La gara per l’archiviazione digitale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza desta sospetti

Quel bando che sa di “inciucio” pericoloso con la regnanza politica

Erano gli anni in cui bastava un “clic” per far girare appalti e fatture. In cui bastava sistemare un po’ di computer per incassare bonifici e rimesse. Alzi la mano chi non ricorda (con molte più ombre che luci) la stagione della digitalizzazione della pubblica amministrazione calabrese. Da Telcal a Calpark, da Tesi e Finsiel, da Intersiel a Clic, appunto. E alzi la mano chi non s’è fatto una memoria storica (e politica) sui riferimenti e sui riferimenti di quegli anni, che politicamente non sono passati di moda. Al centro e spesso anche con meriti dal punto di vista innovativo la Sirfin tra le aziende pioniere del settore. Oggi in qualche modo è in atto un remake, una operazione nostalgica evidentemente con gli stessi protagonisti di un tempo dietro le quinte (anche della politica) e la stessa musica del passato. La digitalizzazione. C’è un bando che scade i primi dell’anno e ha a che fare con la digitalizzazione delle cartelle sanitarie dell’azienda ospedaliera di Cosenza. Non sono cifre esorbitanti, altri i banchetti del passato. Ma è significativa la storia. Nel bando si pongono dei paletti territoriali e logistici ai concorrenti così da far pensare che potrebbe essere cucito su misura su di un’unica concorrente, azienda legata al gruppo Sirfin appunto. Il sospetto è corso nei pensieri di una concorrente e si sta aprendo un piccolo casino, vediamo che succederà. Si tratta del servizio di ritiro, archiviazione, elaborazione e custodia di cartelle cliniche e lastre radiografiche dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza è stato messo a bando con una base d’asta di 200mila euro per una durata di due anni. La procedura per la partecipazione alla gara, che si chiuderà il prossimo 3 gennaio, avviene tramite il Me Pa (procedura telematica) e quindi l’Azienda, da quando ha pubblicato l’avviso si è preoccupata di invitare le ditte che si occupano di fornire questo servizio. In realtà l’operazione trasparenza potrebbe diventare un boomerang perché, nel bando pubblicato, salta all’occhio il paragrafo 7.7 dell’articolo 7 che indica i modi di espletamento del servizio. «Al fine di consentire eventuali rapide verifiche da parte della stazione appaltante ed un recupero della documentazione nel minor tempo possibile e comunque non oltre i tempi brevi della normativa vigente e pure alla luce di possibili casi di urgenza e/o emergenza, nonché per agevolare il proprio personale nel raggiungimento del deposito archivistico per motivi di verifica e indagine la ditta aggiudicataria dovrà garantire l’allocazione del deposito in parola entro e non oltre 30 chilometri di percorrenza stradale dalla sede legale dall’azienda ospedaliera di Cosenza». Vedremo che succederà. Certo su di un punto rispetto al passato si può stare tranquilli e cioè che al vertice dell’azienda ospedaliera c’è più attenzione e oculatezza. E un management che difficilmente lascerà passare cose che non sono particolarmente in linea con la liceità. Se per caso qualcuno ha pensato bene di impostare un bando non proprio in linea con la buona fede ha di sicuro un avversario robusto sullo sfondo ed è rappresentato proprio dal vertice stesso dell’azienda. Certo c’è curiosità circa la conclusione di questa vicenda. Che sarà pure piccola cosa (base d’asta di 200mila euro) ma è significativo come caso. Il periodo del resto non è banale per l’azienda che sta lavorando alacremente per sradicare tutte le incrostazioni amministrative. E per sventare le minacce delle diverse inchieste che piombano ogni giorno in un grande hub come quello di Cosenza. L’ultima della serie pare abbia a che fare con una fornitura di apparecchi per la sterilizzazione dei bistuti e di altro ancora ma dovremmo essere alla fase in cui ci si tutela a garanzia tra le parti. E tutto questo a vantaggio di un’azienda che ha cambiato pelle negli ultimi tempi, in positivo ovviamente, in termini di trasparenza e legalità.