Terrorismo e psicopatologia, convegno a Lucca col presidente della Fondazione Med Or, Marco Minniti

Il prossimo 20 aprile a Lucca si terrà un importante convegno sul terrorismo e le radici psicopatologiche. Ci saranno due sessioni: la prima, con un’intervista a Marco Minniti, presidente della Fondazione Med Or, un’altra con esperti delle strategie antiterroristiche. Né abbiamo parlato con il Presidente della Fondazione Brf, Armando Piccinni.

Il convegno con Minniti è quanto mai attuale. Come nasce l’idea?
La scelta di questo tema è dettata dalla necessità di rispondere alle sfide emergenti con dialogo, conoscenza approfondita e collaborazione internazionale. L’esperienza e la profonda conoscenza di Minniti in questi campi offrono una prospettiva fondamentale per comprendere le dinamiche attuali e individuare possibili soluzioni.

Il radicalismo islamico sembra avere cambiato strategia, com’è emerso a Mosca. C’è un terrorismo che oggi non conta più sul “martirio” ma sulla dazione economica?
La questione di Mosca è ancora molto complessa da analizzare in tutti i suoi dettagli. Di certo pare tracciare una novità significativa: la tendenza sembra allontanarsi dal concetto di “martirio” tradizionalmente associato al terrorismo, virando verso una logica più pragmatica, che include la dazione economica come mezzo di reclutamento e sostentamento delle attività terroristiche. Questo cambiamento implica una diversificazione delle minacce e richiede un adattamento delle strategie di contrasto, integrando l’intelligence finanziaria e le cooperazioni internazionali.

Come possiamo difenderci dalla paura del terrorismo? Accettando il rischio?
La difesa dalla paura del terrorismo richiede un approccio bilanciato che integri la consapevolezza e l’accettazione del rischio con misure preventive e di sicurezza efficaci. La chiave sta nell’informazione corretta, nella promozione di una cultura della resilienza e nella costruzione di comunità solide e coese, capaci di resistere alle divisioni seminate dal terrorismo. La sicurezza, inoltre, non deve tradursi in una limitazione delle libertà fondamentali; piuttosto, deve essere percepita come uno sforzo collettivo per preservare i valori di apertura e tolleranza che caratterizzano le nostre società.

L’on Loizzo l’ha citata parlando dei disturbi dell’umore che non sono “follia” anche quando hanno momenti psicotici. È così?
Come sottolineato dall’onorevole Loizzo, è fondamentale distinguere tra i disturbi dell’umore e la cosiddetta “follia”. Soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo, dove la complessità dei disturbi si mostra con forza.

La Fondazione Brf è molto impegnata anche sul sociale. Sui giovani possiamo dire qualcosa, alle prese con crisi occupazionali e problemi sociali?
Dalla nostra fondazione ci impegniamo, grazie ai sostegni che riceviamo con il 5×1000, in particolar modo per dare sostegno ai NEET italiani, da sempre oggetto delle nostre ricerche. Crediamo fermamente nell’importanza di investire sulle nuove generazioni per costruire una società più equa e resiliente.