Sanità, Idm avvia campagna di disobbedienza civile

La situazione in cui versa la Sanità in Calabria è diventata una questione nazionale per la bassa qualità della rappresentanza politica e l’inadeguatezza della classe dirigente nel suo complesso che ha contribuito a far saltare i tombini del servizio sanitario con una conseguente disastrosa fuoriuscita di debiti per oltre due miliardi e senza garantire il diritto alla salute ai calabresi. Dopo quasi un mese di tragicomica attesa della nomina del commissario alla Sanità in Calabria è giunto il tempo di approfondire la realtà sanitaria in questa terra.
Nella nostra regione viviamo l’assurdo paradosso di un piano di rientro e di un commissariamento, che avevano come priorità la riduzione del disavanzo sanitario regionale e il miglioramento dei livelli essenziali di assistenza (LEA).
Dopo oltre dieci anni di gestione commissariale, quindi governativa, ci troviamo in una situazione peggiore in cui il governo è costretto a commissariare i Commissari ad acta, precedentemente nominati, mediante l’adozione del Decreto Calabria1 e Calabria2. Decreti che altro non hanno prodotto che una stratificazione normativa circa i poteri dalle disposizioni ordinamentali, anche di rango costituzionale, al commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro.

Di fatto con la gestione commissariale:
– hanno cessato di essere operativi oltre 4 mila tra medici, infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, mai sostituiti in ragione del blocco del turnover
– sono stati soppressi 18 ospedali
– tagliati i servizi di rete ospedaliera e territoriale.

Tutto ciò ha influito sulla gestione dell’emergenza pandemia e su quel mai partito piano anti-covid che di fatto ha “condannato” alle dimissioni l’ex commissario Saverio Cotticelli e del quale anche il Governo stesso era a conoscenza. Per tali motivi, la Procura di Catanzaro ha aperto un’indagine sulla gestione dell’emergenza sanitaria in Regione e soprattutto sulla responsabilità nell’inserimento della Calabria in zona rossa.

La politica dei tagli orizzontali, messa in atto dalla gestione commissariale associata a storiche inefficienze e malversazioni, ha prodotto inoltre un aumento della migrazione sanitaria ed un aumento della mobilità sanitaria passiva di oltre 300 milioni, che ha leso il diritto dei calabresi ad un servizio sanitario di qualità pari a quello delle virtuose Regioni del Centro – Nord.
A tale quadro ha fatto da corrispettivo una forte contrazione della spesa sanitaria d’investimento, procurando così un ulteriore squilibrio tra Nord e Sud, con una spesa pro capite per la quale se a Bologna è di 85 euro a Reggio Calabria è di 15 euro pro capite. Il tutto trova riscontro con il criterio della ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale, adottato dai governi di ogni risma politica, basato sul parametro capitario pesato, che penalizza i cronici, gli anziani e i soggetti fragili.
In tale logica di ripartizione vengono favorite le regioni del Nord, non venendo adottata la politica dei costi e fabbisogni standard e la perequazione infrastrutturale, normativamente prevista a decorrere dalla riforma del Titolo V della costituzione del 2001.
Mediante l’aumento dell’addizionale Irpef e delle altre accise regionali, portati ai livelli massimi, per effetto della legislazione nazionale in materia di piano di rientro dai disavanzi sanitari, si è accentuato il divario con le regioni del Nord con unico risultato che in Calabria e al sud si paga di più per avere una sanità peggiore.

Di contro, i sindacati, uscendo dal loro torpore, nonostante fossero a conoscenza dei guasti catastrofici della nostra Sanità regionale, solo di recente hanno chiesto al governo la cancellazione del debito storico, senza postulare, peraltro, uno sciopero generale di massa.

Alla luce dell’ormai noto stato d’emergenza e dei ritardi delle classi dirigenti, ITALIA DEL MERIDIONE sente il dovere di avviare una campagna di “disobbedienza civile” nei confronti del governo nazionale, invitando i calabresi a non versare IRPEF E IVA allo Stato Centrale, fino a quando:
1) non verrà cancellato il disavanzo storico miliardario regionale, accumulato dai commissari e direttori generali delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale.

2) Smantellato contestualmente l’inquietante ed oscuro sistema gestionale delle medesime Aziende, con i conti in rosso generati da debiti fuori bilancio e da doppie e/o triple fatturazioni.

3) La chiusura definitiva del commissariamento.

Occorre quantificare i danni di una gestione commissariale che da dieci anni offende la Calabria e i calabresi. È il tempo della responsabilità, nessuno rifugga dalla propria, perché perseguire quanto fatto fino ad ora significa condannare la Calabria ad una zona rossa eterna e alla distruzione della comunità sociale ed economica.