«Quando ero povero mi ospitavano a fare il bagno in Calabria»

Nino D'Angelo, il re incontrastato della musica napoletana (e non solo di Napoli) tra uno spettacolo e l'altro. Il 19 ottobre si esibirà al Teatro Rendano di Cosenza

Nino D’Angelo

Nonostante i sessant’anni d’età di cui 40 spesi sui palchi musicali di tutto il mondo, Nino D’Angelo è sempre il ragazzo di “Nu Jeans e Na maglietta”. Nessuna aria da star, solo tanta umiltà e riconoscenza per chi ha deciso di essere suo fan. Anche se il suo porto sicuro rimane la famiglia e gli amici più cari.

Il 19 ottobre sarà al Teatro Rendano di Cosenza per la sua unica data calabrese del  Concerto 6.0”, una grande festa popolare che si articolerà nei teatri Italiani ed Europei.

E’ il colore del mare, dei giorni spensierati dell’estate che sa di fanciullezza il ricordo che Nino D’Angelo ha della Calabria. “Quando ero piccolo venivo con qualche famiglia che mi portava al mare”. Dice, durante la nostra intervista telefonica.  Calabrese è stato anche uno dei suoi impresari.

La Calabria come la Campania e la Sicilia rappresenta quel sud indolente e malinconico che tanto si rispecchia nelle sue canzoni.

  “E’ una terra meravigliosa ma è attanagliata da tanti problemi. Il sud è bellissimo, allegro ma allo stesso tempo  malinconico. In quella malinconia – ammette D’Angelo –  c’è tutta la bellezza del sud, la sofferenza, l’essere anche vittima di essere sempre stati considerati un popolo dove c’è meno giustizia, dove ci sono meno diritti e meno doveri”.

   A volte, come nel suo caso, la musica può servire per un riscatto sociale. A spiegarlo è stato lui stesso, nel 2007, durane  il corso “ La musica come strumento di recupero sociale” tenuto all’Università Suor Orsola Benincasa. 

Tuttavia, da sua stessa ammissione: “la musica serve ma non basta, per il vero cambiamento serve altro. “Chi è nato al Sud conosce la sofferenza, è abituato. Ci si abitua alla sofferenza”.

Tuttavia, D’Angelo è consapevole che i problemi ci dono ovunque ma al sud di più perché   “è stato abbandonato a se stesso”.  Ma parlare di politica con Nino D’Angelo è un vero tabù.

E’ sua la massima: “Ci sono cantanti napoletani e cantanti di Napoli. Io sono un cantante napoletano”. Cosa intende?

“Io sono cantante napoletano perché vivo solo della canzone napoletana e ci sono cantanti italiani che usano il loro essere di Napoli per vendere la loro musica.  Io sono napoletano tutti i minuti, gli altri al bisogno”.

Un bilancio dei suoi 40 anni di carriera

“ Ho avuto una vita straordinaria, ogni   concerto è sempre stata un’emozione forte. A gratificarmi è il sentirmi ancora amato,  non solo dai nostalgici ma anche  dalle nuove generazioni. E’ bellissimo” .

Se potesse tornare indietro cambierebbe qualcosa della sua vita?

“Assolutamente no. Se potessi rinascere rinascerei al Sud. Io sono una persona felice ho avuto tutto, sono un privilegiato. Sono riuscito a vivere seguendo la mia passione. Penso di essere veramente fortunato”.

Spesso la musica neomelodica viene associata alla malavita.

“E’ un errore molto grande associare la musica neomelodica alla malavita. Molto grave. Non è vero. Già dare un’etichetta a un genere musicale significa dare un pregiudizio. Non è vero che tutti i cantanti neomelodici appartengono alla malavita. Io no, sono una persona perbene da dieci generazioni. Tanti mie colleghi sono persone perbene. La canzone napoletana piace a tutti anche alla malavita. 

Come mai allora piace così tanto ai camorristi la musica napoletana?

“Sfatiamo questo mito, la malavita non ha un genere musicale.  I camorristi come gli ndranghetisti amano la musica come tutti. Oltre la musica napoletana, sentono, giusto per fare un esempio, anche Baglioni o Celentano”.

Ma sono molti i giovani neo-melodici che cantano la malavita.

Le nuove generazioni sono come le vecchie. Negli anni’70  Mario Merola, Nino Mario, Mauro Trevi   hanno “cantato” la malavita ma non hanno scritto per la malavita.

Anche lei lo ha fatto con  A Storia e Nisciuno” .

“Partiamo dall’assunto che i veri sentimenti li troviamo dove si soffre di più e quindi in certi  ambienti.La malavita canta la melodia perché le melodie cantano le storie e io racconto storie. Tuttavia, l mio brano  racconta la storia di un boss che ad un certo punto della sua vita si trova faccia a faccia con la sua coscienza e tirando le somme si accorge che i conti non tornano”.

Cosa vuole fare da grande Nino D’Angelo?

“Vorrei fare il nonno felice come lo sto facendo già. Vorrei vedere crescere i miei nipoti il più possibile”.