“La grande truffa europea del semaforo sui prodotti”

"La Calabria guidi la protesta a difesa del made in Italy". Lettera aperta di Otto torri sullo Jonio

Uno spettro si aggira per l’Europa. È il Nutri-Score. O più semplicemente la cosiddetta etichettatura a semaforo. L’idea di per se stessa appare semplice ed efficace: un semaforo che ci indica la qualità dei cibi. Verde per quelli sani. Giallo per i cibi che presentano qualche controindicazione. Rosso per quelli dannosi alla nostra salute. Il consumatore entra nel supermercato della grande distribuzione, prende la scatola, guarda il semaforo e decide: rosso, giallo o verde? Ma certo, verde! Perché è quello che fa bene alla salute. Peccato però che il semaforo sia stato tarato sulle esigenze esclusive della grande distribuzione e non su quelle della qualità, della autenticità, della difesa delle identità e veramente della salute dei consumatori, come ci si sarebbe aspettato. Per cui, rischiamo di assistere al seguente paradosso: bollino verde, ad esempio, per le bibite energetiche prodotte chimicamente; bollino rosso per i prodotti più naturali come i succhi 100% o per le ricette della memoria e dell’identità, spesso baluardo di una qualità della vita che non viene misurata dai meccanismi del Prodotto Interno Lordo.

Il trucco che si aggira in Europa è quello di assegnare il bollino non sul valore calorico complessivo; ma sull’aritmetica quantità di componenti ritenuti singolarmente pericolosi, come il sale, lo zucchero o i grassi. Il consumatore tenderà quindi a fidarsi del semaforo, perché utilizza un sistema semantico che interiorizziamo sin da piccoli. Con il rosso non si attraversa. Con il giallo si sta attenti. Con il verde si passa tranquilli. E, quindi, davanti a due formaggi, uno con bollino verde ed un rosso, il consumatore sceglierà il primo. Anche se si tratta, ad esempio, di un finto caciocavallo, per capirci di quelli fattiin serie con caglio chimico e senza alcuna reale identità agroalimentare! Lo stesso vale, altro esempio, per la marmellata realizzataalle nostre latitudini ancora secondo la antiche ricette della nonna: quella con lo zucchero sarà scartata perché rossa, a beneficio di quella verde, senza zucchero ma con dolcificanti ed edulcoranti chimici. Per non parlare del nostro extravergine, icona e sintesi millenaria della dieta mediterranea, destinato invece ad essere declassificato dal Nutri-Score con bollino arancione o rosso (in alcuni Paesi) perché banalmente equiparato ad un grasso alimentare, senza tenere conto nella formula delle potenti proprietà antiossidanti, viene addirittura paragonato al burro o ad altri oli vegetali raffinati come olio di palma.

Ma il semaforo nasconde un altro effetto nefasto. Il verde infatti induce il consumatore ad abbassare la guardia sul vero problema di una scorretta educazione alimentare, soprattutto nei più piccoli, che è quello delle quantità. Non ci sono cibi sani e cibi dannosi per natura. A fare la differenza sono le quantità. Qualunque alimento, anche il più sano, assunto in grandi quantità fa male all’organismo. È per questo che il segreto di una alimentazione sana sta nella dieta, ovverosia nella varietà (ampia) e nella quantità (moderata) dei cibi ingeriti ogni giorno. È per questo che sempre la nonna da piccoli ci insegnava che la marmellata si prende con la punta del coltello e non con il cucchiaio! Che l’extravergine si versa con il contagocce e che di formaggio ne devi mangiare una fetta, insieme al pane. Il semaforo semplifica e quindi non aiuta l’educazione alimentare; perché non ci fa capire nulla sul fronte cruciale delle quantità.

Eppure questo semaforoè già obbligatorio in molti Paesi dell’Unione Europea e la Commissione Europea intende ora avviare una procedura per renderlo obbligatorio in tutta gli Stati Membri. Nel corso dell’ultimo consiglio europeo sull’agricoltura nei giorni scorsi, l’Italia si è già opposta (insieme a Grecia e Repubblica Ceca), ma il nuovo sistema, denominato Nutri-Score, rischia di diventare etichetta obbligatoria per tutti. Con effetti devastanti per la nostra filiera agroalimentare; per l’autenticità di migliaia di prodotti frutto di alchimie millenarie dove ogni grammo di zucchero, ogni pizzico di sale è stato sapientemente dosato. Sapori e mestieri che cederanno di fronte ad eserciti di prodotti di laboratorio spinti sulle nostre tavole dal bollino verde.

Per tutti questi motivi l’associazione Otto Torri sullo Jonio impegnata sin dal 1998 nella difesa e promozione dell’identità distintiva dei territori, la sovranità alimentare, l’economia circolare ed i turismi eco-sostenibili e responsabili, dice NO alla logica perversa del Nutri-Score europeo. NO alla chimica al posto degli ingredienti. NO alla semplificazione del bollino. NO al semaforo truffa che premia cibi e prodotti senza storia, senza identità, senza filiera riconoscibile, senza terroir, senza rispetto della stagionalità e molto spessa senza alcuna qualità. Siamo e continueremo ad essere per l’educazione alimentare, il cibo sano, giusto e pulito, le identità culturali, la filiera corta, il rispetto dei luoghi e della salute dei cittadini, soprattutto delle nuove generazioni. Quella contro l’etichettatura a semaforo è una battaglia di civiltà, anzi tutto per le future generazioni che tutti in Italia, dai sindaci agli amministratori locali, dalle famiglie agli operatori della scuola dovrebbero fare propria e fare camminare sulle proprie gambe. E se ciò vale in generale per la difesa del Made in Italy (per Coldiretti sarebbero a rischio 44,6 miliardi di esportazioni agroalimentari italiane), questa battaglia ormai epocale per difesa della salute fisica ma anche per quella economica dei territori vale a maggior ragione per il Sud Italia e per regioni come la Calabria, terra di biodiversità senza eguali e ricca di eccellenze agroalimentari ereditate intatte da millenni.

Per tutte queste ragioni,nell’interesse della straordinaria rete di produttori e piccoli produttori di qualità della Calabria ed a difesa di una visione di sviluppo eco-sostenibile della nostra terra all’interno del Made in Italy, facciamo appello a tutti i rappresentanti calabresi eletti nelle istituzioni parlamentari italiane ed europee a condividere ogni iniziativa unitaria e chiediamo all’assessore regionale allo sviluppo economico Calabria Fausto Orsomarso di voler farsi con urgenza interprete, attraverso la Regione Calabria, di una forte azione di ascolto e di coinvolgimento di tutte le categorie interessate, facendo sì che possa essere la Calabria a guidare quello che dovrà essere il No forte e deciso di tutto il Sud e di tutte le regioni italiane e del Governo nazionale contro quest’ultimo tentativo di distruzione della nostra identità e sovranità alimentare e di colonizzazione da parte delle multinazionali del cibo spazzatura. – (Fonte: Otto Torri sullo Jonio – Associazione Europea)