“Rientrare dal debito per una sanità all’altezza dei bisogni dei cittadini”

Piero Piersante dell'associazione “Giuseppe Dossetti”: non si conosce l’entità esatta del nostro debito. Calabria unica Regione in Piano di rientro

La riunione di verifica del Tavolo Adduce pare abbia portato buone notizie sui conti della sanità calabrese e sulla imminente approvazione del Programma operativo 2022-2025. Il bilancio dell’ultimo anno sarà chiuso finalmente in attivo, con la possibilità di finanziare il reclutamento delle figure professionali indispensabili per raggiungere gli standard richiesti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Senza nulla togliere all’impegno dimostrato dal presidente e commissario ad acta Roberto Occhiuto, anche per il clima di collaborazione instaurato con i Ministeri affiancanti e all’interno della stessa Cittadella, dopo anni di discordie e di caos nelle scritture contabili, non dobbiamo trascurare un aspetto. I risultati positivi registrati nel 2021 sono anche frutto del progressivo depauperamento dei servizi resi al cittadino, dei tanti reparti dimezzati o chiusi per insufficienza di personale, della minore migrazione sanitaria.
Altri provvedimenti presi potranno servire a smuovere le acque stagnanti del nostro servizio sanitario regionale. Un decreto commissario ad acta (DCA) del febbraio scorso ha varato un piano di recupero delle liste d’attesa, che pone mano alle prestazioni ambulatoriali e ospedaliere, compresi gli interventi chirurgici rinviati per la pandemia, e ripartisce alle aziende territoriali e ospedaliere somme per un totale di circa sedici milioni di euro.
A marzo un altro DCA ha rimodulato e ripartito altri 6,67 mln, con cui si dovrebbero riattivare gli screening oncologici per la diagnosi precoce di tumori mammari, dell’utero e del colon-retto. È stato annunciato che gli ospedali di Praia a mare, Trebisacce e Cariati saranno reinseriti nella rete ospedaliera regionale, la quale sarà interamente rivista. In tal modo comunità molto popolose riavrebbero servizi di Pronto soccorso attivi 24 ore e dotate di tutti gli strumenti per trattare in tempi ragionevoli i casi di emergenza, evitando di consumare altre tragedie sulle nostre strade, spesso dissestate, a bordo di mezzi inadeguati.
Sono interventi più volte invocati da cittadini attenti ai bisogni sanitari, come la rete di associazioni di Comunità Competente, ma ora ci aspettiamo che ben altri fondi siano sbloccati. Ci riferiamo alla cifra di oltre un miliardo, destinata a vari interventi di edilizia sanitaria: il Grande Ospedale di Reggio Calabria (finanziato nel 2014), le sei Case della salute (2012), gli Ospedali di Vibo e della Piana di Gioia Tauro (2007), la messa a norma del Presidio Ospedaliero di Locri (1998), il nuovo Ospedale di Cosenza. Uno stallo che è frutto di gravi inadempienze, denunciate da anni nel corso di documentate iniziative. Di tutti questi ritardi dovranno emergere le responsabilità, siano esse del Dipartimento regionale Salute, della Struttura commissariale o delle Aziende sanitarie.
L’impegno principale assunto da Occhiuto è però un altro, dal quale dipende il futuro del nostro servizio sanitario: venire a capo del debito sanitario accumulato negli anni, che finora nessuno di quelli pagati per farlo è riuscito a quantificare, compresa la società internazionale KPMG. Parliamo di oltre un miliardo e mezzo, cui mancano diversi bilanci non ancora approvati delle ASP di Reggio e Cosenza. Un debito accresciuto durante la decennale gestione commissariale, che peserà ancora a lungo come un macigno sulle spalle dei calabresi, costretti a pagare di tasca propria le imposte addizionali più alte d’Italia, per avere in cambio i Livelli essenziali di assistenza (LEA) più bassi che si registrano tra le Regioni. È stato osservato che non si tratta di un problema locale, perché rappresenta il fallimento di un Servizio Sanitario Nazionale, creato per sanare gli squilibri territoriali.
È giunto il momento di promuovere un dibattito pubblico sul tema del debito, per evitare che possa condizionare ulteriormente il bilancio del Servizio Sanitario Regionale, impedendoci di utilizzare in modo proficuo i fondi del PNRR e poi di sostenere nel tempo le nuove strutture, le attrezzature e il personale acquisiti entro il 2026. E il buon funzionamento del sistema sanitario è riconosciuto come un fattore di sviluppo, che costituisce il volano alche per altri settori dell’economia regionale.
Tra le varie proposte, l’idea di separare la liquidazione del debito dalla gestione corrente della sanità è già contenuta nel libro Dalla malasanità alla SANITÀ, curato dall’ Associazione Dossetti. Peraltro è assurdo che il rilancio e la riorganizzazione della sanità calabrese debbano essere ricondotte all’opera di risanamento dei conti.
Inoltre si potrebbe pensare a un’anticipazione della Cassa Depositi e Prestiti, da restituire minimo in 30 anni, ove lo Stato si impegnerebbe ad accollarsi i ratei quantomeno dei primi 10 anni. È una tesi sostenuta anche da Ettore Jorio.
La chiamata dello Stato a condividere il nostro debito è un’idea lanciata anche da esponenti politici. Ed è ben giustificata, se pensiamo che dal 2014 un funzionario dello Stato gestisce il Piano di rientro dal debito. Ce lo ha ricordato la sentenza della Corte Costituzionale n. 168/2021, sottolineando che lo Stato si è assunto la responsabilità di garante di ultima istanza rispetto all’azione di risanamento.
Non va trascurata anche la possibilità di ricorrere all’art. 119 della Costituzione, che istituisce un fondo perequativo per “favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona”, con risorse aggiuntive a sostegno delle aree deboli. Risorse che potrebbero essere destinate in parte alla riorganizzazione del Servizio sanitario e in parte alla copertura di debiti pregressi.
Con tutte queste proposte si potrebbe riaprire un negoziato con il Tavolo Adduce, che nella seduta del settembre 2021 non ha escluso la possibilità. Naturalmente un eventuale intervento finanziario del livello centrale dovrebbe basarsi su un progetto di medio periodo, rigoroso, serio e credibile, per il risanamento dei bilanci e per la qualificazione dell’assistenza. Un progetto condiviso con il livello centrale ma disegnato dal livello regionale, che dovrebbe prevedere anche interventi a sostegno della legalità, purtroppo uno dei punti deboli della sanità calabrese. È questo, infatti, che ancora impedisce di conoscere l’entità esatta del nostro debito e che lascia la Calabria maglia nera in classifica, unica Regione a non essere uscita dal Piano di rientro.
Nessuno pensi però che liberarci dal debito sarebbe un colpo di spugna per cancellare le malefatte che hanno contribuito a scavare questa voragine. Le truffe, come quelle raccontate da Santo Gioffrè, i bilanci non veritieri, il contenzioso trascurato, i danni erariali, come pure i mancati investimenti che hanno fatto sprofondare nel degrado il servizio pubblico, potranno sempre essere perseguiti e le indagini in corso dovranno seguire il loro iter, sia che si tratti di reati penali e sia di responsabilità amministrativo contabili.
Il nostro intento è di creare sinergie tra le istituzioni e quei cittadini che vogliono partecipare attivamente alle scelte politiche, per dare ai calabresi la speranza di una sanità all’altezza dei loro bisogni”.
Così Piero Piersante dell’associazione “Giuseppe Dossetti”.