Rischio “ragionato”, 《contagio assicurato》

Il presidente del Comitato nazionale scuole in sicurezza, avvocato Rovito: la didattica in presenza rappresenta un grave pericolo

Il 26 aprile è la data scelta, dal governo, per il generale ritorno in presenza che avverrà alle medesime condizioni e con le stesse modalità già proposte sin da settembre, che si sono abbondantemente rilevate inadeguate. Non ci è dato sapere in base a quale conforto scientifico sia stata ragionata la decisione, fatto sta che a poco di più di un mese, dalla fine dell’anno scolastico, il governo scommette sulla generale ripresa e lo fa partendo dalle scuole
Numerosi i dubbi sul “rischio ragionato” posto alla base di tale decisione e non tardano ad arrivare le perplessità di molti governatori, di alcuni presidi lungimiranti e di qualche illustre esponente del mondo scientifico. Si aggiunge al coro delle proteste anche quella del CNSS e quindi di migliaia di famiglie e personale scolastico, che esprimono forti timori sul rientro in presenza hic et nunc, soprattutto in Calabria, regione, oggi più che mai devastata dai contagi, dalle vittime; decisione azzardata che potrebbe rilevarsi seriamente pericolosa.
I dati ufficiali nel nostro Paese sono ancora preoccupanti e si riducono leggermente.
Le primule sfiorite e i ritmi lenti sulle vaccinazioni, evidentemente non confermano i numeri (500.000 vaccinazioni al giorno) preannunciati dal “governo dei migliori” ma, rimarcano purtroppo, il ritardo nella somministrazione del vaccino, al momento unica protezione sanitaria, circostanza che alimenta ulteriormente le preoccupazioni della collettività.
A distanza di più di un anno si può affermare che per migliaia di famiglie e lavoratori la misura è stracolma.
L’indignazione e la sofferenza aumenta, mentre si attendavano interventi più concreti e più ragionati da parte del governo e invece si ripropongono, per la scuola, scelte aperturiste per lo più in questo preciso momento e con questi numeri.
Scelta imprudente non solo per gli over 13 ma anche per gli alunni più piccoli (0-13) che insieme ai docenti, continuano ad essere dimenticati, come se fossero figli di un dio minore!
Per il governo la scuola dell’infanzia, le elementari e le medie non costituiscono una priorità a cui garantire tutela! Per loro, almeno in Calabria, l’istruzione in presenza è sempre continuata nonostante le rinomate criticità, le centinaia di classi poste in quarantene e gli istituti chiusi a causa di casi di positività.
Migliaia di alunni, lavoratori e genitori costretti a subire i timori, l’incertezza dovuta alle ormai note difficoltà, difficoltà che moltiplicano i disagi, in primis gli estenuanti balletti tra chiusure e riaperture. Ma questa è garanzia di istruzione? Questa è garanzia di lavoro? Questa è garanzia di dignità?
La sicurezza sul lavoro è oggi sottoposta ad una costante messa in discussione che procede proporzionalmente alla necessità dei profitti e degli interessi particolari, quelli che considerano la sicurezza un costo da ridurre, al prezzo di centinaia di vite umane. Il mondo della scuola si trova pienamente coinvolto in questa dinamica, ecco perché bisogna intervenire subito e con misure reali per ridurre al massimo i rischi sui luoghi di lavoro.
La questione non si può ridurre ad una dissertazione filosofica sulla natura ubiquitaria del virus, ma va necessariamente affrontata in termini realistici : il virus, anche se portato dall’esterno entra nella scuola e può interessare tutte le scuole di ogni ordine e grado, circostanza che non può essere più trascurata o presuntivamente risolta con le rime buccali e le mascherine.
La mancanza di un tracciamento (testing e screening) tempestivo ed efficace è problema che si deve affrontare subito; insieme alle altre criticità, da più tempo sollevate dal comitato e rappresentate dalla inefficienza del contact tracing, il mancato potenziamento del sistema dei trasporti, le classi pollaio, la ancora disattesa assunzione di personale, l’assenza completa di sistemi di areazione miserabilmente sopperita dalle finestre aperte, per non parlare, del nulla di fatto in materia di edilizia scolastica.
La problematica è prioritaria perché al centro deve essere posta la tutela della salute, senza la quale il godimento di ogni altro diritto è puramente illusorio. Già troppo tempo è passato, tempo che stanno pagando caramente: docenti, alunni, genitori e qualche dirigente scolastico che, in qualità di datore di lavoro, con grande senso di responsabilità, in questo marasma, avverte più che mai la necessità di tutelare la collettività scolastica che dirige.
La stessa Commissione Europea con direttiva (UE) 2020/739 del 3 giugno 2020, è intervenuta in relazione alla pandemia e quindi in materia di prevenzione suoi luoghi di lavoro, richiamando i paesi aderenti al rispetto del generale principio di precauzione – “ al fine di garantire un’adeguata protezione della salute dei lavoratori, particolarmente importante nel contesto di una crisi sanitaria mondiale (…). Alla luce della gravità della pandemia di Covid‐19 a livello mondiale e in considerazione del fatto che ogni lavoratore ha diritto a un ambiente di lavoro sano, sicuro e adeguato, come previsto dal principio 10 del pilastro europeo dei diritti sociali, la presente direttiva dovrebbe prevedere un periodo di recepimento breve. Sulla base di un’ampia consultazione è stato ritenuto appropriato un periodo di recepimento di cinque mesi. Viste le circostanze eccezionali, gli Stati membri sono invitati ad attuare la presente direttiva prima del termine di recepimento, ove possibile”.
Il paese deve risorgere da questa tragedia, partendo dalla scuola. I nostri figli hanno bisogno di ritornare a scuola, i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di vivere e socializzare nella scuola, tutta la collettività ha bisogno della scuola; ma per parlare seriamente di ripartenza (istruzione in presenza) e chiudere nel cassetto la didattica di emergenza si deve guardare in faccia la realtà e risolvere i problemi con azioni incisive e impegno economico. Stando così le cose, è chiaro che, sino ad ora si è demandata, alle famiglie e al personale scolastico l’assunzione completa del rischio, omettendo di risolvere le criticità. L’auspicio che, al contempo si traduce in invito rivolto alle Autorità locali e centrali, è di ripensare seriamente alle preannunciate aperture sic et simpliciter e cominciare sin da ora a ragionare in termini di sicurezza alla riorganizzazione del comparto scolastico, affinchè si possa finalmente parlare di una ragionata e concreta riapertura a settembre.
Anna Rovito Presidente CNSS