Terra di clementine, a mensa niente clementine

Otto Torri: nessuna trasparenza e tracciabilità

Manifesto comunicazione sociale (2007) di Otto Torri sullo Jonio

Nelle scuole pubbliche del più importante territorio calabrese per produzione di clementine, nonostante stagionalità e filiera corta siano espressamente prescritte nel capitolato d’appalto approvato dal Comune di Corigliano-Rossano per il servizio mensa, per un’intera settimana non è stata portata a pranzo neppure una clementina; le stesse clementine che in questo periodo si stanno raccogliendo nelle campagne locali, magari per essere svendute altrove, quando non lasciate marcire sull’albero. Il che la dice lunga sul piede sbagliatissimo col quale questo servizio è partito.

È quanto denuncia il direttore dell’associazione europea Otto Torri sullo Jonio Lenin Montesanto rinnovando l’appello pubblico all’assessore al ramo Alessia Alboresi a preoccuparsi sin da subito, anche prima dell’avvio formale delle procedure di controllo congiunto previste anche con la partecipazione dei genitori, di attivare tutti i controlli in capo all’ente affinché venga verificato e garantito sena alcun ulteriore indugio il rispetto non solo e non soltanto della sicurezza alimentare, quanto soprattutto quello della filiera corta e della stagionalità delle materie prime e dei prodotti usati per i pasti e menù serviti nelle scuole.

È passata, infatti, una settimana – continua il direttore di Otto Torri – dall’avvio del servizio pubblico della mensa e su ben sette menù portati alle bambine ed ai bambini l’unica frutta proposta-imposta è stata: mele e pere (di sicura provenienza non territoriale), alternate per un giorno da una banana, per un altro forse da un mandarino (di probabile provenienza estera) e per un altro giorno (oggi, giovedì 10 novembre) perfino dal solito succo confezionato, con soliti zuccheri e conservanti chimici aggiunti e comunque con scarsa percentuale di frutta vera. Assurdo ed intollerabile.

Un’autentica vergogna – sottolinea – che fotografa il solito approccio colonizzatore di quanti, in ossequio a sole dinamiche commerciali e di profitto aziendale, ritengono di poter dettare legge indisturbatamente ovunque, soprattutto in quei territori che dimostrano di non saper tutelare la biodiversità e qualità delle proprie produzioni e di non saper difendere a denti stretti la propria sovranità alimentare. E sull’educazione alimentare non c’è logica di profitto che possa tenere.

Che senso ha, poi, parlare di trasparenza e tracciabilità dell’app attraverso la quale le famiglie possono iscriversi al servizio pagando anche online se, così come abbiamo già denunciato nei giorni scorsi, dai menù schematici comunicati giorno per giorno non emerge nessuna di quelle semplicissime informazioni che su e per qualsiasi etichetta di prodotti alimentari viene invece considerata come obbligatoria a garanzia del fondamentale diritto del consumatore alla corretta e preventiva informazione?

In quei menu generici e astratti comunicati a mezzo app, in assenza di altre informazioni mai trasmesse ad oggi alla famiglie in nessun modo, non vi è alcuna trasparenza e tracciabilità su ciò che effettivamente mangiano bambine e bambini a scuola.

Perché nulla – continua – viene comunicato alla famiglie sull’esatta qualità, ad esempio, della pasta o del sugo usato, sulla qualità e soprattutto sul territorio di provenienza della frutta o del pollo, così come nulla viene detto sulle caratteristiche del tonno e del formaggio spalmabile da grande distribuzione o delle verdure servite; né soprattutto è comunicato alla famiglie se nelle cucine viene usato oppure no extravergine di qualità di questo territorio o della Calabria.

E questo – scandisce – nella seconda regione d’Italia per produzione olivicola noi lo vogliamo sapere e lo esigiamo, senza se e senza ma.

Una cosa è la trasparenza e la tracciabilità digitale, non avere la quale oggi significherebbe semmai essere menomati rispetto al resto del Paese e del mondo.

Altra cosa è la trasparenza e la tracciabilità da garantire ai piccoli e grandi consumatori di questa terra che ha bisogno di riscattarsi dalla propria oicofobia soprattutto a tavola e dalla conseguente colonizzazione delle multinazionali del cibo spazzatura, purtroppo disseminato con irresponsabilità scarso controllo anche nelle mense delle scuola pubblica.

Ci auguriamo – conclude e ribadisce Montesanto – che l’assessore Alboresi si faccia quindi interprete con urgenza di questa esigenza che, oltre che di rispetto legale di quanto prescritto dallo stesso Comune nel capitolato per il servizio di mensa, è anche e soprattutto di sovranità e di educazione alimentare dei figli di questa terra che può e deve camminare a testa alta ed auto-governarsi con la qualità delle sue eccellenze agroalimentari. A partire dalla loro preferenza sui banchi di scuola. – (Fonte: Otto Torri sullo Jonio)