“A chi la tocca, la tocca”

Sarà presentato martedì, 30 aprile, a Cetraro, alle ore 18,00, nella sede del Centro sociali anziani, il libro di Gaetano Bencivinni

Sarà presentato martedì, 30 aprile, a Cetraro, alle ore 18,00, nella sede del Centro sociali anziani, il libro “A chi la tocca, la tocca”, di Gaetano Bencivinni, già docente di italiano e latino nei Licei di Cetraro, giornalista, ideatore, fondatore e presidente del Laboratorio “Giovanni Losardo”. L’incontro sarà presieduto da Vittoria Colistra, presidente del Centro, e prevede la relazione introduttiva di don Ennio Stamile, referente regionale di Libera, e l’intervento dell’autore. Questo nuovo lavoro di Gaetano Bencivinni è un racconto satirico- allegorico che narra di episodi demoniaci a Pentesilea, città invisibile di Italo Calvino. Il fatto di cronaca, costituito da un delitto mafioso rimasto impunito e che fa da filo conduttore al percorso narrativo, è trasfigurato da fantasticherie diaboliche, immagini apocalittiche e richiami letterari volutamente altisonanti. “Se qualcuno crede di individuare fatti o personaggi reali – ha sottolineato l’autore, a proposito dei contenuti – lo avverto che non ho inteso scrivere un saggio, ma ho voluto semplicemente costruire un racconto di fantasia. Pertanto, ogni eventuale riferimento a persone o a fatti va considerato assolutamente casuale, anche se va aggiunto che il dilemma tra finzione e realtà rimane sempre irrisolto e che i fatti, anche quando sembrano veri, in realtà diventano un’altra cosa, perché sono deformati dalla trasfigurazione. I fatti sfumano nell’invisibile e si trasformano in simboli”. Parlando di questo libro, il vicepresidente del Laboratorio “Giovanni Losardo”, Fernando Caldiero ha sottolineato: “È così bello e piacevole da leggere che diviene naturale farlo più volte. Bencivinni, vero intellettuale, ha reso possibile dileggiare sul delitto, che più di altri ha segnato la coscienza di molti abitanti di Pentesilea, ma, ahimè, non di tutti. Omicidio ancora impunito, argutamente collocato negli inferi e i cui responsabili sono dei dannati demoni. Una lettura a più livelli e per tutti, di cui si riesce ad apprezzare i garbati richiami e le citazioni, anche perché rese amabili da una straordinaria capacità narrativa. Bencivinni tenacemente tramanda e fa vivere le gesta ed il monito di un Uomo, al quale la nostra comunità deve molto, che ha fatto il Suo dovere quale intransigente amministratore pubblico ed onesto servitore dello Stato. La memoria di Losardo, il dramma della sua famiglia, è da sempre onorata, con poliedriche originali produzioni ed attività dell’autore ed oggi con questo vero e proprio capolavoro che illumina, dà speranza”. A sua volta, il professore Enzo Pellegrino, già docente di storia e filosofia, pittore, scrittore, tra i più rappresentativi e autorevoli esponenti dell’allora Pci di Cetraro, in anni molto difficili per la cittadina tirrenica, teatro di numerosi e ancora impuniti omicidi, ha definito il libro “Un racconto umoristico che si legge tutto d’un fiato”, aggiungendo: “Da leggere d’un fiato, senza respiro, non perché sia un incubo ma perché si entra in un dramma che ha il sapore della tragedia antica. E si resta in attesa di un “deus ex machina” che sciolga l’enigma perché i poteri dello Stato hanno tralignato, cioè fallito, per complicità e/o dabbenaggine, per cui la delinquenza organizzata continua a scorrazzare truculenta e mortifera. Il luogo è un paese immaginario ma verosimile come nelle città invisibili di Calvino: può essere ovunque e l’accadere è in ognidove. L’autore è Gaetano Bencivinni, raffinato letterato, docente nei licei, da sempre in prima fila nella lotta alla ‘ndrangheta. È presidente del Premio internazionale “Giovanni Losardo”, il sindaco onesto e galantuomo trucidamente assassinato anni addietro dalla mafia. Delitto tuttora impunito! Il corredo letterario che Gaetano Bencivinni utilizza è quello dei grandi scrittori che da sempre hanno “scavato” nell’animo umano, sondato “il cuore di tenebra” in cui s’annida il male dell’uomo. L’ oscuro “kakòn”, il male assoluto, insomma, che manda in paranoia una comunità nell’asservimento alla prepotenza e alla violenza sperando di ricavarne benefici che non ottiene. E qui è d’obbligo evocare i demoni di Dostoevskij come puntualmente fa l’autore”. Secondo Pellegrino, inoltre, “Il racconto è a volte altisonante, un’iperbole in contrapposizione al male reale che ci affligge. Poi assume i toni teneri, dolenti degli affetti famigliari come quello della madre che serve l’ultima cena al protagonista con la consapevolezza del destino crudele che lo attende. Colpisce anche la tecnica narrativa, non usuale, dello sdoppiamento dell’autore che appare ora come cronista, a volte come co-protagonista. Ultimata la lettura, e bevuto un bicchier d’acqua, mi son chiesto: allora non c’è salvezza? E sono andato al titolo pensando che basterebbe modificarlo in “Tocca a chi tocca”, unicuique suum, a ciascuno il suo sciascianamente e le cose potrebbero raddrizzarsi. Poi, per vezzo professionale da pittore, ho colto la bellezza dei paesaggi mozzafiato, il murmure del mare, e ancora mi sono chiesto come possa tanta bellezza sopportare lo sfregio della violenza”.

Clelia Rovale