramente, c’è una subdola omissione. Infatti c’è scritto che la Regione Calabria si impegna a corrispondere, ogni mese, per ogni sanitario cubano, 4.700 euro (3.500, a titolo di corrispettivo, in favore della società commerciale e 1.200 euro, a titolo di importo forfettario, in favore di ciascun medico), oltre le spese di alloggio e i costi per la formazione integrativa. Inoltre, la Regione Calabria si fa carico, per 3 anni e per ogni medico cubano, dei costi di viaggio Italia-Cuba (2 andata/ritorno in ragione di ogni anno). Ebbene, già questa piattaforma economica consegna cifre da capogiro e certifica che i medici cubani, una volta giunti in Calabria, andrebbero anche formati. Un autentico paradosso: noi abbiamo bisogno di risorse da catapultare, immediatamente, in trincea, invece affittiamo risorse, che vanno anche, adeguatamente e dispendiosamente, addestrate. Ma tant’è. Tuttavia, l’accordo oscura, artatamente, una voce di spesa, obbligatoria e indefettibile. Ogni medico cubano ha diritto a percepire, ogni mese, al di là del rimborso forfettario, anche la stessa mensilità stipendiale e lo stesso connesso trattamento contributivo previsti, dal “contratto sanità” – comparto pubblico impiego – per i medici italiani in servizio presso il sistema sanitario nazionale. Così prescrive la legge dello Stato italiano! Guarda caso: questa voce di spesa, nell’accordo, è, sinuosamente, obliterata. Cioè a dire, l’accordo produce, per 3 anni (l’ingaggio, in prestito, dei medici cubani è previsto per 36 mesi), un oceanico flusso di denaro pubblico, gestito fuori da ogni regola. A conti fatti, i 497 medici cubani, in 3 anni, alla Regione Calabria costerebbero oltre 200 milioni di euro. Una mostruosa voragine economica. Della serie: dopo aver sventrato, economicamente, il Comune di Cosenza, ci si appresta a sventrare, economicamente, anche la Regione Calabria. E tutto questo, per facilitare la scalata a un seggio in Parlamento? Basta. Non è giusto turlupinare i Calabresi. Non è vero che lo sbarco dei medici cubani sia l’unica soluzione possibile. Non è vero. Anzi è la peggiore soluzione possibile, perché è praticata, sfregiando, senza ritegno, la legge. Che si dica la verità ai Calabresi. In Calabria i medici ci sono. Presso la facoltà di medicina dell’Università di Catanzaro ci sono oltre 500 medici specializzandi, che potrebbero essere assunti, in perfetta conformità alle disposizioni di legge vigenti. E, tuttavia, non vengono assunti. E non vengono assunti, perché l’Università degli Studi di Catanzaro non rilascia, illegittimamente, il relativo nulla osta. Che si abbia il coraggio di interpellarli, pubblicamente, uno a uno, i nostri specializzandi, titolati alla possibile assunzione. Sono certo, anzi certissimo che registreremo la quasi unanime disponibilità di costoro a lavorare negli ospedali calabresi. E, per i nostri specializzandi, non c’è bisogno, nemmeno, della formazione integrativa. E, per i nostri specializzandi, non si spenderebbero 12.000 euro al mese. E allora, l’ostracismo dell’Università di Catanzaro è pretestuoso ed è sospetto. Risuona come una connivente stampella a chi vuole trattare il sistema sanitario regionale della Calabria come carne da macello. Per non parlare delle centinaia e centinaia di medici calabresi, costretti nella morsa avvilente del precariato. Mi riferisco ai medici di continuità assistenziale e del 118. Camici bianchi invisibili agli occhi dei feudatari di turno. E, invece, si tratta di un valoroso esercito di uomini e donne in carne e ossa, che, quotidianamente, nonostante siano deprivati, anche, dei diritti più elementari, con encomiabile spirito di abnegazione, presiedano il territorio per assistere le nostre popolazioni. Giorno e notte. Senza mai risparmiarsi e accettando, anche, inique condizioni di lavoro. E, allora, perché, nell’emergenza data, non vengono utilizzati, magari anche a tempo determinato, i medici precari calabresi? I quali rappresentano un’autentica e inestimabile risorsa professionale, che non può essere immolata sull’umiliante altare sacrificale del farsesco sbarco dei 500 medici cubani. Basta. Anche, perché il farsesco sbarco dei 500 medici cubani mortifica e sbeffeggia le migliaia e migliaia di giovani, che, ogni anno, il mese di settembre, debbono, scelleratamente sottoporsi alle forche caudine del borbonico test di ammissione a medicina. Imbarchiamo 500 medici della Repubblica cubana e, poi, tormentiamo, vessandola, la gioventù studiosa della Repubblica italiana. Che vergogna! E, con il farsesco sbarco dei 500 medici cubani, fra l’altro, stiamo facendo ridere tutta l’Italia. Basta. Anche all’indecenza ci deve essere un limite!

GIUSEPPE CIACCO
consigliere comunale della città di Cosenza