Premio Mattarella, tra i finalisti c’è un calabrese

Intervista al giornalista e scrittore Antonio Cannone

“Arrivare in finale al Premio Mattarella è già un grande risultato e sono davvero soddisfatto di questo traguardo. Il 24 novembre a Palermo avrò così l’onore di confrontarmi con importanti scrittori e colleghi di livello nazionale e internazionale. Ringrazio la giuria per questo riconoscimento”.

Antonio Cannone, giornalista e scrittore lametino, già autore di altri libri di successo come “Gli Intrusi-Fascino mortale”, “Interno Mafia, Dio C’è”, “L’Anemone di Adone”, e collega noto in Calabria e non solo, accetta di parlare al nostro giornale del suo ultimo lavoro, il saggio “Il caso Aversa tra rivelazioni e misteri”.

Antonio, nel tuo ultimo libro parli della vicenda del duplice omicidio del poliziotto Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano avvenuto a Lamezia Terme il 4 gennaio del 1992. Perché hai affrontato questo tema?

“Si tratta di una vicenda ancora per molti versi oscura, nonostante una verità giudiziaria ormai appurata. L’omicidio dei coniugi Aversa sconvolse la comunità lametina e calabrese perché mai la criminalità organizzata aveva osato tanto. Un crimine che apre la tragica stagione delle stragi di mafia, da Capaci a via D’Amelio. Nel libro, oltre alle confessioni dei due pentiti pugliesi, sono raccolte anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia lametini che tracciano la mappa delle cosche locali e spiegano altri risvolti della storia e tanti particolari inediti. Una vicenda segnata dalle prime affermazioni, rivelatesi poi false della testimone, Rosetta Cerminara che indicò in due persone, poi innocenti, gli autori del duplice delitto. Per questo fu condannata per calunnia ma, ancora oggi, vive sotto scorta e protetta dalla Stato. Un paradosso che si tinge sempre più di giallo a distanza di tanto tempo”.

Qual è il messaggio che vuoi mandare?

“Intanto, mi sembra doveroso far conoscere ai giovani questa storia. Soprattutto a quelli calabresi e in particolare della città di Lamezia Terme. E’ giusto che abbiano contezza di ciò che accadde ad un servitore dello Stato che lottava contro la mafia e che ha pagato con la vita sua e della moglie. Poi credo che nello specifico per Lamezia ha una valenza significativa in quanto Aversa indagò sul primo scioglimento del Consiglio comunale per mafia. Pensa che oggi siamo al terzo scioglimento e da 26 anni a questa parte sembra, purtroppo, che non sia cambiato nulla. Ecco, vorrei che i giovani, le nuove generazioni riflettessero su questi aspetti”.

  Nel libro ad un certo punto si parla di indagine sbagliata.

“Sì, non lo dico io. Sono i fatti che lo affermano. Basta solo dire, come scrive nel mio libro il collega Gianfranco Manfredi che si tratta di un “caso-limite di ordinaria ingiustizia”, portando conoscenza che nel tentativo di far luce sull’omicidio di un fedele servitore dello Stato e di sua moglie, lo Stato ha commesso errori madornali. Tanti e tali errori da indurre il Csm ad utilizzare proprio questa esperienza facendola studiare come “esempio da non seguire” in un corso riservato agli uditori giudiziari”.

Fai accenno anche alle responsabilità morali della politica. Cosa intendi?

“Dicevo che Aversa fu autore dell’informativa sul primo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia e questo non era un aspetto da poco. Egli indagava su un altro duplice omicidio, quello del 24 maggio del ’91 quando vennero barbaramente uccisi due operai, i netturbini Tramonte e Cristiano. Vittime innocenti della lotta per il controllo della raccolta della spazzatura. Un fatto di una gravità inaudita e del quale ancora oggi, 2018, non si sa chi siano i colpevoli e nemmeno i mandanti. Aversa era probabilmente arrivato a scoprire ciò, ma non fece in tempo. Ecco, ritengo che in queste vicende le responsabilità morali della politica dell’epoca erano evidenti”.

Quindi un caso ancora aperto?

“Rispondo con le affermazioni del noto penalista Armando Veneto contenute nel libro, quando afferma che si tratta di un caso “irrisolto; uno dei misteri più tenebrosi della storia del potere in Italia”. Ancora oggi, dunque, rimangono molti dubbi. Complotto? Ingerenze? Domande che forse non avranno risposte ma che riaprono il dibattito su fatti e circostanze legate a processi lunghi e indagini non certo scevre da lacune. Elementi che il popolo italiano continua a reclamare non solo per quanto attiene questo caso ma più in generale per altre vicende più o meno simili disseminate nell’intero Paese”.

Progetti futuri? A parte quest’ultimo saggio tu sei comunque uno scrittore di romanzi. Cosa hai in serbo?

“Per uno che scrive le idee non mancano e si è sempre a lavoro. Prendo appunti, guardo il mondo e tutto che ciò che avviene attorno a noi. Questa in cui viviamo non è la società che molti sognavano. Oggi si fa fatica a vivere perché i problemi sono aggravati da un modello di comunità egoista che, come diceva Pasolini, è figlia del consumismo, schiava dell’alta finanza e di una comunicazione che limita e che annienta le coscienze. E le classi governanti non sanno come porre rimedio se non addirittura essere complici di tuto ciò. I futuri lavori saranno più o meno incentrati su questi temi e sull’individuo, la sua intimità e il rapporto con i propri simili”.

Nel salutarci non possiamo che dirti in bocca a lupo per la finale del prestigioso premio Mattarella e grazie per aver accettato il nostro invito.

“Grazie a voi e spero vivamente che questo saggio possa veicolare, come ha già fatto con altri premi, un forte messaggio di legalità e di giustizia”.