La Sibaritide “canta”, tremano i “palazzi”…

Alle confessioni di Luca Talarico si uniscono quelle di Gianluca Maestri

Uno a “cantare” di possibili legami e connivenze tra la più potente cosca di ‘ndrangheta della Sibaritide, i Forastefano, e il regno dell’economia e della politica conterranea. L’altro a “cantare” sui fiumi di droga in direzione Cosenza tra gli Abruzzese e i clan dell’area urbana.
Un doppio e potenziale colpo nel “confessionale” della Dda di Catanzaro che ascolta e annota le parole di Luca Talarico e Gianluca Maestri. Imprenditore agricolo il primo, rapinatore l’altro. E i “palazzi” tremano, inevitabilmente.
Dai 6 mesi “canta” Luca Talarico, imprenditore agricolo di Spezzano Albanese particolarmente attivo nella Sibaritide. Racconta alla Dda di Catanzaro tutte le possibili ingerenze del clan dei Forastefano in ogni settore attivo e funzionale dell’economia del nord del Cosentino. Dall’agricoltura, evidentemente. Ai trasporti, al cemento, più in generale all’economia del territorio evidentemente non sorvolando la sovrastante predominanza degli interessi politici. Prima e dopo le urne. Comunali, nazionali ma soprattutto regionali.
Talarico, 43 anni, impegnato nel settore agricolo come personaggio di riferimento della cosca Forastefano di Cassano, collabora con la giustizia dal novembre dello scorso anno.
《Ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, guidata da Vincenzo Capomolla – secondo quanto riferisce Gazzetta del Sud – ha rivelato molti segreti inconfessabili della ‘ndrine sibarite. Il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Cava, ha depositato in Corte di appello il primo verbale contenente le dichiarazioni del pentito. Si tratta di una manciata di fogli falcidiati dagli “omissis” nei quali l’ex imprenditore ammette le proprie responsabilità e descrive i ruoli dei componenti del gruppo al quale era legato.
La produzione documentale ha anticipato l’arringa difensiva dell’avvocato Adriana Fiormontie che assiste il il collaboratore nel processo di secondo grado nato dall’operazione “Kossa. L’inchiesta, coordinata dal pm distrettuale Alessandro Riello ha prodotto in prima istanza una raffica di condanne tra cui quella dell’odierno collaboratore a 12 anni di reclusione.
Gianluca Maestri, un tempo rapinatore, poi spacciatore e oggi narcotrafficante, “canta” sul traffico di droga.
Le nuove dichiarazioni di Maestri – secondo quanto riferito da Gazzetta del Sud – riguardano i rapporti intercorsi con gli Abbruzzese di Cassano, clan di ’ndrangheta da cui i gruppi cosentini della criminalità nomade si rifornivano per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti. Il collaboratore parla sia di alcuni episodi avvenuti tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 e del ruolo di sua nipote, Maria Rosaria Maestri.
Maestri (ora assistito dall’avvocato Manfredo Fiormonti di Latina) sottolinea che la nipote «era pienamente consapevole dell’attività di traffico di droga che io svolgevo, così come era a conoscenza del coinvolgimento di Roberto Olibano e di Gennaro Presta (ex marito della nipote)». Il neo pentito ha quindi precisato il ruolo svolto dalla nipote. «Maria Rosaria Maestri» spiega nei verbali «a mio avviso ha commesso delle ingenuità, ma non spacciava direttamente droga» ma «prendeva contatti con un’altra donna con la quale erano “comari” per facilitare le comunicazioni tra me e Nicola “semiasse” Abbruzzese».
“Canta” la Sibaritide, che è una bellezza. A tutti i livelli. E i palazzi tremano…