ll passato non stia mai zitto! In ricordo di Peppino Basile

“Non vive ei forse anche sotterra, quando Gli sarà muta l’armonia del giorno, Se può destarla con soavi cure Nella mente de’ suoi? Celeste è questa Corrispondenza d’amorosi sensi, Celeste dote è negli umani”

Azzardando con un pezzo della poesia “Dei Sepolcri” vogliamo raccontare cosa sta succedendo in un comune dell’alto ionio cosentino. Siamo ad Oriolo, tra i borghi più belli di Italia, arroccato su uno sperone a circa 500 m di altezza, le cui origini si perdono nella notte dei tempi e che ha dato i natali a prestigiosi personaggi

In questi giorni le strade oriolesi e quelle limitrofe non sussurrano altro che di una foto rimossa nella sala del consiglio comunale . Sì, perché non si tratta di una fotografia qualunque, ma quella raffigurante l’immagine di Giuseppe Maria Basile, primo cittadino di Oriolo per oltre 20 anni, eminente esponente della Democrazia Cristiana e consigliere provinciale, riconosciuto in tutto l’Alto Jonio e non solo per le sue qualità di politico lungimirante, onesto sino al midollo), ma amato e rispettato anche dagli avversari per le sue qualità morali e per l’indiscusso carisma.
Quella foto campeggiava in quella sala da quasi 30 anni. Messa lì (sembrerebbe dagli stessi avversari politici di Basile dopo la sua dipartita), ad imperituro ricordo dell’amministratore che tutto ha sacrificato per la propria comunità, facendola crescere sino a divenire il fiore all’occhiello di tutta quella macroarea chiamata “ Sibaritide”, ma anche dell’uomo probo e onesto che si è sempre fatto carico delle esigenze dei tanti padri di famiglia che ne invocavano aiuto.
Sì, perché, si racconta, che se c’era una cosa che faceva inalberare “don Peppino” – così veniva apostrofato con affetto e devozione- era il pensiero che qualcuno dei suoi concittadini fosse costretto ad emigrare per procurarsi da vivere.
Questa, si dice, sia stata la molla che lo spinse ad opporsi strenuamente all’evacuazione della popolazione con l’esodo della stessa nell’agro di Amendolara, in seguito alla disastrosa frana del 73, sebbene fosse una soluzione caldeggiata da qualche miope figura del tempo, e a spendersi 24 ore al giorno per ricostruire pietra dopo pietra, quello che anche a distanza di circa 30 dalla sua scomparsa viene annoverato tra i borghi più belli d’Italia.
Appare, pertanto, istituzionalmente inopportuno, ed umanamente riprovevole, che la rimozione della fotografia del Basile, sia stato tra le primissime iniziative poste in essere dalla nuova amministrazione guidata dalla signora Colotta, ma tant’è.
Sembrerebbe che le motivazioni addotte dall’amministrazione risiederebbero nella volontà di esporre nella sala consiliare le fotografie di tutti i sindaci di Oriolo dal dopoguerra sin ora.
Ebbene, tali ragioni non convincono i più, in considerazione del fatto che sino a quando i ritratti dei predecessori e degli epigoni di Peppino Basile, di cui siamo curiosi di leggere i nomi, non saranno pronti ad aggiungersi a quella del medesimo, l’operazione di sottrazione della foto ha solo l’effetto di depauperare il paese di un pezzo della propria storia e della propria memoria.
Ci auguriamo di rivedere presto la foto di Peppino Basile, e magari dei suoi Colleghi sindaci nella sala consiliare di Oriolo al più presto e che le polemiche si plachino.
In paese, le persone che lo conoscevano meglio, sostengono che Peppino Basile, dall’alto della sua sconfinata cultura umanistica e giuridica (aveva conseguito il titolo di avvocato), e con i suoi modi cavallereschi, avrebbe prima commentato ironicamente la gaffe istituzionale e poi esortato i giovani amministratori ad occuparsi di cose ben più importanti per la comunità.
Staremo a vedere.

A.r.